Slow food o fast food?

Tra le numerose polemiche nate intorno al prossimo Expo 2015, quella di Slow Food che protesta contro la decisione di far entrare McDonald’s tra gli sponsor dell’evento, è solo l’ultima in ordine di tempo ma, forse, una delle più ragionevoli. Se il tema dell’evento milanese è “Nutrire il pianeta”, pare davvero una contraddizione presentare chi ha fatto, con i sui 36mila ristoranti dislocati in 120 Paesi del mondo, del cibo spazzatura, bibite gassate e della bassa qualità dei prodotti, il suo marchio di fabbrica. Inoltre, in una nota divulgata da Expo è stato annunciato uno spazio che verrà riservato alla ristorazione di Mc Donald’s con 300 posti per 400 mq più 200 mq di terrazza. La multinazionale americana darà il via al progetto Fattore Futuro che prevede l’ingaggio di 20 agricoltori under 40 come fornitori della catena di ristorazione nelle filiere delle carni bovine e avicole, più pane, insalata, patate, latte e frutta.

No alla politica dell’ugual peso

Secondo il direttivo di Expo, la fiera milanese deve essere prima di tutto l’occasione per riflettere e confrontarsi sui diversi tentativi di trovare soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo. Dati alla mano, infatti, ci sono ancora 870 milioni di persone denutrite, mentre ci sono stati circa 2,8 milioni di decessi per malattie legate a obesità o sovrappeso. Per Slow Food però la partecipazione di McDonald’s non è un modo per creare una pluralità di soluzioni a tale problema, ma soltanto un clamoroso autogol: «La presenza di McDonald’s significa che il pianeta potremo continuare a ingozzarlo a fast food o a junk food senza curarci troppo del suo stato di benessere. Per noi la politica dell’ugual peso in questo caso è sbagliata e manca completamente di coerenza, ed è gravissimo avere scelto come interlocutori della visione sul futuro alimentare del pianeta coloro che sono tra i maggiori responsabili dei problemi e delle contraddizioni insanabili del sistema alimentare attuale. Un evento come Expo dovrebbe fornire linee guida, e non farsi cassa di risonanza di visioni antitetiche che mai e poi mai potranno essere considerate risposte, tutte ugualmente valide, alla stessa domanda».

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