Cartello stradale triangolare di attenzione bambini in ambito urbano

Zone a basse emissioni: lo studio sui polmoni dei bambini

Le zone a basse emissioni proteggono la salute dei bambini, e da agosto 2026 esiste una misura diretta: nei quattro anni dopo l’avvio della ULEZ di Londra, la quota di bambini con funzione polmonare compromessa è scesa dal 14% al 9%, contro un calo dal 9% al 7% nella città di controllo (studio CHILL, The Lancet Public Health). È la prima prova che limitare i veicoli più inquinanti in città fa recuperare ai polmoni dei bambini la crescita perduta. Arriva nell’estate in cui l’Italia, con 172 zone già attive, sta recependo la direttiva europea che dal 2030 dimezza i limiti degli inquinanti.

Luton, la città gemella senza divieti

Per misurare l’effetto di un divieto serve una città uguale in cui il divieto non c’è. I ricercatori del progetto CHILL (Children’s Health in London and Luton) l’hanno trovata a Luton, 50 chilometri a nord di Londra: traffico simile, nessuna zona a basse emissioni. Dal 2018 hanno seguito più di 3.400 bambini tra i 6 e i 9 anni in 84 scuole primarie, metà a Londra e metà a Luton, con misurazioni annuali per quattro anni. Il coordinamento è della Queen Mary University of London, con l’Imperial College e le università di Bedfordshire, Oxford, Cambridge, Edimburgo e Southern California.

I risultati sono usciti su The Lancet Public Health nell’agosto 2026. Dopo l’avvio della ULEZ, l’esposizione dei bambini londinesi al biossido di azoto (NO₂, l’inquinante più legato ai gas di scarico) è calata due volte più in fretta e oltre il doppio in valore assoluto rispetto a Luton. Con meno NO₂ nell’aria, il volume espiratorio forzato in un secondo (FEV1, il parametro standard della funzione polmonare) è cresciuto nei bambini di Londra di 10 millilitri in più all’anno rispetto ai coetanei di Luton, fino a colmare il deficit di partenza. Da lì il 14% che scende al 9%.

“L’inquinamento da traffico nelle città danneggia la salute e lo sviluppo dei bambini. Forniamo la prova più solida finora su come questi danni possano essere prevenuti”, ha detto Chris Griffiths, professore di cure primarie alle università di Oxford e Queen Mary e co-autore senior, nel comunicato del 19 agosto 2026. La prima autrice, Helen Wood, frena gli entusiasmi: l’aria di Londra e di Luton resta sopra i valori raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il recupero c’è stato in un’aria ancora sporca.

Milano ha la zona più grande d’Italia, Roma rinvia

La ULEZ (Ultra Low Emission Zone) è partita nel centro di Londra ad aprile 2019 ed è stata estesa a tutta la città ad agosto 2023: 1.500 km² e 9 milioni di abitanti, la più vasta al mondo secondo Transport for London (TfL, 2025). In Europa il modello si è moltiplicato: il censimento della rete Clean Cities Campaign conta 228 zone attive nel 2019, 320 a giugno 2022 (+40% in tre anni) e oltre 500 previste entro il 2025. L’Italia ne ha 172, più di qualsiasi altro Paese europeo. Il meccanismo è lo stesso ovunque: una zona a basse emissioni (ZBE, low emission zone o LEZ in inglese) vieta o limita l’accesso ai veicoli più inquinanti, quasi sempre in base alla classe Euro del motore.

Milano è il caso italiano più esteso. Area B, attiva dal 2019, copre circa il 72% del territorio comunale ed è la zona a traffico limitato più ampia d’Italia: vieta i veicoli più inquinanti nei giorni feriali dalle 7:30 alle 19:30 (Comune di Milano, 2026). Dentro, Area C dal 2012 fa pagare 5 euro l’ingresso nella Cerchia dei Bastioni. Roma ha scelto un passo più lento: la fascia verde, una ZTL ambientale che copre gran parte della città dentro il Grande Raccordo Anulare, vieta in modo permanente le auto a benzina fino a Euro 2 e le diesel fino a Euro 3, mentre il divieto per le diesel Euro 4 ed Euro 5 è stato rinviato (Roma Servizi per la Mobilità, 2026).

