Nel settore alimentare è in atto una rivoluzione. Tecnologie, applicazioni, servizi web stanno modificando profondamente filiere, modelli e processi produttivi e stanno aprendo la strada a infinite possibilità su come il cibo può essere prodotto, distribuito e tracciato. Parliamo dell’Internet of Food che raccoglie tutte quelle innovazioni digitali a partire dalle quali sta nascendo un nuovo modo di approcciarsi e di gestire il comparto agroalimentare.

Un nuovo modello di business

È un nuovo modello di business, forse ancora poco esplorato, ma destinato a un grande sviluppo, non solo perché il cibo è al centro dei bisogni dell’uomo e rappresenta la più grande attività economica mondiale, ma soprattutto perché ci si aspetta che possa dare un contributo su più fronti per risolvere le problematiche che attanagliano il settore. Da un lato c’è la denutrizione che colpisce ancora milioni di persone nei Paesi poveri, circa 800mln secondo gli ultimi dati della Fao, e il peso crescente che hanno sulla disponibilità delle risorse alimentari il cambiamento climatico, i problemi ambientali, le stesse catastrofi naturali e i conflitti. Dall’altro lato c’è l’altrettanto grave problema dello spreco alimentare, i cui numeri sono spaventosi: ogni anno si buttano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo in tutto il pianeta, ovvero quasi un terzo della produzione alimentare mondiale. Una problematica che impone seri cambiamenti di prospettiva, sia da un punto di vista produttivo sia da uno di redistribuzione e di attivazione di circoli virtuosi di economia circolare.

Dalla sostenibilità alla lotta gli sprechi fino alla sicurezza alimentare

Poi c’è il fenomeno dell’urbanizzazione che è in costante crescita. Entro la fine del 2016 altri 70 milioni di abitanti dovrebbero spostarsi nei grandi centri urbani e nel 2050 si prevede che la popolazione urbana mondiale crescerà di altri 2,6 miliardi, portando il numero totale di abitanti delle città a 6,3 miliardi. Questi numeri fanno riflettere anche sul dove e come il cibo per sfamare la popolazione verrà prodotto, dal momento in cui le zone rurali sembrano quasi appannaggio di tempi lontani. E bisognerà anche dare una risposta all’esigenza, sempre più pressante, da parte dell’individuo di poter tracciare e rintracciare i prodotti alimentari, ovvero di conoscerne la provenienza e di poterne ricostruir l’intero percorso, dal suo stato finale sino alle materie prime di partenza.

È in questo quadro che le nuove tecnologie si stanno affermando come lo strumento più adatto per affrontare i temi della sostenibilità, della lotta agli sprechi, della tracciabilità e sicurezza alimentare così come il mezzo per la sopravvivenza e lo sviluppo di micro imprese locali di produzione, vendita e distribuzione.

Internet of Food, tra high-tech e nuovi modelli di comunicazione

L’Internet of Food toccherà un po’ tutto: dall’idroponica, una speciale tecnica di coltivazione delle piante fuori terra che si sta sviluppando molto negli ultimi anni in risposta all’esigenza di trovare metodi alternativi alla classica coltura e che possano essere implementati anche in ambienti interni, all’agricoltura di precisione, una strategia gestionale  che si avvale di moderne strumentazioni ed è mirata all’esecuzione di interventi agronomici tenendo conto delle effettive esigenze colturali e delle caratteristiche biochimiche e fisiche del suolo. Dai sensori molecolari portatili che indicano il contenuto e la composizione di un alimento alle stampanti 3D per il cibo. Dalle etichette intelligenti per la tracciabilità dei prodotti alle tante applicazioni che incentivano la riduzione degli sprechi alimentare all’interno della filiera e il riciclo. Fino a tutti i nuovi sistemi di comunicazione e di e-commerce che stanno cambiando il mondo in cui il cibo viene sponsorizzato, venduto, distribuito e consumato.

Un mondo di start-up innovative

In questo universo a dominare sono chiaramente le start-up, che è impossibile mappare perché sono in costante evoluzione e proliferazione. In occasione di Expo 2015, Milano ha lanciato la prima edizione di Seeds&Chips, il Summit internazionale dedicato alla Food innovation, che si è svolto anche quest’anno con l’obiettivo di portare avanti temi dell’Esposizione e che ha raccolto le esperienze imprenditoriali più interessanti a livello mondiale. Dalle italiane XGlab che si occupa di spettrometri a raggi X e che ha esteso la propria applicazione al cibo, per effettuare scansioni  in grado di analizzare la qualità, la conservazione e la tossicità degli alimenti e QuiCibo, piattaforma e-commerce gratuita, dove i consumatori acquistano dai produttori di tutta Italia in modo sicuro e certificato. All’americana Mintscraps che opera contro gli sprechi alimentari, la svizzera Cibyò, marketplace dedicato ai prodotti enogastronomici regionali e la lituana FOODsniffer, che lancia una sorta di ‘naso elettronico’ che consente di rilevare se un prodotto è fresco e sicuro.

Future Food District

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Sempre all’Expo di Milano avevamo visto un’anticipazione dell’evoluzione tecnologica del mondo del food con il Future Food District progettato da Carlo Ratti in collaborazione con Coop che ridisegnava il supermercato in chiave interattiva e digitale, rivoluzionando l’esperienza dell’acquisto e quella di gestione di un punto vendita. Come? Ad esempio bastava sfiorare i prodotti, dotati di ‘etichette aumentate‘ e posti in scaffali con applicativi touch, per vedere proiettate tutte le informazioni, relative non solo a composizione e tracciabilità, ma anche all’impatto ambientale, all’eventuale presenza di allergeni o di altre sostanze ‘a rischio intolleranza’. Spazio anche a sistemi di logistica smart e delle nuove frontiere dell’agricoltura urbana, dall’idroponica alle vertical farm.

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