SPAGHETTI CON IL PIOMBO. In Italia Maggi, il marchio finito nel consorzio della multinazionale svizzera Nestlé, è conosciuta per i dadi da cucina, ma in India viene associata ai noodles, gli spaghetti liofilizzati a cui basta aggiungere dell’acqua calda per essere pronti da mangiare. Di recente, durante un controllo di routine effettuato nella regione dell’Uttar Pradesh in India, è stato trovata all’interno di questo prodotto una presenza di piombo in una quantità pari a 17 parti per milione contro le 0,001 parti per milione ammesse dalla legge indiana. Dopo tale scioccante scoperta, il dipartimento per la tutela dei consumatori indiani ha fatto causa alla Nestlé con l’accusa di aver danneggiato la salute dei consumatori attraverso la pubblicità ingannevole, con uno spot che recitava paradossalmente “Health is enjoyable” (la salute è piacevole).

NON SOLO NESTLÉ? Al di là di questo caso singolo, ciò che ha fatto riflettere l’opinione pubblica è stato quanto una multinazionale come Nestlé, a causa di una catena produttiva ormai diventata mostruosamente articolata, possa ancora essere sicura. Tale riflessione va ampliata a tutte le aziende alimentari che dichiarano di far riferimento a fornitori di fiducia, ma che si trovano nelle condizioni di non riuscire più a sapere cosa avviene nelle varie fasi della lavorazione e trasformazione dei prodotti. Nestlé ha assicurato di aver compiuto numerosi test e controlli elettronici anche nelle fasi di approvvigionamento, ma tale dichiarazione allarma ancora di più se si considera che qualcosa deve necessariamente essere sfuggito, visto che sono stati trovati quantitativi così elevati di piombo. Mentre Nestlé continua a difendere la qualità del proprio prodotto, il Governo indiamo ha vietato la vendita degli spaghetti Maggi e ne ha ordinato il ritiro di 27.400 tonnellate dagli scaffali di tutto il paese.

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