In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua che si celebrerà domani in tutto il pianeta, la Fondazione Barilla Centre for Food and Nutrition ha attivato una campagna di sensibilizzazione sui paradossi legati al consumo di questa preziosissima risorsa. L’acqua che consumiamo non è infatti soltanto quella che beviamo o che utilizziamo per la pulizia personale, ma anche quella necessaria a produrre gli alimenti con cui ci sfamiamo. Per questo, a fronte dei 2 litri di acqua che beviamo quotidianamente, sono 4.000 i litri che entrano nel ciclo produttivo del cibo che consumiamo e che concorrono a definire la nostra personale impronta idrica. Questi sono i dati che ci fornisce  nel libro “L’acqua che mangiamo” Marta Antonelli, ricercatrice del King’s College di Londra e consulente della Fondazione Bcfn.

Marta Antonelli, ricercatrice della Fondazione BarillaL’IMPRONTA IDRICA DEGLI ITALIANI. Ai consumi alimentari è riconducibile ben l’89% dell’impronta idrica giornaliera degli italiani. 4000 litri di acqua virtuale, che entrano nel processo produttivo di quello che mangiamo. La maggior parte di quest’acqua è consumata durante la coltivazione. Non una quantità costante, ma variabile a seconda di molti fattori: la tipologia di sistema agricolo adottato e le caratteristiche climatiche e del suolo influenzano infatti notevolmente  la richiesta d’acqua delle piante.

QUANTA ACQUA C’È IN QUELLO CHE MANGIAMO. A livello mondiale, per produrre un 1 kg di carne di manzo, servono mediamente 15.415 litri di acqua. È opportuno ricordare però anche che la carne prodotta con sistemi di allevamento intensivi richiede cinque volte più acqua rispetto a quella prodotta con animali liberi di pascolare. Ma il problema dei consumi d’acqua non è legato solamente alla produzione della carne: 250 grammi di pomodoro contengono 50 litri di acqua virtuale, una pizza margherita ne contiene 1259 litri, 1 kg di pasta richiede mediamente 1850 litri di acqua nel mondo, 1410 in Italia .

CAMBIARE I CONSUMI PER SALVARE IL PIANETA. “Il consumo di acqua virtuale varia a seconda della dieta”, racconta Marta Antonelli. “Adottando una dieta di tipo mediterraneo è possibile ‘risparmiare’ più di 2.000 litri d’acqua al giorno a persona rispetto ad altri tipi di dieta . Se la popolazione mondiale adottasse una dieta di tipo “occidentale”, caratterizzata da un elevato consumo di carne, occorrerebbe aumentare del 75% l’acqua utilizzata attualmente per produrre cibo . Alcuni studi hanno dimostrato che, nel futuro, sarà possibile ridurre l’impronta idrica globale anche in previsione di un grande aumento della popolazione, attraverso un cambiamento nei consumi”.

water wasteDOV’È  L’ACQUA VIRTUALE. Prendiamo l’esempio di una bibita zuccherata: l’acqua virtuale è quella necessaria a produrre la canna da zucchero utilizzata per produrre il dolcificante contenuto in quella bottiglia. L’Italia è il terzo importatore netto di acqua virtuale al mondo, mentre i più grandi esportatori netti di acqua virtuale sono Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina, India, Pakistan, Indonesia, Tailandia e Australia. Tra i più grandi importatori troviamo invece alcuni paesi del Medio Oriente e Nord Africa, Messico, Europa, Giappone e Sud Korea.

IL PROTOCOLLO PER ABBATTERE LO SPRECO. Ogni anno nel mondo vengono sprecate circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo. Questo comporta anche un enorme sperpero di risorse idriche, pari a circa 250 km cubi ogni anno. In Italia, la quantità di acqua sprecata a causa del cibo inutilizzato è pari a circa 706 milioni di metri cubi, il 43% dovuto allo spreco di carne, il 34% a cereali e derivati, il 19% a frutta e verdura e il 4% a prodotti lattiero-caseari. Il Protocollo di Milano, messo a punto nel 2013 dalla Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition con il contributo di oltre 500 esperti internazionali, punta a ridurre questo spreco del 50% entro il 2020 attraverso una serie di azioni: riforme agrarie, lotta alla speculazione finanziaria sulle materie prime alimentari, lotta concreta a fame e denutrizione, lotta all’obesità incoraggiando la cultura della prevenzione e l’educazione alimentare. Il documento, che ha raccolto le adesioni di quasi 100 tra istituzioni e organizzazioni pubbliche e private e di migliaia di cittadini privati nel mondo, è uno dei documenti di riferimento per la preparazione della Carta di Milano voluta dal Governo italiano, la cui versione finale sarà consegnata il 16 ottobre al Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon. Un'infografica della Fondazione Barilla sullo spreco d'acqua

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