Una delle prime nozioni di chimica che apprendiamo andando al liceo è la così detta Legge di Lavoisier secondo la quale nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.
Questa legge può di fatto essere applicata in qualunque contesto. Anche quando parliamo di tecnologia e rigenerazione. Un terra che viene privata dei suoi frutti o dei suoi alberi deve essere rigenerata, quindi trasformata. Come? Leggete di seguito, per capire meglio…

È la matematica, bellezza

Secondo uno studio di nature.com ogni anno sulla faccia della terra vengono tagliati circa 15 miliardi di alberi. Quelli che invece vengono piantati sono circa 9 miliardi. A questo punto non occorre di certo una laurea in matematica per comprendere che ogni anno, dalla faccia della terra, spariscono definitivamente e senza essere rimpiazzati circa 6 miliardi di alberi.

Rigenerazione, una rinascita per la terra

La rigenerazione è quel fenomeno grazie al quale a un terreno viene concesso un periodo di riposo  prima di procedere con la semina e l’impianto di nuove piante. Abbiamo parlato spesso di alberi e di rigenerazione ultimamente. Sia raccontandovi del progetto ecosia, il motore di ricerca che utilizza l’80% dei suoi introiti per piantare alberi sia treedom, il sistema che consente a degli utenti di acquistare e regalare alberi che vengono poi gestiti da abitanti locali, mettendo così in scena un circolo virtuoso e replicabile.

tecnologia e rigenerazione

Tecnologia e rigenerazione. Una strada da percorrere

Per piantare un albero ci vogliono soldi e tempo. Soprattutto spesso l’operazione si rivela una corsa impari perché chi disbosca (per qualsiasi motivo lo faccia) sarà sempre più veloce e in vantaggi rispetto a chi ricostruisce. Per tenere il passo è necessario che si trovi una soluzione capace di giocare una doppia partita, sia sul fronte della scala industriale sia su quello della tecnologia.

Un drone per colmare il gap

Tecnologia e rigenerazione fanno rima con… drone. Potrebbe infatti bastare un solo drone per riuscire nell’impossibile (per l’uomo) impresa di piantare fino a 100 mila semi di nuovi alberi in un solo giorno.

Un’idea made in UK

L’idea è di una società britannica, la BioCarbon Engineering, che insieme alla casa di produzione di droni, la Parrot, ha concepito un metodo per piantare gli alberi in modo rapido e economico. E non solo. L’utilizzo dei droni consentirebbe di raggiungere delle zone impervie difficilmente raggiungibili in altri modi.

Come funziona?

Il drone sorvola l’area interessata e la scansiona generando in questo modo una mappa 3D del terreno. Poi la scansione viene esaminata grazie a un programma che usando degli algoritmi individua il seme (quindi il tipo di albero) più efficiente per quella zona.

Il bombardamento

Tutto il resto è facilmente intuibile. Il drone viene caricato con i semi prescelti e sorvolando la zona interessata rilascia un seme al secondo, fino a una portata massima di lancio di 100 mila semi al giorno. Si calcola che una flotta di 60 droni potrebbe garantire una rigenerazione di un miliardo di alberi in un anno.

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Un metodo più efficace

Gli ingegneri che hanno reso possibile questo sistema calcolano che un simile approccio, che unisce tecnologia e rigenerazione, possa essere più rapido del 10% e possa impiegare soltanto il 20% del costo che servirebbe per realizzare l’operazione manualmente.

Uso virtuoso della tecnologia

Si tratta di un uso virtuoso della tecnologia e al tempo stesso di una sperimentazione di strumenti sempre più precisi, che un giorno potrebbero volare sopra le nostre teste e compiere azioni molto più complesse di un “semplice” rilascio di semi. Davanti a un problema evidente la tecnologia è corsa in aiuto dell’uomo. Occorre ora verificare quanta sia la reale voglia di rigenerare foreste intere, non bisogna infatti dimenticare che molto spesso le deforestazioni avvengono per fare spazio a coltivazioni agricole intensive. Non servirebbe a nulla in quel caso, per quanto magnifica, questo tipo di tecnologia.

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