Cultura

SXSL: nuove idee contro lo spreco alimentare

A inizio ottobre la Casa Bianca ha ospitato un incontro dedicato alle nuove frontiere della guerra contro lo spreco alimentare e la fame nel mondo

Lo scorso 3 ottobre nel prato sud della Casa Bianca l’ormai ex Presidente Barack Obama ha ospitato la prima edizione del SXSL, il festival della Casa Bianca dedicato alle arti, alle idee e alla mobilitazione a cui hanno preso parte importanti Ceo, attivisti e attori attenti alla cosa pubblica e socialmente responsabili. Un nome su tutti? Il premio Oscar Leonardo Di Caprio.

Il cibo al centro dell’agenda di SXSL

Durante SXSL si è discusso con gli imprenditori alimentari e con gli agricoltori della sfida sempre più serrata che vede la popolazione mondiale in forte crescita da una parte e l’impossibilità a sfamare tutti dall’altra.  Secondo le più recenti stime della FAO, quasi 800 milioni di persone nel mondo oggi non hanno abbastanza cibo e con una popolazione globale che dovrebbe arrivare a 9 miliardi entro il 2050, l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) fa sapere che dovrà esserci un aumento della produzione agricola di almeno il 60%, per poter affrontare e soddisfare i futuri scenari.

Consumatori responsabili crescono

L’evento è stato moderato da Danielle Gould, fondatrice di Food + Tech Connect una media company che si definisce “la piattaforma per l’innovazione del cibo”. Gould ha sottolineato come negli ultimi anni i consumatori abbiano cambiato atteggiamento verso il cibo e come di conseguenza siano cambiate le tendenze produttive nella filiera alimentare, sopratutto in quella al dettaglio.

“Vogliono più cibo prodotto localmente, organicamente e con ingredienti che siano chiaramente indicati. Negli ultimi dieci anni è stato possibile notare una crescita delle aziende che riuscivano a garantire queste condizioni al consumatore finale e una forte decrescita dei colossi che non potevano esprimere un’inclinazione così green”.

Consapevolezza, conoscenza e continuità

Secondo Will Allen – il fondatore di Growing Power, un’organizzazione no profit che aiuta le persone a raggiungere uno stile di vita salutare e a mettere in tavola del cibo sano, la presa di coscienza dei consumatori attiva un circolo virtuoso che incoraggia un approccio più equo nella produzione e distribuzione alimentare e del benessere.

Tutti i cittadini dovrebbero essere educati per creare una comunità che sostenga e spinga l’agricoltura urbana e per far sì che su ogni tavola possano giungere cibi freschi, sani e di provenienza certa. Come dire, lavorare sul locale migliorando la situazione globale.

Questa educazione creerebbe al tempo stesso consapevolezza, aumento della qualità della vita e posti di lavoro. Quest’ultimo punto non è da sottovalutare, occorre infatti tenere in considerazione che l’attuale generazione di agricoltori sta invecchiando e sarà presto pronta per andare in pensione e ad oggi non esiste un reale cambio generazionale capace di garantire non solo il normale avanzamento dei lavori, ma la forte ed essenziale crescita di cui abbiamo già parlato.

In questa direzione il MIT di Boston ha  già avviato una serie di laboratori rivolti ai bambini, dove vengono mixati sapientemente agricoltura, gioco, divertimento e nuove tecnologie, con la speranza che tra gioco e creazione di una coscienza sociale possa anche radicarsi il seme della passione e far nascere oggi gli agricoltori di domani.

Fare rete

In attesa di un così importante ricambio generazionale le tecnologie possono sicuramente venirci incontro ed essere importanti alleate nella lotta allo spreco. Secondo Maria Rosa Belding, co fondatrice di Means, il buon cibo non è qualcosa di scontato o disponibile per tutti. È importante quindi pensare su un doppio binario e far sì che il cibo sano raggiunga sia chi si trova al di sopra della soglia di povertà sia chi è al di sotto.

Means Database è una tecnologia che serve proprio a questo: opera nel settore del recupero alimentare mettendo a sistema ristoranti, servizi di ristorazione e altre aziende alimentari che trovandosi spesso a gestire scorte in eccesso possono entrare in contatto con le organizzazioni che provvedono a far arrivare sulla tavola dei meno abbienti il cibo, generando in questo modo un circuito capace di ridurre sensibilmente gli sprechi e di garantire un nutrimento di qualità anche per chi ha meno possibilità.

E in Italia che succede?

Anche l’Italia non sta a guardare, è infatti entrata in vigore lo scorso 14 settembre la così detta legge anti sprechi alimentari. Si tratta di un un intervento finalizzato a facilitare il recupero e la donazione di beni alimentari a favore di soggetti che operano senza scopo di lucro e che si adopereranno per rimettere in circolo i beni.

In Italia la legge definisce “spreco alimentare” l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare ancora consumabili, pertanto destinabili al consumo e che sarebbero destinati a essere smaltiti come rifiuti. Il nodo cruciale della legge è stato la distinzione tra  il termine minimo di conservazione e la data di scadenza oltre la quale gli alimenti sono considerati a rischio. Una differenza semanticamente fondamentale che di fatto può fare, anzi farà la differenza.

Perché gettare cibo ancora buono, consapevoli che nel mondo 800 milioni di persone ogni giorno hanno delle serie difficoltà a mangiare, è  forse oggi il peggior peccato che si possa commettere.