Un male ancora misterioso

È uno tra i mali peggiori del mondo moderno, una malattia invalidante che può mettere a repentaglio, in casi estremi, tutte le sfere più importanti della vita di chi ne è affetto. È la depressione, un male conosciuto e studiato da tempo che però continua ad essere circondato da un alone di mistero e di impenetrabilità. Sono moltissime le ipotesi e le congetture intorno alle cause, che continuano però a sembrare mutevoli e quasi infinite. Ad aggiungere un tassello a quella che potrebbe essere la via della piena comprensione della malattia depressiva è uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, il quale dimostra l’esistenza di una curiosa connessione tra depressione e junk food.

Dipendenza da junk food

La mente di questo studio è James E. Gangwisch, professore presso il dipartimento di psichiatria della Columbia University. Il quesito di base della ricerca è piuttosto semplice: gli alimenti con un alto indice glicemico possono essere associati a casi singolari di depressione? Questo bizzarro punto di partenza nasce dall’esperienza personale del professor Gangwisch, il quale ha affermato che «quando ero un bambino, io ero praticamente dipendente dai dolciumi». Questa particolare tendenza alimentare avrebbe portato il futuro professore a piccole fasi depressive: «notai che quando mangiavo molto zucchero, il giorno dopo mi sentivo estremamente giù di corda». Resosi conto di questo effetto collaterale, Gangwisch smise di mangiare cibi con alti livelli di zucchero; la curiosità verso una possibile relazione tra cibo spazzatura e depressione, però, non scomparì dalla mente del futuro studioso.

Il legame tra il cibo spazzatura e la depressione

Il professor Gangwisch ha così costituito un gruppo di ricerca, insieme al quale ha studiato i disordini depressivi delle donne anziane. La misurazione dei dati è cominciata nel 1994, e nessuna delle circa 70 mila donne partecipanti allo studio soffriva di depressione all’inizio dello studio, il quale si è protratto per molti anni. I ricercatori hanno così potuto scoprire che l’eventuale manifestarsi di crisi depressive era spesso associato a diete ricche di alimenti con un alto indico glicemici. Nel dettaglio, sulla base delle informazioni raccolte i ricercatori hanno ipotizzato che il consumo eccessivo di zuccheri e di amidi raffinati, portando a malattie cardiovascolari, potrebbe influenzare indirettamente anche lo sviluppo della depressione. La stessa dieta ricca di zuccheri, tra l’altro, può portare all’insulino-resistenza, e quindi a deficit cognitivi del tutto simili a quelli ritrovati in persone affette da gravi depressioni.

Cambiare dieta

Come ha ammesso lo stesso Gangwisch, per ottenere risultati più sicuri lo studio deve essere esteso, oltre che alle anziane, anche agli uomini e alle giovani donne. Non di meno, però, il fattore dell’alimentazione dovrebbe essere seriamente preso in considerazione dalle persone che soffrono di depressione: «è abbastanza difficile convincere i consumatori ad evitare il cibo spazzatura» ha affermato Gangwisch, «ma è ancora più difficile convincere a fare altrettanto le persone depresse».

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