COSA C’È DENTRO. Il kebab è un piatto tipico della cucina turca e il più noto in Europa è il Döner Kebab, ovvero la sua versione da passeggio. Nella ricetta originale il kebab è fatto con un misto di tagli di carne, solitamente di agnello, manzo o pollo. Questi vengono fatti a fettine e infilzati nello spiedo verticale, fino a formare un grosso cilindro rastremato verso il basso. Alla sommità vengono poi poste parti grasse che, sciogliendosi e colando, evitano l’eccessivo abbrustolimento ed essiccamento della carne durante la cottura. Oggi anche alcune aziende italiane producono i cilindri di kebab che vengono surgelati e poi venduti, ma sono soprattutto la Germania e la Turchia i maggiori produttori di questo prodotto. Molti di questi kebab, e lo si può facilmente intuire del basso costo, sono fatti con carni di pessima qualità, tra cui scarti animali che vengono raccolti e poi tritati, come si può vedere nel video in fondo all’articolo.

LE PRINCIPALI PREOCCUPAZIONI. Ad allarmare i consumatori non deve essere però solo il tipo di carne usata per i panini, ma le condizioni igieniche del locale dove viene servita. Di solito sono punti vendita di ridotte dimensioni e con bassi livelli di pulizia, che non applicano le normative che vietano di scongelare un alimento più di una volta. Infatti, per lo meno in Italia, i controlli sul kebab hanno verificato che la carne è relativamente sicura, ma che spesso non viene rispettata la catena del freddo. Una volta scongelato, il kebab deve cuocere esternamente ad una temperatura di almeno 72°, e tutto il cilindro dovrebbe essere consumato in giornata, per non consentire ad agenti patogeni di svilupparsi a temperatura ambiente. In realtà, per non buttare via l’invenduto, spesso il kebab viene ricongelato la sera per essere venduto anche il giorno dopo.

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