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Ossitocina: il lato oscuro dell’ormone dell’amore

Quello che già si sapeva

Lo studio dell’ossitocina, che impropriamente e in modo sensazionalistico viene spesso chiamato ‘ormone dell’amore’ ci regala sempre nuove sorprese. In realtà sappiamo da molto cos’è e quali sono le sue funzioni principali, ma gli studi degli ultimi anni hanno man mano rivelato degli aspetti molto curiosi. Ma partiamo dal principio: l’ossitocina è un ormone peptidico che viene prodotto dal nostro ipotalamo, e la medicina ci insegna da sempre che il suo lavoro è fondamentale per il parto e per l’allattamento. Questo ormone infatti serve per stimolare le contrazioni della muscolatura dell’utero, e per provocare una contrazione nelle cellule muscolari mammarie per l’allattamento. Tutto questo, però, lo si può trovare in qualsiasi libro di medicina di qualche decennio fa. Quello che ci interessa sono le ultime scoperte.

Più ossitocina, meno ansia

Giusto un anno fa, nell’autunno del 2014, i ricercatori della Stanford University School of Medicine rivelarono al mondo scientifico che le persone con livelli bassi di ossitocina sono biologicamente più a rischio di avere delle crisi d’ansia. Ma il vero salto in avanti è stata la scoperta di poter monitorare i parametri dell’ossitocina attraverso un semplice esame del sangue, e non più, come si faceva prima, attraverso il laborioso e complicato prelievo del liquido cerebrospinale. Come ha spiegato Dean Carson, uno dei ricercatori coinvolti nella scoperta, «a una minore concentrazione di ossitocina corrisponde un maggior stato d’agitazione». La portata di questo traguardo scientifico si può comprendere solo se si pensa a quale utilità possa avere nella cura delle malattie legate all’ansia. Come ha infatti affermato Karen Parker, coordinatrice dello studio, «questo ormone potrebbe diventare presto un biomarker per lo stato d’ansia» e quindi «la somministrazione di ossitocina potrebbe diventare una possibile nuova terapia». Negli scenari futuribili si intravede persino una terapia d’aiuto per le persone autistiche, nelle quali è stata riscontrata una pesante alterazione del livello di ossitocina.

Ossitocina e alcol

Ma ci hanno pensato degli altri studi a svelare il lato oscuro dell’ossitocina, che solitamente viene associata all’amore, alla tranquillità e al languore. Stando ad uno studio dell’Università di Birmingham, infatti, l’ossitocina agirebbe sul cervello umano molto similmente all’alcol, rendendoci sì più inebriati, ma anche potenzialmente più arroganti e litigiosi. È stato infatti dimostrato che sia l’alcol che l’ossitocina vanno ad agire sulle strutture corticali limbiche e prefrontali, aumentando la trasmissione di un acido chiamato denominato gamma-aminobutirrico. Insomma, un’elevata dose di ossitocina potrebbe avere gli stessi effetti di 5 bicchieri di vino, almeno quanto ad arroganza e presunzione, in quanto potrebbe andare ad inibire i limiti imposti dalla paura e dall’ansia. Si capisce dunque che l’ossitocina ci spinge ad essere più socievoli, altruisti ed amorevoli, ma potrebbe portarci anche ad un eccesso di fiducia in noi stessi, il che potrebbe avere spiacevoli conseguenze sul piano sociale. Proprio come un bicchiere di troppo.