Quando si parla del sorpasso dei combustibili fossili si fa sempre riferimento ad una nuova mobilità elettrica, e quasi mai ad una nuova mobilità a idrogeno. Perché questa preferenza? È forse perché Elon Musk – interessantissimo patron di Tesla, specializzata proprio nella produzione di automobili elettriche – afferma che non c’è futuro per le automobili a idrogeno? Di fatto la nuova mobilità a idrogeno porterebbe molti indiscutibili benefici, e in molti aspetti questa offerta sarebbe già oggi competitiva e persino conveniente rispetto a quella delle automobili elettriche. Ma come sarebbe la nuova mobilità a idrogeno? Quali sarebbero le sue caratteristiche salienti?

Come si produce l’idrogeno?

Prima di tutto bisogna partire dal fatto che l’idrogeno non è rinnovabile, no, è un vettore energetico che deve essere prodotto. Attualmente ci sono vari modi per generare idrogeno: attraverso il trattamento chimico degli idrocarburi, la gassificazione del carbone o lo steam reforming del gas naturale. Se si vuole davvero parlare di una nuova mobilità a idrogeno capace di competere con quella elettrica, però, si deve guardare ai soli metodi sostenibili per produrre questa sostanza, e tra questi il migliore è certamente quello rappresentato dall’elettrolisi, che permette di ottenere idrogeno dall’acqua senza emissioni e con un livello molto alto di efficacia.

Una nuova mobilità a idrogeno, Danimarca in testa

Su queste basi, ci sono molti soggetti che, a livello internazionale, puntano tutto sul sostituire le attuali automobili inquinanti con dei veicoli a fuel cell, dando così il via alla nuova mobilità a idrogeno. Lo scopo del progetto H2ME, finanziato dall’Unione Europea, è proprio quello di sviluppare al meglio tutte le tecnologie per poter davvero inaugurare l’epoca dell’idrogeno, la quale però, nel nostro continente, stenta parecchio a decollare. Basti pensare che in Europa, ad oggi, circolano poche centinaia di automobili di questo tipo. Meglio di tutti fa la Danimarca – dove in ogni caso le automobili fuel cell circolanti si fermano a 77 – forte di ben 10 stazioni di ricarica a idrogeno. Come ha spiegato Tejs Laustsen Jensen, CEO di Hydrogen Denmark, «invece di avere una batteria, c’è la cosiddetta fuel cell, nella quale c’è l’ossigeno che fa reazione con l’idrogeno, creando così elettricità e acqua. Da questa reazione chimica nascono quindi solo due cose, e l’acqua è l’unica emissione del veicolo».

Nuova mobilità a idrogeno

I veicoli sviluppati in collaborazione con il progetto H2ME

I vantaggi dell’idrogeno

L’obiettivo dei sostenitori della nuova mobilità a idrogeno è quello di aumentare il numero di stazioni di ricarica a idrogeno lungo le strade europee, puntando ad arrivare complessivamente a 50 nel giro di un biennio. Nello stesso lasso di tempo, poi, si punterebbe a raddoppiare il numero di veicoli a idrogeno circolanti. Sui vantaggi degli autoveicoli fuel cell non sembra avere dubbi Tejs Laustsen Jensen, il quale spiega che «questo tipo di motori non fa rumore, e permette una guida sicura e affidabile» aggiungendo poi che «i benefici sono molti, in quanto si possono mantenere gli stessi comportamenti di guida ai quali siamo abituati, andando alla stazione di ricarica per fare un pieno in meno di 5 minuti per poi tornare sulla strada per altri 400 o 600 chilometri».

Abbassare i prezzi di acquisto e di utilizzo delle automobili fuel cell

Non resterebbe dunque che produrre idrogeno in modo ambientalmente sostenibile ed economicamente conveniente. Nella stazione di rifornimento della città inglese di Sheffield, per esempio, c’è una turbina eolica che genera l’energia necessaria per l’elettrolisi e quindi per la produzione di idrogeno pulito direttamente sul posto. E sarebbe proprio questo l’intento finale del progetto europeo H2ME, ovvero quello produrre idrogeno in modo pulito dove serve, magari producendo idrogeno con l’elettricità rinnovabile in surplus, direttamente presso le stazioni di servizio, così da eliminare anche la necessità di trasportare idrogeno da una parte all’altra. Ma il vero problema è che ad oggi le automobili ad idrogeno sono molte costose, sia da acquistare che da mantenere. Come ha sottolineato Ben Madden, coordinatore del progetto H2ME, l’obiettivo in questo senso è quello di raggiungere una parità di prezzo tra automobili comuni e automobili ad idrogeno.

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