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Smart cities, le città diventano più sostenibili ed efficienti grazie alla raccolta dati

Il libero accesso ai dati consentirà alle smart cities di migliorarne sicurezza, qualità della vita e impatto ambientale. Ma come vengono utilizzati?

Quante volte negli ultimi tempi abbiamo sentito parlare di smart cities? Sicuramente molte. Le città di tutto il mondo, per rispondere alla crescente urbanizzazione e alle esigenze di una maggiore efficienza energetica devono diventare intelligenti, questo ormai è un imperativo. Ma cosa si intende per intelligenza? Le città possono essere considerate smart se sono in grado di ottimizzare al meglio attività economiche, mobilità, risorse ambientali, capitale sociale e modelli amministrativi.

Non esisteranno smart cities senza accesso ai dati

Al centro di questa evoluzione ci sono le opportunità offerte dalle tecnologie ICT che consentono l’utilizzo di dati. L’accesso ai dati e la capacità di utilizzarli rappresenterà l’infrastruttura fisica dei centri iper-connessi. Insomma, non potranno esistere smart cities senza dati. Ne hanno bisogno i servizi pubblici per migliorare la sicurezza e la qualità della vita dei cittadini così come le società tecnologiche che devono creare interazione e proattività per definire i dispositivi di una città moderna.

È in atto una rivoluzione digitale

Sebbene le città abbiano utilizzato in dati in vario modo per decenni, negli ultimi anni si è assistito a una vera e propria rivoluzione grazie a una serie di innovazioni tecnologiche: la crescita del cloud computing, che riduce i costi di memorizzazione delle informazioni; lo sviluppo del machine learning; la nascita dell’Internet of Things e la diffusione di sensori che possono monitorare pressoché tutto e naturalmente la sempre maggiore diffusione di app per i dispositivi mobile che consentono ai cittadini di diventare parte attiva di questo cambiamento.

Il rischio di violazione di privacy e sicurezza

Questa visione di smart cities improntate a una libera circolazione e messa a disposizione di informazioni che oggi definiremmo private, spaventa. Perché sono ancora da risolvere, anche per via di una carenza legislativa, le questioni della privacy e quelle della sicurezza nella gestione dei dati, che potrebbero facilmente finire in mano a malintenzionati. Ma, nella migliore delle ipotesi, a cosa servono i dati raccolti dalle città?

Dati per prevenire drammi

Forse il modo più innovativo in cui le città stanno utilizzando i dati è quello di servirsene per anticipare i problemi. Uno degli esempi più calzanti è quello degli incendi domestici, di cui si possono limitare i danni grazie ai dispositivi di allarme, che però non sono ancora molto diffusi.
Dopo un incidente piuttosto grave, la città di New Orleans ha ad esempio deciso di lanciare un programma che ha previsto l’analisi incrociata di una serie di dati a disposizione. Il team ha individuato i quartieri a maggiore rischio, quelli caratterizzati da abitazioni con impianti di riscaldamento vecchi, informazioni sui residenti (come ad esempio la presenza di bambini o anziani) e ha promosso un’operazione di dotazione di sistemi di allarme antincendio in tutte le case considerate potenzialmente in pericolo. Dal 2015 sono stati installati 18mila rilevatori di fumo e sembra che i danni alle persone provocati da incendi domestici siano nettamente diminuiti.

Sensori per monitorare traffico, inquinamento e consumi

I sensori che possono essere installati pressoché ovunque sono sicuramente uno dei mezzi più interessanti che, a basso costo, possono contribuire a un miglioramento nella gestione delle smart cities, in termini di efficienza e servizi.
Kansas City, ad esempio, ha riempito la città di sensori che hanno il principale obiettivo di monitorare il traffico. I dati raccolti vengono pubblicati sul sito istituzionale e consentono di conoscere, in tempo reale: la posizione dei mezzi pubblici, eventuali ingorghi del traffico e il numero e la posizione di parcheggi disponibili.  I sensori sono in grado di rilevare addirittura il traffico pedonale, cosa che potrebbe consentire ai proprietari degli esercizi commerciali di valutare l’apertura o meno del proprio punto vendita e soprattutto alle forze dell’ordine di organizzarsi al meglio, in caso ad esempio di manifestazioni o eventi di protesta. Anche l’illuminazione pubblica viene chiaramente gestita tramite sensori che rilevano la presenza o meno di persone, al fine di razionalizzare i consumi elettrici.

Il modello innovativo di Santander

Uno dei modelli più evoluti, e a cui progettisti e governatori di tutto il mondo guardano ancora con molto interesse, è tuttora rappresentato da Santander, antica città portuale sulla costa atlantica della Spagna. Si tratta di un progetto, lanciato circa sei anni fa, su cui l’Unione Europa ha scelto di investire una somma consistente, più di 11 mln di euro, con l’obiettivo di sviluppare un modello di città intelligente che potesse fungere da apripista in Europa e che potesse essere applicato e replicato in altre città.

10mila sensori per monitorare tutto

Alla base del modello spagnolo, sviluppato grazie alla partnership con la facoltà di ingegneria dell’Università di Cantabria, vi è un sistema di sensori, più di 10 mila, che monitorano qualsiasi elemento urbano. Dall’illuminazione al traffico, dai livelli di temperatura e umidità a quelli delle emissioni nocive, dagli spostamenti delle persone alla quantità di rifiuti. I dati raccolti vengono al laboratorio IT dell’Università di Cantabria, che li analizza in tempo reale con lo scopo di intervenire in caso di criticità rilevata.

Non c’è smart city senza cittadini smart

Accanto alla raccolta di dati, il modello di Santander si basa anche sul coinvolgimento attivo della popolazione. Perché non vi è città smart senza cittadini smart. Gli abitanti non solo sono stati incentivati al possesso di dispositivi digitali ma sono stati anche messi in condizione di saperli utilizzare correttamente. Cuore del progetto è l’app “El Pulso de la ciudad” che mette a disposizione dei cittadini in tempo reale una serie di utili informazioni: dalle condizioni della viabilità urbana ai tempi di arrivo dei mezzi pubblici. Basta poi puntare lo smartphone su esercizi commerciali o monumenti per ottenere informazioni su orari di esercizio nel primo caso e descrizioni e breve cronistoria nel secondo. L’idea dell’app è anche quella di rendere gli abitanti parte attiva della città, semplificando alcune operazioni di segnalazione di emergenze. L’applicazione permette infatti di fotografare un incidente o un guasto (come la canonica buca nel manto stradale) e di inviare al municipio o agli organi preposti la propria lamentela o richiesta di intervento. Sempre in un’ottica di promuovere un senso di appartenenza e di comunità, la città ha infine lanciato un social network riservato agli abitanti di Santander.