OMOCISTEINA. C’è di peggio del colesterolo alto: c’è l’omocisteina alta. L’omocisteina è un amminoacido solforato che si forma in seguito alla trasformazione enzimatica della metionina, un altro aminoacido solforato che si trova in latticini, uova, carne e legumi. Nei casi in cui l’omocisteina presente nel nostro sangue sia oltre i livelli limite si parla di iperomocisteinemia, ovvero di una concentrazione di questo amminoacido tale da comportare rischi cardiovascolari e non solo.

NON SOLO MALATTIE CARDIOVASCOLARI. Si è detto che l’omocisteina può essere considerata un marker più pericoloso del colesterolo poiché entrambi aumentano il rischio di malattie cardiovascolari, ma la prima può danneggiare il nostro organismo in molti altri modi. Oltre al pericolo di aterosclerosi, ictus, infarto e miocardio, un livello alto di omocisteina viene associato ad un aumento di patologie quali la trombosi venosa, l’embolia polmonare, le fratture spontanee e persino l’Alzheimer. I livelli di omocisteina nel sangue sono determinati sia da fattori genetici che da fattori fisiologici e acquisiti. Per quanto riguarda i fattori acquisiti, quindi, esiste una buona dose di libertà d’azione: i livelli di omocisteina dipendono in gran parte dalla nostra dieta, e più strettamente dalla mole di proteine che ingeriamo. Oltre a ciò, anche una vita troppo sedentaria, le sigarette, l’alcol, i farmaci e l’inquinamento ambientale non possono che aggravare la situazione incidendo gravemente sul metabolismo dell’omocisteina.

LA DIETA CONSIGLIATA. Il problema principale è che non esistono veri e propri sintomi che permettano di accorgersi di un livello troppo alto di omocisteina, il quale quindi può essere rilevato unicamente dalle analisi del sangue. Una volta attestato che il nostro problema è proprio questo amminoacido, la terapia risulta quasi più semplice della diagnosi. Il punto chiave è l’acido folico, il quale contribuisce a mantenere in equilibrio i livelli di metionina e quindi di omocisteina. L’acido folico si trova in quantità abbondanti in verdure come gli asparagi, i broccoli e i carciofi; nella frutta, principalmente negli agrumi, nei kiwi e nella frutta secca; nei legumi; nelle uova. Va però precisato che la cottura distrugge gran parte dell’acido folico, per cui gli alimenti sopra elencati andrebbero mangiati crudi o poco cotti. Via libera, dunque, soprattutto alla frutta.

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