Per reggere il ritmo incalzante della produzione industriale, è pratica comune utilizzare degli antibiotici per crescere il bestiame. Soprattutto se allevati in gabbia o con poco spazio in cui muoversi liberamente, gli animali possono sviluppare con maggiore facilità malattie che si possono rivelare talvolta mortali. Il pesante ricorso agli antibiotici diventa quindi inevitabile per contrastare l’agguerrita concorrenza. Ovviamente, come avviene per tutti i medicinali, sono presenti controindicazioni sia per il bestiame che per l’uomo che di esso si nutre. Gli animali, inoltre, possono assuefarsi agli antibiotici, rendendone obbligatorio un impiego sempre maggiore che si rivela dannoso per la salute. Se è anche vero che si stanno percorrendo strade alternative con lo scopo di limitare l’uso degli antibiotici, è pur vero che le nuove tendenze faticano a prendere piede. Arrivano, però, buoni segnali da un recente studio che mette in evidenza come nel tempo si stia assistendo ad una significativa riduzione degli antibiotici negli allevamenti, in special modo nell’ultimo anno.

I risultati del report Food And Drug Administration

Sono di dicembre 2017 gli ultimi dati FDA ed i numeri che emergono sono davvero incoraggianti. Relativi all’anno 2016, i risultati parlano chiaro e mostrano una riduzione degli antibiotici negli allevamenti a livello globale. Nel passaggio dal 2015 al 2016, le vendite di penicillina sono calate del 10% e si tratta di un risultato incredibile se consideriamo che negli ultimi 6 anni erano aumentate del 25%. Vale lo stesso per le tetracicline, antibiotici largamente diffusi, le cui vendite sono scese del 15%. Il report annuale della FDA, contiene per la prima volta anche interessanti dati sul consumo di antibiotici diviso per tipologia di allevamento. Per il pollame d’America, ad esempio, si usa una quantità di medicinali inferiore rispetto al bestiame bovino. Se quest’ultimo, infatti, richiede un quantitativo di antibiotici pari a circa il 45% del totale utilizzato in agricoltura, per il pollame se ne impiega solo il 16%. Il trend va, comunque, a confermare la sostenibilità nettamente inferiore degli allevamenti bovini rispetto alle altre tipologie e non fa altro che aggravare i danni ambientali derivanti dalle emissioni inquinanti del bestiame.

Riduzione degli antibiotici negli allevamenti: il supporto dei gruppi ambientalisti

Gli antibiotici sono fondamentali per debellare le malattie dell’uomo e degli animali. Ma un uso smodato e sregolato di tali medicinali, a lungo andare, indebolisce il sistema immunitario. Ciò determina l’insorgere di altri batteri e altre malattie. In pratica, è il classico caso in cui il rimedio è peggiore del male stesso. Per questo, a livello internazionale, si sono formati moltissimi gruppi interessati a preservare l’ambiente e la salute di chi lo popola. Fra i più attivi nella lotta alla riduzione degli antibiotici negli allevamenti (ma anche nella ricerca medica per l’uomo), troviamo senza dubbio il Pew Charitable Trusts. In seno al gruppo, da un lato si punta a diffondere una maggiore consapevolezza riguardo ai pericoli legati ad un utilizzo eccessivo degli antibiotici. Dall’altro, viene esercitata una pressione costante su istituzioni e governi nazionali che dovrebbero invitare gli allevatori a limitare il consumo di medicinali. La prevenzione rimane sempre la scelta più consigliata dal Pew Charitable Trusts. Nutrire in modo sano gli animali e allevarli all’aperto potrebbe, di per sé, essere sufficiente per ridurre la necessità di antibiotici. Il gruppo, inoltre, si batte con forza per sostenere la ricerca scientifica volta a sviluppare sistemi alternativi agli antibiotici.

Le iniziative dei governi nazionali: il caso dell’India

Alcuni paesi nel mondo utilizzano ingenti quantità di antibiotici per favorire la crescita degli animali da allevamento. Al quarto posto di questa poco virtuosa classifica troviamo l’India, preceduta solo da Cina, Stati Uniti e Brasile. Non sembra un caso il legame fra elevato numero di popolazione e utilizzo di medicinali, ma semmai i 2 indicatori vanno di pari passo, aumentando in modo direttamente proporzionale. In un paese come l’India, una riduzione degli antibiotici negli allevamenti è quanto mai necessaria, considerando le condizioni di vita di gran parte della popolazione. Questo perché, nutrendosi di cibi contenenti alte quantità di medicinali, le difese immunitarie si vanno abbassando mostrando il fianco al diffondersi di altre malattie scatenate da condizioni igieniche precarie. Da qui, il ricorso di nuovo agli antibiotici che va ad originare un pericoloso circolo vizioso. Per tali ragioni, il Ministro della Salute Indiano ha proposto di recente delle azioni volte a ridurre l’utilizzo di medicine negli allevamenti. Tali emendamenti, che vanno a modificare le norme del 2011, abbassano a 37 il numero degli antibiotici consentiti nell’allevamento del pollo, largamente consumato in India. Senza un’azione di questo tipo, la mortalità legata all’insorgere di gravi malattie, è destinata a crescere in maniera significativa entro il 2030.

 

(Visited 240 times, 1 visits today)
Condividi l'articolo
La discussione è regolata dalle seguenti Policy