sharing economy nello spazio
Green economy

Sharing economy nello spazio, opportunità e ostacoli

L’economia condivisa nello spazio crea dati real time utili per risolvere problemi mondiali. Cos’è, come funziona, opportunità e difficoltà.

La sharing economy nello spazio dà libero accesso a informazioni in tempo reale, grazie alla Blockchain. Comunità internazionali e governi devono stabilirne le regole per uno sviluppo più giusto.

Cos’è la sharing economy?

La sharing economy, ossia “l’economia della condivisione”, è un nuovo modello economico che promuove forme di consumo più consapevoli basate sulla partecipazione e sulla relazione (anziché sull’acquisto e sulla proprietà) attraverso una piattaforma tecnologica.

AirBnB, BlaBlacar e Deliveroo sono le aziende più note. Secondo uno studio dell’Università di Pavia per PHD Italia, l’economia condivisa ha generato 3,5 miliardi di Euro nel 2015. E prevede che il volume d’affari possa arrivare tra i 14 e i 25 miliardi di euro entro il 2025.

Leggi anche: IL RAZZO RICICLATO: COSÌ SPACEX RIVOLUZIONA I LANCI SPAZIALI

Lo spazio sta diventando accessibile grazie alla riduzione dei costi di lancio, all’innovazione dei nano-satelliti e dei razzi riutilizzabili, all’uso di software centralizzati e alla possibilità di sviluppare servizi e connettività. Non solo multinazionali e governi ma anche gruppi non-profit, ONG e privati possono accedere alla tecnologia satellitare.

Organizzazioni internazionali e istituzioni, tuttavia, devono avere dati affidabili e sicuri.

Cos’è la Blockchain e come funziona

Questo è possibile attraverso la Blockchain, un database distribuito su tecnologia peer to peer con transazioni in cripto-valuta (valuta digitale, paritaria e decentralizzata basata sulla crittografia). È un libro contabile dei movimenti in cripto-valuta, come il bitcoin, dal 2009 a oggi.

La Blockchain funziona perché è sicura (ogni transazione è anonima e sorvegliata dai nodi ed ha un sistema di time stamping decentralizzato), semplice (un bitcoin è un’informazione bloccata. Ogni blocco contiene 25 bitcoin e viene liberato da un programma detto miner), tracciabile (si può seguire il percorso di ogni transazione) ed efficace (perché tutti coloro che partecipano ci guadagnano).

Leggi anche: I 100 CAMPIONI DELL’ECONOMIA CIRCOLARE FINLANDESE IN VISTA DEL WCEF

Blockchain, come funziona (foto: Financial Times)

Utilizzando dati satellitari certi e attendibili, è possibile creare una gemella digitale della Terra, ossia un insieme di dati in tempo reale analizzabili dagli algoritmi. I dati satellitari possono essere usati per avere previsioni meteo e di traffico più affidabili, monitorare il cambiamento climatico, osservare le migrazioni, prevenire il crimine e aiutare comunità locali e ONG. Questa tecnologia permette uno sviluppo più sostenibile, garantendo strumenti e informazioni anche in territori difficili da raggiungere dagli investimenti e dai controlli.

Terra digitale da dati satellitari (fonte: https://www.weforum.org/)

Pro e contro dell’economia condivisa nello spazio

Purtroppo la Blockchain in Italia è poco diffusa e nel mondo ha avuto una perdita di consenso a causa dei fallimenti delle piattaforme di scambio.

La tecnologia avanza e governi e comunità internazionali devono rispondere a domande tecniche, legali ed etiche: Come verrà finanziata la sharing economy nello spazio? Chi sarà proprietario dei dati? Come sarà gestita la privacy? Come verrà regolamentata l’infrastruttura? Infine, come verranno smaltiti i satelliti dismessi?

Leggi anche: 100% RINNOVABILI AL 2040: PETROLIERI E BANCHIERI A FAVORE DELLA TRANSIZIONE ENERGETICA SOSTENIBILE

Il prossimo futuro

Gli investimenti in Blockchain crescono, già 25 banche hanno investito nella start-up R3 che si occupa di blockchain per banche e finanza. L’Italia è terreno fertile per l’economia della condivisione. Il “tasso di conoscenza e partecipazione” del settore è il più alto dopo la Spagna e il doppio di Austria e Germania, stando ad una ricerca di ING del 2015 condotta in 12 paesi europei oltre a Turchia, USA e Australia. La convenienza economica è il principale motivo del suo successo, secondo i partecipanti (italiani e non).

L’Italia ha ottime prospettive ma è poco dinamica a causa della burocrazia e della difficoltà a raccogliere fondi. Ma le imprese innovative ci sono e si fanno notare. Helperbit è una start-up per la raccolta di donazioni destinate a zone colpite da catastrofi naturali. È stata premiata al D10E, conferenza internazionale mobile sulla sharing economy. Sviluppata su Blockchain e GIS perché “si possono seguire le donazioni e sapere come sono stati impiegati i fondi”, spiega il CEO Guido Baroncini Turrichia. Anche un quartiere può essere condiviso: il Patrick Henry Village di Heidelberg (Germania) è un progetto di comune moderna ideato da Carlo Ratti, designer e professore di Practice of Human Technologies al Massachussets Institute of Technology (MIT).

Leggi anche: LA SOSTENIBILITÀ SOCIALE PASSA PER LE IMPRESE IBRIDE

Le speranze della sharing economy nello spazio

La sharing economy nello spazio ha potenzialità enormi. Ma prima comunità internazionali e governi devono rispondere alle domande di ricercatori, imprenditori e investitori. Perché “la tecnologia non crea prosperità, l’uomo lo fa”, dice Carster Stöcker (innogy Consulting GmbH), uno dei promotori del Global Future Council on Blockchain del World Economic Forum. I satelliti sono pronti, cosa stiamo aspettando?