Elon Musk ha dichiarato a più riprese di essere pienamente convinto dell’idiozia della mobilità a idrogeno. Lo dichiarò per la prima volta pubblicamente in Germania, nel 2013, ad un convegno incentrato sulle automobili elettriche durante il quale il patron di Tesla, interrogato proprio sulla mobilità a idrogeno, ebbe a dichiarare «Mio Dio, le celle a combustibile sono delle ca..ate!». Proprio così: Musk ha definito le automobili a idrogeno un po’ nello stesso modo con cui Fantozzi a suo tempo ha bollato gloriosamente la Corazzata Potemkin, mettendoci però anche del proprio. Nella stessa occasione aveva infatti approfittato del gioco di parole tra ‘fuel cell‘ e ‘fool cell’, ovvero ‘cella stupida, cretina’. Oltre agli sberleffi, aveva poi aggiunto che la mobilità a idrogeno è tutta una questione di marketing, che questa sostanza è molto pericolosa, adatta per dei razzi, ma non per delle auto, e che «il migliore sistema a celle a combustibile non eguaglia le attuali batterie agli ioni di litio». E quella plateale uscita in Germania non fu certo isolata nel tempo. Nel 2015 Musk rincarò la dose definendo la mobilità a idrogeno come «incredibilmente stupida», per poi aggiungere, all’Automotive World News Congress di Detroit, che «se bisogna per forza scegliere un meccanismo di accumulo energetico, quello a idrogeno è il più incredibilmente idiota da scegliere».

Musk odia la mobilità a idrogeno

Insomma, Elon Musk non le manda certo a dire alla mobilità a idrogeno. Eppure giganti come Hyundai, Honda e Toyota hanno già investito moltissimo in questa tecnologia, e altrettanto contano di fare quanto prima Ford, Mercedes e Bmw. Possibile che tutte queste aziende dell’automotive stiano facendo un tale passo falso? Beh, prima di tutto va sottolineato che screditare la mobilità a idrogeno è nel pieno interesse di Tesla, ovvero di un impero basato proprio sulla visione futura – ma non troppo – di una mobilità elettrica diffusa e totalizzante. E poi sì, in effetti il mercato e la borsa sembrano dare ragione a Musk. Ma c’è chi non la pensa assolutamente come lui: in prima fila si sono messi quelli del Cleantech Group, una compagnia californiana tesa ad aiutare tutti gli attori del mercato ad accelerare l‘innovazione sostenibile.

Mobilità a idrogeno

Toyota Mirai

I punti a favore della mobilità a idrogeno

Come ha infatti spiegato Josh Gilbert di Cleantech Group, la mobilità a idrogeno può contare una serie di storie di successo che potrebbero far cambiare idea a chi la pensa come Elon Musk. Per prima cosa, a detta di Gilbert va sottolineato come le imprese che stanno sviluppando dei progetti di mobilità legati all’idrogeno si stanno muovendo sempre più velocemente, puntando su una concreta crescita sul mercato a partire dal 2020. I segnali dell’aumento dell’interesse nei confronti dell’idrogeno in vaste aree geografiche, a detta di Gibert, ci sarebbero del resto tutti. In California – come si è detto sede del gruppo – ci sono ben tre entità pubbliche come la California Energy Commission, la DoE e la California Fuel Cell Partnership che stanno finanziando apertamente la ricerca e lo sviluppo legati a questa tecnologia. Ma non sono solo i fondi pubblici a far avanzare la mobilità a idrogeno. Importanti attori privati operanti nei trasporti e nelle spedizioni come UPS e FedEx hanno per esempio stretto delle partnership con delle imprese di questo settore (ovvero la Plug Power e la Hydrogenics). E se delle imprese che si fondano proprio sul trasporto veicolare hanno scelto l’idrogeno, questo – si afferma – deve essere certamente un punto a favore di questa tecnologia, che permette in linea di massima una ricarica più veloce e dei cicli di utilizzo più lunghi. Dando uno sguardo all’infuori della California, è possibile vedere che soprattutto in Giappone si sta spingendo verso la mobilità a idrogeno, con la Toyota tesa a lanciare una vera e propria ‘economia a idrogeno’ in vista delle Olimpiadi di Tokyo del 2020. Un gruppo di taxi targati Toyota a fuel cell, inoltre, è già attivo a Parigi. E se la Toyota Mirai è la prima macchina a idrogeno che esce sul mercato come una qualsiasi altra vettura, anche in Europa qualcuno ci sta provando. Volkswagen, per esempio, ha portato al salone di Ginevra un modello speciale di Golf alimentato ad idrogeno. Ma senza un’adeguata struttura, tutto questo sarà inutile: se si parla di problemi infrastrutturali per le automobili elettriche, cosa si dovrebbe dire a proposito della mobilità a idrogeno? In Italia possiamo contare solo una stazione a idrogeno aperta al pubblico, a Bolzano. Insomma, anche se non lo dicono apertamente come lui, in molti sembrano pensarla proprio come Musk.

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