Trivellazioni in Alaska
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Trivellazioni in Alaska: Biden ci dà un taglio (non del tutto però)

Rispetto alla precedente amministrazione Trump, certamente Biden ha ricondotto gli Stati Uniti sulla rotta della lotta ai cambiamenti climatici: a gennaio 2021, per esempio, ha firmato un ordine esecutivo per riportare gli USA negli Accordi di Parigi, firmando il medesimo giorno anche il blocco della costruzione del gasdotto Keystone XL. Ma non sono certo mancati momenti di frizione con il mondo ambientalista per le scelte fatte dalla medesima presidenza: nella primavera dell’anno scorso per esempio l’amministrazione Biden aveva fatto scatenare l’ira delle associazioni ambientaliste per aver dato il via al progetto Willow, andando di fatto a consentire delle nuove trivellazioni in Alaska. Il progetto in questione si fonda su tre siti di perforazione nello stato più grande – e meno popoloso – degli Stati Uniti, con una produzione stimata di 180mila barili al giorno per i prossimi 30 anni; visti gli obiettivi degli stessi Accordi di Parigi, investire per tre decenni nei combustibili fossili sembra quantomeno poco sensato. C’è però da dire che pochi giorni fa lo stesso presidente Biden ha deciso di vietare nuove trivellazioni in Alaska in un’area estremamente estesa; ma non si è fermato qui, negando anche il permesso per la costruzione di una nuova grande strada diretta verso un giacimento di rame, andando quindi anche in questo modo a salvaguardare la natura dell’Alaska.

Vietate le trivellazioni in Alaska in un’area di 53 mila chilometri quadrati

Nel vietare nuove trivellazioni in Alaska, Biden ha spiegato che “le terre e le acque aspre e magnifiche dell’Alaska sono tra i paesaggi più straordinari e salubri del mondo, e sostengono la dinamica economia di sussistenza delle comunità native dell’Alaska. Queste meraviglie naturali richiedono la nostra protezione”. Per questo per l’appunto l’amministrazione Biden ha deciso di dare un taglio alle trivellazioni in Alaska, mettendo sotto tutela un’area grande 53 mila chilometri quadrati: un territorio immenso, se si pensa per esempio che è un’area estesa più o meno quanto la Croazia, o quanto la somma delle superfici di Sicilia e Piemonte, oppure di Veneto, Trentino Alto-Adige, Campania e Friuli-Venezia Giulia. All’interno di questo immenso territorio ricade anche il 40% della National petroleum reserve, che si trova a più di 300 km a nord del Circolo polare artico: qui vivono per esempio caribù e orsi polari.

Le proteste per la decisione di Biden

Va detto che la scelta di Biden di impedire trivellazioni in Alaska nel territorio segnalato non è stata accolta bene da tutti, anzi. Se è scontata la protesta dei repubblicani, che vedono conseguenze negative per l’indipendenza energetica USA e per i prezzi dell’energia, è da evidenziare anche la contrarietà della Voice of the Arctic Iñupiat, organizzazione che rappresenta alcuni leader indigeni di North Slope. A loro dire la scelta di proteggere questi territori dalle trivellazioni è dannosa, andando a minacciare quella stessa comunità di nativi che la legge pensa di aiutare: a repentaglio, secondo alcuni rappresentanti degli indigeni, ci sono il progresso dell’area, la cultura Iñupiaq e il reddito degli abitanti.

No allo sfruttamento del giacimento di rame

Come anticipato, Biden non ha bloccato unicamente nuove trivellazioni in Alaska. Ha posto il veto infatti anche sulla costruzione di una strada a due corsie progettata per attraversare i monti Brooks, superando ben 11 fiumi e migliaia di altri piccoli corsi d’acqua: questa è una zona ad oggi completamente selvaggia, mai toccata da attività umane. Questa strada lunga 340 chilometri era stata prevista per raggiungere un grande giacimento di rame: ecco allora che dietro alla costruzione della strada, oltre ai danni della stessa, ci sarebbero quelli relativi al giacimento di rame. Qui ovviamente si trova il solito cortocircuito della transizione energetica: estrarre il rame inquina, ma lo stesso materiale è fondamentale per un sistema basato su elettricità da fonti rinnovabili.