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Marchingenio, ridisegnare gli spazi e le vite

Massimiliano Mandarini è laureato in architettura ed è il founder di Marchingenio desing center. Si tratta di una startup innovativa […]

Massimiliano Mandarini è laureato in architettura ed è il founder di Marchingenio desing center. Si tratta di una startup innovativa che si occupa di design, sviluppo e innovazione nel settore del design del prodotto e del design per il territorio. Il Marchingenio desing center è un vero e proprio laboratorio creativo che lavora per la valorizzare della cultura della sostenibilità sia nel settore pubblico sia in quello privato.

Nel sito di Marchingenio si parla molto di design 4.0, cosa intendete voi esattamente con questa espressione?

Per noi di Marchingenio quello di design 4.0 è un concetto fortemente legato al discorso di impresa 4.0. Vediamo l’innovazione nel settore della progettazione, della ricerca e dello sviluppo attraverso una integrazione tra le tecnologie e la cultura del progetto. Esiste già una valorizzazione classica di cultura del progetto – vedi il mondo del manufacturing – ma noi le andiamo oltre, vedendola nell’ottica della integrazione con sistemi innovativi e nuove tecnologie.

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Quindi di fatto cosa fate in termini 4.0?

Pensiamo a dei progetti innovativi per creare una ibridazione e una integrazione di tecnologie nuove. Noi siamo molto presenti sul tema della tecnologia responsabile.

Quando parli di impresa 4.0 stiamo parlando anche di integrare le vostre dinamiche di lavoro con, ad esempio, l’internet delle cose?

Esattamente, noi abbiamo un progetto che si chiama Green smart living che è un progetto etico con cui puntiamo a integrare tutte le energie sostenibili dentro gli spazi e i prodotti che progettiamo e l’IoT è la linfa vitale per un lavoro del genere; si pensi alla domotica nelle case: tutto quello che ci può aiutare da un punto di vista gestionale della casa sia da un punto di vista di raccolta e riutilizzo delle informazioni sia di analisi dell’ambiente per noi è prezioso perché ci aiuta a comprendere la qualità della vita in quel preciso luogo.

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Ci racconti qualcosa in più sul progetto Green smart living?

Si tratta di un bel progetto che nasce da una precedente ricerca che abbiamo condotto e che è durata circa un anno. La ricerca era sui nuovi concetti di abitare e vivere ed è stata condotta in maniera molto attenta nel rispetto del concetto di qualità della vita. Da quella ricerca è nato poi un concetto di ambienti pensati per la cultura del green living, ma che al tempo stesso hanno una forte identità educativa che porta conoscere e apprezzare (educare quindi) la qualità della vita insieme ai concetti di ecologia e di vivere smart.

Per voi di Marchingenio il termine smart è molto importante…

Per noi significa utilizzare materiali e tecnologie intelligenti che semplificano la vita delle persone e che hanno anche un valore etico sull’ambiente, che danno la possibilità di vivere una seconda vita che strizza l’occhio – come logica – all’economia circolare. Pensiamo a uno spazio che è al tempo stesso un luogo dove vivere e un luogo dove lavorare. Che cosa è se non un luogo smart? Si tratta di un luogo che fa risparmiare tempo, denaro, suolo e spazio. Smart significa avere spazi e tecnologie per vivere e lavorare con un costo sostenibile e in armonia con l’ambiente. Tenerne conto significa rispondere a un bisogno che sta lentamente maturando nelle persone e nella cultura

Che qualità deve avere una startup come Marchingenio per puntare all’eccellenza in termini di design, funzionalità e al tempo stesso anche per avere una consapevolezza green?

Occorre prima di tutto crederci! Noi ci crediamo, progettiamo, facciamo ricerca, facciamo eventi e divulgazione da tantissimi anni e siamo nati con questa impronta, non siamo cambiati in corsa, ma ci consideriamo green dalla nascita. E inoltre quello che diciamo coincide con le nostre menti e con il nostro cuore.
E poi l’altra cosa è fare. Non si può solo parlare ma è necessario anche agire. E ognuno può agire con gli strumenti che ha. Noi siamo uno laboratorio di architettura, una piattaforma creativa orientata alla sostenibilità e facciamo in questo modo, ma ci sono poi le pubbliche amministrazioni, i finanziatori… e dobbiamo tenere conto anche di questi attori e occorre dire che forse servirebbe fare più squadra tra i vari soggetti e lavorare per fare innovazione e ricerca, anche dal basso.
Magari ecco riassumendo… fare meno convegni ma fare più network e fare circolare più le informazioni. In Italia manca questo… la circolazione delle informazioni è la condizione necessaria per far nascere gli stimoli e le idee e manca poi la divulgazione… lo storytelling fa circolare le idee, mette a conoscenza gli altri di quello che stiamo facendo e questo crea un circolo virtuoso che crea un effetto emulazione che può dare ad altri la voglia di iniziare a fare. Il passa parola è il miglior business etico. C’è ancora tanto da fare.