CORRERE IN MASCHERINA. Mettersi le scarpe da ginnastica, saltellare giù per le scale di casa e cominciare a correre lungo i viali della città: questo dovrebbe essere sinonimo di vita salutare. A Pechino, come in parte in altre metropolitane del mondo, tutto ciò non sembra essere più possibile, e quanto è successo all’ultima maratona ne è una sconcertante prova. Il 19 ottobre nella capitale cinese si è infatti corsa una maratona conosciuta a livello internazionale, alla quale hanno preso parte oltre 30 mila atleti. Ma più che un gioioso evento sportivo la maratona di Pechino è stata un’agonia: molti maratoneti hanno abbandonato la gara, mentre altri hanno scelto di correre indossando una mascherina protettiva. Tutta colpa dell’inquinamento, che attraverso una coltre di smog ha immerso la città in un’atmosfera invivibile, con un livello di particolato superiore di 16 volte rispetto al massimo consentito.

MASCHERINE E SPUGNE. Nonostante l’evidenza, gli organizzatori si sono rifiutati di posticipare l’evento, pensando probabilmente alla quantità di maratoneti arrivati in Cina dall’estero appositamente per la corsa (quasi la metà dei partecipanti). Prevedendo però il moltiplicarsi dei disagi dovuti all’alto tasso di inquinamento, gli organizzatori hanno aggiunto personale medico supplementare ed hanno distribuito circa 140 mila spugne affinché gli atleti «potessero pulire e detergere la pelle esposta all’aria».

BAMBINI E ANZIANI IN CASA. ‘The show must go on’. Così, mentre gli anziani e i bambini sono stati invitati a non uscire di casa per non imbattersi nell’altissimo livello di particolato – fino a 400 microgrammi per metro cubo di Pm2.5 –, la maratona ha preso il via. Ma alcuni atleti, poco dopo la partenza, hanno messo in dubbio il buon senso dell’evento: «quando ho guardato lo stato della mascherina dopo 10 chilometri ho deciso che era troppo», ha raccontato Chas Papa, un maratoneta britannico, aggiungendo «mi sono sentito ridicolo, considerando che facciamo tutto questo per salute e fitness».

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