Gli edifici sono energivori, ormai lo sappiano. L’intero comparto delle costruzioni è responsabile, in Europa, di circa il 40% dei consumi energetici totali e di più del 50% delle emissioni di CO2. A questi numeri, si uniscono quelli dello scarto: l’edilizia produce orientativamente 500 milioni di tonnellate di rifiuti speciali all’anno. E’ per questo motivo che da diversi anni si sta cercando di invertire la rotta, puntando su un’edilizia europea sostenibile.

Edilizia europea sostenibile: focus sui materiali

Quando parliamo di emissioni non ci riferiamo soltanto a quelle prodotte dai sistemi impiantistici ma a pesare sono anche i materiali utilizzati. I prodotti tradizionali sono inquinanti e sono pochi quelli che contribuiscono a una maggiore efficienza energetica del progetto. E’ per questo motivo che da diverso tempo a questa parte si sta ragionando su alternative più naturali ed eco-friendly. Molti materiali da costruzione green contribuiscono a una riduzione dei consumi energetici complessivi, migliorano l’isolamento termico e soprattutto non inquinano.

Ma cos’è veramente eco?

Ragionare in un’ottica ‘verde’ significa però fare delle considerazioni a 360°: da dove proviene il materiale naturale che si utilizza? È disponibile in grandi quantità in natura? E’ un prodotto di scarto che può essere riutilizzato innescando un ciclo virtuoso e realmente sostenibile?

Insomma, quando parliamo di materiali naturali cosa intendiamo realmente? E’ su questa domanda che il settore della ricerca sui prodotti da costruzione bio si divide e il pomo della discordia sono gli OGM. Possono essere considerati materiali eco o no?

OGM sì OGM no

A sintetizzare pareri e punti di vista discordanti sulla questione OGM è un articolo recentemente pubblicato su BUILD UP, un portale lanciato nel 2009 con l’obiettivo di raccogliere informazioni condivise e condivisibili fra tutti gli Stati Europei sul fronte dell’efficienza energetica degli edifici per contribuire allo sviluppo di un’edilizia europea sostenibile.

Cosa c’entrano gli OGM con gli edifici?

Gli OGM che, lo ricordiamo, sono gli organismi geneticamente modificati, dividono. Da sempre. E se vi state chiedendo cosa c’entrano gli OGM con gli edifici, la risposta è semplice: i materiali costruttivi naturali spesso utilizzano prodotti di origine alimentare, soprattutto in un’ottica di riuso degli scarti. Il dibattito in corso è quindi incentrato sul poter considerare o meno ecologici materiali realizzati a partire da una modificazione genetica o da scarti di alimenti OGM.

ROCKTON, IL – OCTOBER 9: John Shedd, 85, loads a container with Bt-corn harvested from his son’s farm October 9, 2003 near Rockton, Illinois. Shedd and his son farm 800 acres of the corn on farms in Illinois and Wisconsin. Bt-corn is a GMO (genetically modified organism) crop that offers growers an alternative to spraying an insecticide for control of European and southwestern corn borer. The Shedds sell the corn for use in ethanol. (Photo by Scott Olson/Getty Images)

Favorevoli: gli OGM non sono dannosi e anzi sono più sicuri

Chi è favorevole sostiene che gli OGM non sono dannosi, né all’uomo né all’ambiente. A sostenere questa tesi è ad esempio è il professore Stefan Jansson del Dipartimento di Fisiologia delle Piante presso l’Università di Umea, in Svezia, secondo cui la scienza negli ultimi anni ha fatto passi da gigante e il trasferimento di un gene da una coltura all’altra contiene gli stessi rischi dei processi naturali incontrollati. E’ dello stesso avviso Jonathan Jones, del Sainsbury Laboratory, nel Regno Unito che sta lavorando a un progetto per aumentare la resistenza delle patate e che ritiene con fermezza che il metodo OGM è sano e addirittura più sicuro, perché controllato, rispetto alla coltivazione tradizionale.

Contrari: la modificazione genetica dà risultati incontrollabili

Ma c’è chi non la pensa affatto così. E’ il caso del progetto europeo ISOBIO, che sta sviluppando soluzioni innovative per aumentare l’uso di materiali bio nelle costruzioni. E che ha bandito categoricamente i rifiuti agricoli provenienti dalle piante modificate geneticamente.

“Il riciclo dei rifiuti agricoli è un obiettivo estremamente positivo. Ma sul fronte OGM bisogna prestare molta attenzione- sostiene Liz O’Neill, direttore del gruppo GM Freeze che si batte per una maggiore sicurezza alimentare- Anche la minima trasformazione del genoma può avere degli impatti inaspettati, sia all’interno dell’organismo stesso che nell’ecosistema in cui viene introdotta.”

Un Ecolabel anche per i prodotti da costruzione?

Secondo O’Neill, le normative comunitarie di etichettatura servono ai consumatori per conoscere la provenienza e la composizione del prodotto, per poi scegliere autonomamente. In questo senso, il marchio comunitario Ecolabel, un sistema di etichettatura volontaria, è sicuramente quello più diffuso e autorevole. La famosa foglia verde certifica l’eco-sostenibilità di un prodotto e attesta la mancanza di OGM.

Sicuramente il dibattito sugli OGM in un’ottica di edilizia europea sostenibile è soltanto all’inizio. E se ne continuerà a discutere animatamente nei prossimi anni. Sembrano però tutti d’accordo sul fronte dell’etichettatura. Dichiarare la presenza di prodotti OGM dei materiali costruttivi può, perlomeno in attesa di una regolamentazione a riguardo, essere un primo tassello del percorso. Un modo insomma per lasciare al consumatore la scelta. In questo caso, dovrebbero essere architetti, progettisti o committenti a prendere una posizione e a muoversi di conseguenza.

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