Nelle aree naturali protette del nostro Paese si trovano la maggior parte degli habitat perfetti per le circa 56mila specie di animali presenti sul nostro territorio. I parchi nazionali sono inoltre il primo e più importante freno al consumo eccessivo di suolo. Se infatti nel territorio italiano il 17% dei boschi e delle foreste è stato sommerso da asfalto e da cemento, una gestione accorta delle aree naturali protette ha permesso di frenare questo processo mettendo dei paletti invalicabili alla cementificazione. Per anni, del resto, gli ambientalisti italiani sono andati fieri della legge quadro sulle aree naturali protette (Legge 6 dicembre 1991, n.394), la quale ad oggi, pur con qualche margine di miglioramento, regola direttamente più del 10% della superficie territoriale del nostro Paese. Il problema, però, è che ora il Parlamento sembra intenzionato a porre delle pesanti modifiche a questa normativa, andando a peggiorare concretamente la gestione futura delle aree naturali protette italiane.

aree naturali protette

Il WWF e le altre associazioni contro la Riforma della legge sulle aree naturali protette

Le associazioni ambientaliste non hanno però dubbi: le modifiche proposte sono inaccettabili, e per questo la loro richiesta unanime è quella di «non proseguire su una riforma che finirebbe per peggiorare la situazione della conservazione della natura d’Italia». A capeggiare la protesta è il WWF, che sta coordinando l’azione di tutte le associazioni ambientaliste contrarie alla riforma della legge sui parchi, la quale nel corso degli anni, proprio per la sua completezza e la sua efficacia operativa, è stata spesso denominata come la ‘Costituzione delle aree protette italiane‘. L’appello è firmato da associazioni come Lipu, Italia Nostra, Mare Vivo e tante altre, nonché da docenti, da centri di ricerca, da presidenti di aree naturali protette e da esperti del settore, ed è indirizzato principalmente al premier Gentiloni, al ministro dell’Ambiente Galletti, al ministro dell’Agricoltura Martina, al ministro della Giustizia Orlando, al ministro dei Beni culturali Franceschini, al ministro dello Sviluppo Economico Calenda e a quello delle Infrastrutture Delrio.

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I rischi insiti nella riforma

Nell’appello firmato dal mondo ambientalista si può leggere che

«una proposta di legge in discussione al Senato intende apportare delle modifiche che finirebbero per peggiorarla pesantemente. Se è vero che dopo 25 anni qualsiasi legge necessita di una verifica e di modifiche, è altrettanto vero che il testo in discussione non risolve nessuno dei problemi evidenziatesi nella gestione delle aree protette, ma anzi finisce per aggravarli, complici numerose modifiche apportate in maniera disorganica degli anni passati».

Ma contro cosa, nello specifico, stanno puntando il dito il WWF e le altre associazioni? Spicca tra i punti contestati il fatto che, secondo le modifiche proposte, per coprire cariche di vertice nella gestione dei parchi naturali non sarà più necessario vantare conoscenze specifiche e scientifiche. Questo vuol dire che, se la riforma della legge sui parchi dovesse effettivamente passare, potremmo ritrovare ai vertici delle aree naturali protette dei manager orientati alla commercializzazione più che alla protezione della flora e della fauna. Tra le altre derive lamentate dalle associazioni c’è il fatto che non solo i vertici, ma anche i consigli direttivi verrebbero aperti a portatori di interessi economici, con il rischio di veder subentrare anche interessi venatori. Ha creato scalpore, poi, la possibile cancellazione del Parco nazionale del Delta del Po.

La richiesta di CAI, FAI, Legambiente, Slow Food Italia e Touring Club Italiano

«Non sappiamo» si legge nell’appello «considerati i tempi della legislatura e i moltissimi nodi da sciogliere, come andrà avanti l’esame del disegno di legge, ma per quella responsabilità che sentiamo di avere verso le future generazioni, vi chiediamo una pausa di riflessione che consenta approfondimenti e analisi, indispensabili considerato che è in gioco un patrimonio culturale e naturale senza uguali». Già quest’estate, del resto, il Club Alpino Italiano, FAI-Fondo Ambiente Italiano, Legambiente, Slow Food Italia e Touring Club Italiano avevano sì chiesto un’accelerazione del processo di riforma, pur sottolineando l’esistenza di evidenti criticità. In quell’occasione le 5 organizzazioni domandavano al legislatore di «farsi carico e rivedere quello che a nostro avviso tocca ancora migliorare nella consapevolezza che questa revisione della 394/91 sia un passaggio non conclusivo, sebbene necessario, verso una nuova fase di rafforzamento dei parchi e delle aree protette del nostro Paese».

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