Uno dei temi più scottanti del momento è senza ombra di dubbio quello dell’innovazione energetica: mai come oggi il settore è infatti stato in subbuglio, con tantissime nuove energie pronte ad essere portate sul mercato ed essere sfruttate in modo sostenibile e pulito. Dal mondo dei trasporti a quello dell’approvvigionamento elettrico, non c’è più alcun dubbio che dal nostro approccio all’innovazione energetica dipenda il nostro futuro: quello ambientale, tecnologico ed economico. Energie rinnovabili, sistemi di accumulo, eliminazione degli sprechi, efficientamento energetico, mobilità elettrica… di questo e di molto altro si è parlato a Londra, il 12 ottobre, alla Wired Energy Conference. È stato un momento cruciale per condividere e dare spazio ad alcune delle idee e tecnologie più innovative del momento, ma è stato anche un momento di riflessione e di realismo: non sono infatti stati pochi i riferimenti al fatto che l’Unione Europea, ora come ora, non sembra affatto sulla buona strada per centrare i suoi obiettivi energetici sostenibili fissati per il 2020.

Innovazione energetica: la parola alle start up

Alla Wired Energy Conference hanno preso parte alcune delle più dinamiche start up del mondo dell’innovazione energetica, le quali hanno spiegato al pubblico le loro idee d’avanguardia per quanto riguarda la distribuzione, l’accumulo e la produzione di energia sostenibile.

Accumulo energetico attraverso l’idrogeno: H2GO Power

Una delle idee più interessanti per quanto riguarda l’innovazione energetica arriva dalla spin-out dell’Università di Cambridge H2GO Power. Nella visione dei fondatori della start up, l’innovazione energetica non gira intorno alla produzione, quanto intorno all’accumulo di energia. E per rendere lo storage elettrico meno costoso, la compagnia co-fondata da Enass Abo-Hamed prevede di creare delle batterie di idrogeno sotto forma di gas, il quale può essere bruciato in apposite fuel cell in modalità on demand. Come ha spiegato Abo-Hamed, «siamo particolarmente interessati ai mercati in veloce via di sviluppo, come la Nigeria, dove il 60% del Paese non è connesso alla rete elettrica».

SeaB energy: energia dai rifiuti

innovazione energetica

Fondata da Sandra Sassow, la start up SeaB trasforma i rifiuti prodotti da un quartiere (o da uno stabilimento produttivo o commerciale) in energia da consumare direttamente in loco. Tutto questo è reso possibile da degli impianti energetici chiamati Flexibuster (per i rifiuti alimentari) e Muckbuster (per i rifiuti agricoli). Gli impianti sono contenuti in comuni container, e producono sia elettricità che calore da distribuire su microgrid.

BuffaloGrid: un powerpack condiviso

Quelli di BuffaloGrid hanno creato un powerpack alimentato da un pannello solare per la ricarica di dispositivi mobili, e hanno creato una originale rete di distribuzione. Partendo dal presupposto che nel mondo un miliardo di persone non hanno accesso alla rete elettrica, e che di queste, 650 milioni possiedono un telefono cellulare, questa start up ha deciso di ridurre il digital divide mettendo gratuitamente a disposizione dei commercianti dei Paesi in via di sviluppo il proprio hub. Lanciato nel 2015, il powerpack è già attivo in 20 villaggi indiani, dove dei negozianti lo mettono a disposizione dei clienti a fronte di un fee, il quale viene spartito con la start up. L’obiettivo è quello di portare il proprio hub a soddisfare il bisogno di energia di oltre mezzo milione di indiani entro il 2018.

Aquiloni per l’energia: Kite Power Systems

Degli impianti eolici offshore che invece di utilizzare delle pale impiegano degli speciali aquiloni ne avevamo già parlato qui. Gli aquiloni della start up Kite Power Systems possono raggiungere i 450 metri di altezza, sfruttando così venti estremamente forti per la produzione di elettricità.

Una semplice pellicola per avere pannelli fotovoltaici più potenti: Oxford Photovoltaics

Il Ceo di questa start up, Frank P. Averdung, dichiara che applicando la loro economica pellicola di perovskite su dei normali pannelli in silicio è possibile aumentarne l’efficienza di quasi un terzo. E tutto questo sarebbe possibile con un prezzo davvero irrisorio, che si attesta alla cifra di 1 solo euro al metro.

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