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Riciclo creativo

Riutilizzo materiali: laboratori artigianali nell’Oceano Indiano

Una crescita demografica repentina può avere delle ricadute negative sull’impatto ambientale, specie in tutti quei Paesi in via di sviluppo dove mancano gli strumenti, le tecnologie e soprattutto la conoscenza delle tematiche legate alla sostenibilità. È quello che sta avvenendo nelle cosiddette Small Island Developing States (SIDS) dell’Oceano Indiano (Comoros, Mauritius e Seychelles) così come a Zanzibar e nel Madagascar, aree dove il volume dei rifiuti sta crescendo a vista d’occhio e l’inquinamento atmosferico è in forte peggioramento.

Massimizzare il riutilizzo degli scarti

“Per calmierare gli effetti che la crescita demografica sta comportando, riducendone l’impatto ambientale, è indispensabile massimizzare il riutilizzo dei materiali di scarto –  ha dichiarato di recente Gina Bonne, Responsabile all’Ambiente e Cambiamenti Climatici della Commissione dell’Oceano Indiano -. In altri paesi il riuso dei rifiuti è una pratica che sta prendendo sempre più piede e che sta portando dei risvolti positivi anche in termini economici.”

RE-use Eco-Lab: laboratori di artigianato locale

Risponde a queste esigenze il Progetto Isole (Island Project) della Commissione che, finanziato dall’Unione Europee, sta promuovendo un’iniziativa pilota chiamata “RE-use Eco-Lab” che ha come obiettivo quello di affrontare la problematica dei rifiuti trasformandola in un’opportunità per sviluppare nuove economie locali basate su principi etici. Il progetto prevede la creazione di alcuni gruppi attivi e responsabili di donne, fornendo loro tutti gli strumenti e le competenze per produrre, promuovere e commercializzare, tramite un modello di commercio equo, delle collezioni di prodotti ricavati da materiale riciclato.

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Corsi di formazione per donne sul come lavorare gli scarti

Come funziona l’iniziativa? Ciascun gruppo si specializza in un particolare materiale – pneumatici, bottiglie di plastica, lattine di alluminio, vetro, sacchetti di plastica, tappi di bottiglia e carta – e segue dei corsi di formazione dedicati. E i primi risultati sono arrivati. Alcuni gruppi di donne selezionati nelle isole Comore,  Mauritius, Seychelles, Madagascar e Zanzibar, hanno seguito i laboratori e, dopo aver acquisito nuove competenze su alcuni prodotti artigianali e accessori per la moda, hanno realizzato le prime collezioni.

Riutilizzo materiali: lanciate le prime linee di prodotti

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“Queste linee di prodotti- ha spiegato Rachael Mutindi, coordinatrice dell’iniziativa a livello regionale – tra cui troviamo gioielli, borse, T-shirt, sciarpe e oggetti per l’arredamento della casa sono state realizzate a partire da diverse materie prime: vecchi vestiti, giornali, bottiglie e sacchetti di plastica. Il supporto marketing è stato fornito ai gruppi per promuovere i prodotti ma anche per garantire una gestione sostenibile del processo“.

Un’opportunità lavorativa e non solo

“Grazie a questo progetto – ha aggiunto Olivier Tyack, team leader del Progetto Isole – è stata offerta la possibilità a molte donne di imparare un mestiere e di metterlo a frutto, garantendo loro un’opportunità lavorativa e di un reddito di cui hanno fortemente bisogno”.

Il progetto parte dall’idea di creare un’economia locale e artigianale basata sul riciclo e su principi di equità con l’obiettivo finale di offrire anche alla popolazione degli strumenti di maggiore consapevolezza per avere più a cuore le tematiche della sostenibilità. Traendo un guadagno economico dal riciclo la speranza è che nasca anche una coscienza di quanto il riuso dei materiali di scarto sia fondamentale per il benessere del pianeta.