Negli ultimi tempi abbiamo più volte parlato di come la Cina stia cercando di invertire la rotta sul fronte energetico e della sostenibilità ambientale. Pur restando una delle aree più inquinate al mondo e caratterizzata da profonde contraddizioni, bisogna ammettere che il paese asiatico sta investendo molto sul fronte delle rinnovabili, tentando di colmare un ritardo che rimane in ogni caso forte. E come sempre, lo fa in grande, affrontando ogni scelta e strategia con occhi ben puntati al business e quasi con l’idea di sfidare le grandi potenze mondiali e forse di predominarle, forte della crescita economica registrata negli ultimi anni.

Dopo la città-foresta, una green megacity

Ne sono un esempio il parco solare galleggiante più grande al mondo realizzato da produttore di inverter fotovoltaici Sungrow Power nella provincia dello Anhui o il progetto, recentemente approvato, della Liuzhou Forest City, una città-foresta, firmata dallo studio italiano Stefano Boeri Architetti, che sorgerà a Liuzhou, nella provincia cinese di Guangxi, e che prevede lo sviluppo di un’area edificata ricoperta di verde e di habitat naturali, autosufficiente dal punto di vista energetico e che riesca a ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico. L’ultima sfida e probabilmente il prossimo record per il paese asiatico sarà quello di una green megacity alimentata esclusivamente grazie alle rinnovabili.

Una città intelligente, efficiente e sostenibile

Il piano, annunciato lo scorso aprile dal governo cinese prevede lo sviluppo di un nuovo agglomerato urbano a un centinaio di chilometri a sud-ovest dal centro di Pechino e che coprirà le contee di Xiongxian, Rongcheng e Anxin. Si tratterà a tutti gli effetti di una nuova metropoli che allargherà i confini di Xiongan – non a caso il progetto urbanistico si chiama Xiongan New Area – fino a coprire un’estensione di più di 2000 km quadrati, tre volte Manhattan, per intenderci. Ma l’importanza del piano non è chiaramente quella della creazione di una nuova contea ma nell’idea di farne una green megacity, ovvero un agglomerato orientato al rispetto di principi di sostenibilità ambientale e alta efficienza energetica, raggiungibili attraverso l’utilizzo delle tecnologie più avanzate.

Decongestionare Pechino spostando persone e aziende nel nuovo agglomerato urbano

I responsabili del progetto si aspettano che la nuova città possa accogliere almeno 2,5 milioni di persone, oltre a diventare la sede di aziende, startup, istituzioni. Perché l’obiettivo del piano è quello di decongestionare Pechino, riducendone inquinamento, traffico e densità abitativa e per farlo vogliono creare un nuovo polo economico che possa diventare fortemente attrattivo sia per l’imprenditoria interna che per gli investitori esterni. Su questo fronte la Morgan Stanley sembra già essersi espressa positivamente, riferendo che il piano potrebbe attrarre fino a 348 miliardi di dollari di investimenti nel prossimo decennio, contribuendo a un ulteriore crescita dello 0,4% della Cina.

Edifici sostenibili, trasporti intelligenti e uso di rinnovabili

Aldilà delle potenzialità economiche e dell’idea che la Xiongan New Area possa contribuire a ‘svuotare’ un po’ la capitale cinese, il progetto sembra veramente l’inizio di una nuova era per il paese asiatico che, da sempre ossessionato da un’industrializzazione sfrenata, potrebbe iniziare a guardare con altrettanto interesse nei confronti di uno sviluppo più sostenibile e mirato anche al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

Xiongan sarà di fatti un esempio di green megacity, con edifici realizzati rispettando elevatissimi standard di sostenibilità, un sistema infrastrutturale e di trasporti intelligenti e lo sfruttamento, che stando i piani dovrebbe essere prioritario se non esclusivo, di fonti rinnovabili per il soddisfacimento dei bisogni energetici degli abitanti.

Questo il video del progetto presentato al World Economic Forum:

China’s new mega-city will run entirely on renewable energy

This is the city of the future!Read more: http://wef.ch/2ssV2yS

Pubblicato da World Economic Forum su Giovedì 6 luglio 2017

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