Perché i polmoni dei bambini pagano di più

Un bambino respira più in fretta di un adulto, ha vie aeree ancora in crescita e sta più tempo all’aperto, all’altezza dei tubi di scappamento. Chi arriva all’età adulta con polmoni non del tutto sviluppati porta con sé un rischio maggiore di asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva, malattie cardiovascolari e metaboliche, ricorda il team di CHILL. Per questo i rischi dell’aria inquinata per i bambini sono da anni un dossier aperto delle politiche europee.

I numeri di fondo restano pesanti. Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), nel 2020 il particolato fine PM2,5 oltre la soglia OMS di 5 µg/m³ ha causato 238.000 morti premature nell’UE, più altre 49.000 attribuite al biossido di azoto; il 96% della popolazione urbana europea ha respirato PM2,5 oltre i valori raccomandati, e il trasporto su strada resta la prima fonte di ossidi di azoto nell’Unione, col 37% delle emissioni (EEA, 2022).

Il punto debole è l’Italia. Tra il 2005 e il 2022 le morti premature da PM2,5 sono calate del 32% da noi, contro il 45% della media europea: l’Italia migliora più lentamente della media UE e nel 2022 la mortalità legata al particolato era di 12 punti sopra la media (EEA, profilo Italia 2025). La pianura padana pesa più di tutto, come mostrano i dati sull’inquinamento urbano in Italia.

Dal 2030 i limiti si dimezzano

La direttiva (UE) 2024/2881, approvata il 23 ottobre 2024, avvicina gli standard europei a quelli dell’OMS. Dal 1° gennaio 2030 i limiti degli inquinanti calano drasticamente: il PM2,5 medio annuo passa da 25 a 10 µg/m³, il PM10 da 40 a 20, l’NO₂ da 40 a 20 (EUR-Lex, 2024). Per le aree in difficoltà sono previste proroghe motivate fino al 2035 e, in casi specifici, fino al 2040. Il recepimento italiano è iniziato: il Consiglio dei ministri ha approvato lo schema di decreto in esame preliminare il 4 agosto 2026 (Camera dei deputati, 2026).

Inquinante (media annua) Limite attuale Limite dal 2030 Valore guida OMS 2021
PM2,5 25 µg/m³ 10 µg/m³ 5 µg/m³
PM10 40 µg/m³ 20 µg/m³ 15 µg/m³
NO₂ 40 µg/m³ 20 µg/m³ 10 µg/m³

Per molte città italiane stare dentro quei numeri vorrà dire misure strutturali su traffico, riscaldamento e verde urbano, che nei parchi cittadini ha già dimostrato benefici per la salute. Le zone a basse emissioni sono lo strumento che i sindaci hanno già in mano, in un’Europa dove la qualità dell’aria migliora ma resta oltre i limiti.

“Penalizza chi non può cambiare auto”: cosa dicono i numeri

È l’obiezione più diffusa, e in Francia ha quasi vinto. Le ZFE (zones à faibles émissions), introdotte nel 2019, sono state contestate fino al voto dell’Assemblea nazionale, che nel giugno 2025 ne ha approvato l’abolizione con 98 voti a 51, dentro una legge di semplificazione il cui percorso è stato poi rinviato (Quattroruote, 2025). I dati di Londra raccontano però l’opposto di una misura per ricchi: nel rapporto di TfL sul primo anno della ULEZ estesa, nelle comunità meno abbienti vicine alle strade trafficate il numero di persone esposte a livelli di inquinamento illegali è sceso dell‘80% (TfL, marzo 2025). I benefici si concentrano dove l’aria era peggiore.

La seconda obiezione dice che l’aria migliorerebbe comunque, col ricambio naturale del parco auto. Anche qui Londra ha i numeri: ai lati delle strade il biossido di azoto è più basso del 27% rispetto a uno scenario senza ULEZ, con punte del 54% in centro (TfL). Accelerare il ricambio è esattamente lo scopo della misura. In Italia la spinta arriverà anche dallo stop europeo alle auto diesel e benzina dal 2035, ma i polmoni di un bambino di sei anni non aspettano il 2035.

