Sostenibilità e biodiversità agricola
Agricoltura

Sostenibilità e biodiversità agricola: fertilizzanti naturali contro chimici

Dosare l’azoto nei fertilizzanti può ridurre le emissioni inquinanti ma puntare su sostenibilità e biodiversità agricola è decisamente meglio

Se per sviluppo sostenibile s’intende una crescita che tenga conto delle esigenze del presente senza compromettere le prospettive delle generazioni future, non può che andare di pari passo con la biodiversità agricola. Quest’ultima nasce dall’esigenza di costruire un ambiente in cui una o più coltivazioni coesistano in simbiosi, favorendo l’una la crescita e lo sviluppo dell’altra. La biodiversità comprende in senso lato tutto ciò che influisce su un ambiente di questo tipo: parliamo, quindi, anche di specie animali e dell’uomo. Secondo la definizione della FAO, infatti, la biodiversità agricola include anche una dimensione sociale, economica e culturale. In altre parole, le conoscenze agricole tradizionali, la cultura contadina, gli strumenti e le risorse usati sono tutti fattori che entrano in gioco nel determinare tale tipo di ambiente. In questa chiave di lettura, sostenibilità e biodiversità agricola sono 2 facce della stessa medaglia.

Fertilizzanti agricoli: prodotti biologici contro sostanze azotate

L’agricoltura bio, che ha fatto segnare nel 2016 il boom in Italia, si fonda su un rapporto fra uomo e natura volto a rispettare l’ecosistema. Per farlo è necessario eliminare i prodotti chimici inquinanti usati come fertilizzanti e antiparassitari. Lo stesso effetto si può ottenere con prodotti naturali o posizionando strategicamente 2 o più colture vicine in modo che l’una attiri gli insetti dannosi per l’altra. Il tutto è finalizzato a evitare sprechi, limitare l’inquinamento e favorire sostenibilità e biodiversità agricola. Sull’altro fronte, parlando di agricoltura a livello industriale, si ricorre all’uso abbondante di prodotti dannosi per l’ambiente e altamente inquinanti. Primi fra questi sono quelli a base di azoto, componente fondamentale nel processo di concimazione delle piante. Grazie ai composti azotati, infatti, crescono più forti, sane e rigogliose, il tutto in molto meno tempo. È evidente, quindi, che un prodotto del genere diventa indispensabile per un’agricoltura che punta più sulla quantità che sulla qualità.

Effetti indesiderati dell’azoto

Negli Stati Uniti si ricorre ampiamente all’utilizzo di azoto in agricoltura, specialmente negli sterminati appezzamenti del Maryland, della Virginia e dell’Iowa. Qui terreni immensi si susseguono senza soluzione di continuità, intervallati ogni tanto da enormi serbatoi di stoccaggio contenenti per l’appunto azoto liquido. Ma quali sono le controindicazioni dei concimi azotati? Intanto, per produrli occorre energia che di norma è di natura fossile e produce inquinamento. Poi, una volta coperti i terreni con il concime, quest’ultimo non rimane nello stesso posto ma tende a diffondersi nel terreno a causa delle piogge per poi arrivare in alcuni casi fino a fiumi, laghi e corsi d’acqua. Nel suolo si scatenano reazioni chimiche che portano al formarsi di ossido di azoto, un gas serra molto potente ed inquinante.

Il Sustain Program: un’operazione virtuosa o no?

Si chiama Sustain Program ed è un progetto volto a limitare l’inquinamento ambientale dovuto all’uso di azoto in agricoltura. L’idea è di contattare direttamente gli agricoltori o le cooperative per proporre un uso differente dei prodotti azotati. L’obiettivo di Sustain, quindi, non è eliminare tale elemento dall’agricoltura ma utilizzarlo in modo più ragionato. Gli agricoltori vengono così educati a impiegare i concimi azotati solo quando le piante ne hanno bisogno, a piccole dosi ripetute anziché in un’unica grande quantità. Il tutto viene controllato e monitorato per prevedere quanto azoto rimarrà nel suolo nel tempo. Data questa particolare conformazione di Sustain, è difficile affermare con certezza se vi sia un effettivo beneficio per l’ambiente oppure no. Lo stesso Matt Carstens, fondatore di Sustain, non promette una riduzione della quantità di azoto immessa nell’ambiente ma semmai un suo efficientamento. Egli afferma, infatti che “la tendenza verso un uso più saggio dell’azoto è già in atto ma è praticamente impossibile verificare se di anno in anno ne venga utilizzato meno“.

Sostenibilità e biodiversità agricola: i benefici della combinazione di più colture

Certamente un impiego più oculato dell’azoto in agricoltura non può che produrre effetti positivi sull’ambiente. Questo, però non basta. Secondo Sarah Carlson, rappresentante di Practical Farmers of Iowa, è un’azione troppo limitata. Le aziende, semmai, dovrebbero dare agli agricoltori degli incentivi economici volti a combinare diverse coltivazioni insieme con lo scopo di contenere l’impiego di prodotti chimici, puntando su sostenibilità e biodiversità agricola. Per fare un esempio, in alternativa al mais, si potrebbero piantare avena e segale, coltivazioni che possono convivere in equilibrio con il trifoglio. Quest’ultimo ha una preziosa qualità ossia quella di immettere nel suolo in modo naturale discrete quantità di azoto. In questo modo non sarebbe più necessario ricorrere alle sostante chimiche fertilizzanti ma basterebbe mantenere l’equilibrio fra le 2 coltivazioni. Avena e segale, inoltre, potrebbero essere impiegate in modo massiccio nella produzione dei mangimi per i suini. Le coltivazioni così pensate avrebbero però dei costi superiori. In tal senso, l’unica controindicazione in questo sistema sarebbe l’aumento del prezzo finale della carne, conseguenza poco gradita dai consumatori.