Se tutto andrà secondo i piani, nei prossimi 20 anni, o giù di lì, sarà possibile immaginare un futuro per la mobilità senza CO2. Da qualche anno a questa parte sembra esserci una rincorsa fra i paesi europei, e non solo, nello stabilire obiettivi ambiziosi per la messa al bando delle auto inquinanti. C’è chi, come la Norvegia e l’Olanda, ha puntato su uno scenario green piuttosto vicino (2025) e chi, come Francia e Regno Unito, si prende un po’ più di tempo (2040) per riuscirci. Ma in linea generale, e grazie anche agli impegni sottoscritti dalle 192 nazioni che hanno siglato l’Accordo sul Clima di Parigi, la volontà di investire sulla mobilità senza Co2, a favore soprattutto dell’alimentazione elettrica, è piuttosto diffusa.

Mobilità senza CO2: chi ci sta scommettendo di più e come

Vediamo qualche esempio di paesi particolarmente virtuosi, che stanno cercando di fare la loro parte per un modo meno inquinato.

Norvegia

Partiamo da uno dei paesi più impegnati sul fronte della sostenibilità ambientale, la Norvegia, che, entro il 2025, venderà soltanto automobili elettriche al 100%. Il piano prevede inoltre l’adeguamento alla restrizione anche da parte dei trasporti pesanti e degli autobus pubblici: entro il 2030 il 75% dei bus dovrà essere elettrico e la stessa cosa varrà per almeno il 50% dei camion. I risultati della Norvegia saranno sicuramente guidati dal buon esempio di Oslo, che eccelle già sul fronte della mobilità sostenibile, avendo pianificato di diventare car-free entro il 2019.

Olanda

mobilità senza CO2

Quando parliamo di mobilità sostenibile pensiamo all’Olanda, patria delle biciclette. E non sbagliamo. L’Olanda è stato infatti fra i primi paesi, se non addirittura il primo in assoluto, ad aver avviato un iter legislativo virtuoso sul fronte della mobilità senza CO2, stabilendo il divieto di vendita per le auto alimentate a benzina o gasolio a partire dal 2025. Vale la pena ricordare poi che il paese ha dato vita, nel dicembre 2015, alla Zero-Emission Vehicle Alliance assieme a Germania, Regno Unito, Norvegia, British Columbia, California, Connecticut, Maryland, Massachusetts, New York, Oregon, Québec, Rhode Island e Vermont. Con l’obiettivo di arrivare entro il 2050, alla vendita esclusiva di auto a emissioni zero. Se tutto procederà secondo i piani, l’Olanda ci arriverà molto prima. E probabilmente da sola.

Germania

Anche la Germania, dove il mercato automobilistico è molto forte (è il quarto al mondo), punta sulla mobilità senza CO2 con l’approvazione, avvenuta a ottobre del 2016 da parte del Bundesrat, di una risoluzione che prevede il divieto totale di circolazione di veicoli alimentati a combustibili fossili entro il 2030. E lo sguardo è orientato all’intera Ue: la proposta prevede infatti anche una richiesta alla Commissione europea di estendere il bando a tutta l’Ue e di rivedere tasse e incentivi per il settore della mobilità sostenibile.

Le intenzioni sono buone, ma c’è ancora molto da fare, se consideriamo che il target di 1 milione di veicoli elettrici in circolazione per il 2020 è lontano visto che attualmente si attestano sui 200.000.

Francia

Il paese dove è stato firmato l’Accordo sul clima non può ovviamente restare indietro rispetto agli altri. E anche la Francia ha infatti stabilito lo stop alla vendita di auto a diesel e benzina entro il 2040. Il piano ha fissato degli obiettivi intermedi che faciliteranno il raggiungimento di quello finale e soprattutto prevede delle misure di sostegno per l’acquisto di auto elettriche, destinate alle fasce a basso reddito.

Regno Unito

Anche il Regno Unito guarda al 2040 come anno in cui scatterà il divieto assoluto di vendita delle auto a benzina e diesel. Dopo 10 anni, ovvero nel 2050, si dovrebbe poi arrivare al divieto di circolazione. Questi obiettivi sono inseriti in un piano per la mobilità senza CO2 che, con un investimento di circa 3 miliardi e mezzo, punta su una serie di misure per ridurre l’inquinamento, migliorare la qualità dell’aria e combattere i cambiamenti climatici. Molti attivisti ambientali ritengono, però, che gli obiettivi non siano molto ambiziosi, perché troppo lontani nel tempo e privi di misure concrete per limitare nell’immediato i danni all’ambiente, evidenti in molte città britanniche, Londra in primis.

India e Cina

Spostandoci all’altro capo del mondo, ci sono India e Cina che stanno dando un grande contributo alla mobilità sostenibile. Parliamo, è vero, di paesi che hanno alimentato la propria crescita grazie ai combustibili fossili, con delle conseguenze disastrose da un punto di vista di inquinamento. Ma sembrano pronti a invertire la rotta.

mobilità sostenibile

L’India ha stabilito che entro il 2030 non verranno più vendute auto a benzina. E, grazie al National Electric Mobility Mission Plan, il paese vuole arrivare alla vendita, entro il 2020, di 6-7 milioni di auto elettriche. Per favorire questa transizione sono previsti incentivi pubblici alle famiglie per l’acquisto di vetture non inquinanti e investimenti nei sistemi infrastrutturali e di ricarica.

Anche la Cina ha puntato sugli incentivi, grazie ai quali ha raggiunto dei risultati record sul fronte delle vendite di auto elettriche, di cui detiene attualmente il primato: nel 2016 sono stati immatricolati 352mila veicoli elettrici, contro ad esempio le 159mila vendute negli Usa, patria di Tesla.

L’obiettivo della Cina è quello di arrivare, entro il 2020, a una percentuale di almeno l’11% di auto elettriche in circolazione. E, conoscendo la determinazione del paese del Sol Levante, non dubitiamo che possa riuscirci.

E l’Italia? Ci pensa …

E l’Italia che fa? Dispiace dirlo, e ammetterlo, ma siamo ancora indietro. Rispetto a molti dei paesi europei che come abbiamo visto hanno varato dei piani che prevedono la messa al bando delle auto inquinanti, il nostro paese è ancora indeciso sul da farsi. Anche se qualcosa sembra si stia muovendo. Proprio ad agosto di quest’anno, la Commissione Ambiente e la Commissione Lavori pubblici del Senato hanno approvato una risoluzione che impegna il governo a valutare il divieto di commercializzare moto e autoveicoli a combustibili fossili dal 2040. La risoluzione invita l’esecutivo ad adottare politiche più incisive per la mobilità sostenibile, già dalla legge di bilancio 2018. Tra queste, oltre allo stop ai mezzi a combustione interna, anche l’introduzione del bollo progressivo in funzione all’inquinamento dei veicoli, tariffe di parcheggio differenziali e una spinta massiccia al trasporto pubblico locale, ai veicoli elettrici, alle piste ciclabili. Staremo a vedere…

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