172 zone, un decreto in bozza e quattro anni di misure

Con lo studio CHILL i sindaci hanno in mano un argomento che prima mancava: quattro anni di misure su 3.400 bambini dicono che il deficit respiratorio da smog si recupera, a patto di togliere dalla strada i veicoli più inquinanti. L’Italia parte con 172 zone attive, il decreto di recepimento della direttiva approvato in via preliminare il 4 agosto 2026 e una scadenza scritta: 1° gennaio 2030, limiti dimezzati. A Milano Area B è già a regime; a Roma il divieto per le diesel Euro 4 e 5 è ancora rinviato. È lì che si misurerà, città per città, quanto della lezione di Londra arriva in Italia.

Domande frequenti

Cosa sono le zone a basse emissioni?

Sono aree urbane in cui la circolazione è vietata o limitata ai veicoli più inquinanti, individuati in base alla classe Euro del motore. In Europa erano 320 a giugno 2022 e la rete Clean Cities Campaign ne prevedeva oltre 500 entro il 2025. L'Italia è il Paese europeo che ne ha di più, 172, tra cui Area B e Area C a Milano e la fascia verde di Roma. La ULEZ di Londra, con 1.500 km², è la più estesa al mondo.

Le zone a basse emissioni migliorano la salute dei bambini?

Sì, ed esiste una misura diretta. Lo studio CHILL (The Lancet Public Health, 2026) ha seguito per quattro anni oltre 3.400 bambini a Londra e Luton: dopo l'introduzione della ULEZ, la funzione polmonare dei bambini londinesi è cresciuta di 10 millilitri in più all'anno rispetto al gruppo di controllo e la quota con polmoni clinicamente compromessi è scesa dal 14% al 9%. È la prima prova che i deficit respiratori da smog possono essere recuperati.

Quali città italiane hanno una zona a basse emissioni?

Le zone attive in Italia sono 172, il numero più alto d'Europa (Clean Cities Campaign, 2022). Le più note sono Area B di Milano, che dal 2019 copre circa il 72% del territorio comunale nei giorni feriali, Area C nel centro storico milanese con ticket di ingresso, e la fascia verde di Roma, che vieta in modo permanente le auto a benzina fino a Euro 2 e le diesel fino a Euro 3 dentro il Grande Raccordo Anulare.

Cosa prevede la nuova direttiva UE sulla qualità dell'aria?

La direttiva (UE) 2024/2881 abbassa nettamente i limiti dal 1° gennaio 2030: la media annua del PM2,5 scende da 25 a 10 µg/m³ (più che dimezzata), quella del PM10 da 40 a 20 µg/m³ e quella dell'NO₂ da 40 a 20 µg/m³ (dimezzate). Sono possibili proroghe motivate fino al 2035, in casi specifici fino al 2040. L'Italia ha approvato lo schema di recepimento in esame preliminare il 4 agosto 2026.

Quante morti premature causa l'inquinamento atmosferico?

Secondo l'Agenzia Europea dell'Ambiente, nel 2020 il PM2,5 oltre la soglia OMS ha causato 238.000 morti premature nell'UE e il biossido di azoto altre 49.000. Tra il 2005 e il 2022 i decessi da PM2,5 sono calati del 45% nella media UE, ma solo del 32% in Italia, che resta tra i Paesi più colpiti anche per la situazione della pianura padana.

Le fonti

  • Impact of the Ultra Low Emission Zone on lung function growth in children in London, UK, The Lancet Public Health, 2026 — link allo studio
  • London-wide ULEZ One Year Report, Greater London Authority / TfL, 2025 — link allo studio
  • Premature deaths due to air pollution continue to fall in the EU, EEA, 2020 — link allo studio
  • Health impacts of air pollution, Italy (Europe's environment 2025), EEA, 2030 — link allo studio
  • Direttiva (UE) 2024/2881, EUR-Lex — link allo studio
  • Qualità dell'aria in Europa: la direttiva UE 2024, ISS Epicentro — link allo studio