Non sarà di certo una rivoluzione che manifesterà i suoi effetti dall’oggi al domani, ma è pur sempre una gran bella notizia: con un referendum i cittadini elvetici hanno deciso di dire addio – seppur gradualmente – all’energia nucleare. Il 58,2% dei votanti ha infatti optato per chiudere tutte le centrali sul territorio svizzero entro il 2050, abbinando a questo progressivo allontanarsi dall’atomo un rafforzamento sul versante delle energie rinnovabili, attraverso un aiuto concreto da parte dello Stato con degli appositi sussidi. La proposta per il referendum sull’energia nucleare è arrivata direttamente dal governo, il quale ha chiamato tutti i cittadini a pronunciarsi a proposito della ‘Strategia energetica 2050‘, la quale per l’appunto prevede una revisione delle attuali leggi energetiche, con relativo divieto di costruire nuove centrali nucleari. Va sottolineato che in alcune aree del Paese la vittoria del ‘Sì’ ha assunto i toni del plebiscito: nel Canton Zurigo i favorevoli sono stati circa il 60%, mentre a Ginevra si è arrivati a toccare il 70%.

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L’energia nucleare in Svizzera

Attualmente sul territorio svizzero sono presenti cinque centrali nucleari attive, le quali nel corso del 2016 hanno prodotto complessivamente 22,1 terawattora. Considerando dunque il divieto di costruire nuovi impianti per la generazione di energia nucleare, e aggiungendo il fatto che le più giovani centrali svizzere potranno restare in funzione solo per altri 30 anni prima di essere chiuse per rispondere alle normali normative di sicurezza, entro il 2050 la Svizzera sarà totalmente libera dall’energia nucleare. Va sottolineato che alcune voci importanti avevano richiesto una chiusura anticipata delle centrali svizzere, ben prima del naturale pensionamento degli impianti; questa ipotesi, però, era già naufragata nel novembre del 2016 in seguito ad un apposito quesito referendario. In quel primo tentativo, nel quale si chiedeva ai cittadini la chiusura anticipata di tre reattori, il sì era arrivato solo al 45,77%.

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La soddisfazione degli ambientalisti

Come ha spiegato il ministro svizzero dell’energia Doris Leuthard «questi risultati dimostrano che la popolazione chiede una nuova politica energetica e non vuole nuovi impianti nucleari». Non ha nascosto la soddisfazione del partito dei Verdi la deputata Adèle Thorens Goumaz, che ha dichiarato che «si tratta di un giorno storico per tutti gli ecologisti. Così il nostro paese potrà entrare nel Ventunesimo secolo energetico». Di fianco agli ambientalisti si è schierata compattamente contro l’energia nucleare e a favore delle rinnovabili gran parte del Parlamento elvetico, con la polemica eccezione della Unione Democratica di Centro.

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Un vuoto da colmare con le rinnovabili

Davanti al progressivo venire meno dell’energia nucleare, il Paese elvetico dovrà ovviamente fare i conti con una diminuita capacità elettrica: le centrali nucleari producono infatti più di un terzo del fabbisogno nazionale. Per fare fronte a questo problema la nuova legge prevede prima di tutto di ridurre il consumo pro capite medio di elettricità, e in secondo luogo di potenziare le fonti energetiche propriamente rinnovabili. Già oggi, va detto, la Svizzera figura tra i Paesi europei con una più alta percentuale di elettricità prodotta da fonti rinnovabili, ma a differenza di tanti altri casi la quasi totalità dell’elettricità green elvetica proviene da centrali idroelettriche (95). Poco o per nulla sfruttate, dunque, sono le altre fonti, come per esempio l’eolico (che per ora produce solamente lo 0,17% del fabbisogno svizzero) o il fotovoltaico (1,7% del totale). Sono numeri piuttosto bassi, soprattutto se confrontati con le cifre dell’Unione Europea, dove l’8,3% dell’elettricità proviene dall’eolico, mentre il 3,2% arriva dal fotovoltaico. Per andare a colmare il vuoto lasciato dallo spegnimento delle centrali nucleari, in Svizzera si richiede dunque un piccolo passettino in avanti per le centrali idroelettriche, che dalla produzione odierna di 36,2 terawattora dovrebbe arrivare a 37,4 TWh entro il 2035, e un grande salto in avanti per le nuove fonti rinnovabili (ovvero eolico, solare, geotermia e biomasse) che dovrebbero balzare dagli attuali 1.7 a ben 11,4 TWh.

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I timori degli oppositori

Aldilà della maggioranza dei favorevoli si è però contata una buona fetta di oppositori, i quali hanno detto no alla Strategia 2050 difendendo di fatto l’energia nucleare. Tra le motivazioni del rifiuto si contano il timore per l’aumento dei prezzi dell’approvvigionamento elettrico e la paura di non riuscire a raggiungere il fabbisogno nazionale negli anni a venire. Il Governo svizzero, da parte sua, ha invece dichiarato che l’aumento delle bollette sarà estremamente leggero, e sarà del tutto ripagato dal miglioramento dell’efficienza energetica. È però previsto per i primi anni un supplemento di 40 franchi (circa 36 euro) per ogni nucleo familiare, per sostenere economicamente la costruzione dei nuovi impianti per la produzione di energia rinnovabile, oltre che per sostenere le centrali idroelettriche. In questo modo verranno raccolti circa 480 milioni di franchi direttamente dagli utenti; altri 450 milioni di franchi invece verranno prelevati da una tassa già esistente sui combustibili fossili, così da finanziare direttamente l’efficienza energetica residenziale.

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Prossima alla chiusura Beznau, la centrale nucleare più vecchia al mondo

Il cammino svizzero contro l’energia nucleare che ha portato fino a questo referendum è iniziato a ridosso del disastro di Fukushima: poche settimane dopo la catastrofe giapponese, infatti, nel Parlamento elvetico si era già iniziato ad ipotizzare la chiusura degli stabilimenti nucleari. Con questa votazione, la Svizzera si mette sulla stessa via tracciata dall’Austria, dall’Italia e dalla Germania. La prima centrale a chiudere i battenti sarà quella lungo il confine tedesco, Beznau, che con i suoi 47 anni di servizio è la centrale nucleare più vecchia del mondo.

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