Lo scorso 8 settembre a Roma all’interno dell’auditorium del Palazzo delle Esposizioni si è tenuto Kreyon City, un evento speciale il cui scopo è stato quello di costruire una città ideale attraverso l’impiego di mattoncini Lego. I partecipanti si sono ritrovati a creare dal nulla un’intera città fatta di case, industrie, scuole, servizi e infrastrutture, senza la possibilità di seguire un progetto o delle “istruzioni”.
La città che è nata è stata monitorata in tempo reale da videocamere che, come dei satelliti di osservazione, hanno permesso di visualizzare in diretta importanti proprietà associate alle strutture e alla città nel suo complesso: il numero di abitanti, il consumo energetico o i livelli d’inquinamento.

Kreyon City, dentro il gioco

Noi di green.it non è la prima volta che ci occupiamo dei Lego e in questo caso abbiamo raggiunto telefonicamente Vittorio Loreto, il coordinatore scientifico del progetto che ci ha condotto all’interno dell’esperimenti svelandoci i segreti e le dinamiche.

In cosa consiste il progetto? Che cos’è Kreyon City?

Kreyon City è un’installazione sviluppata all’interno del progetto Kreyon, giunto ormai al terzo anno finanziato dalla fondazione statunitense John Templeton Foundation, che si occupa dei temi dell’innovazione e della creatività.

Kreyon City

Come esattamente?

Nello specifico si tratta di uno studio scientifico di come il nuovo, il progresso se vogliamo, entra nelle nostre vite sia a livello personale sia a livello collettivo.

Ovvero?

Si tratta di progetti che coinvolgono i giocatori, che sono i veri attori e sperimentatori dell’innovazione. E lo si fa attraverso attività che hanno come unico scopo quello di farli esprimere elaborando il nuovo o qualcosa di già esistente, ma prodotto da altri… dando vita a una sorta di progresso creato in laboratorio.

Come avviene lo studio di questo progresso da laboratorio?

Abbiamo molte attività collettive… principalmente laboratori di scrittura o di composizione, oppure lasciamo che i giocatori si sentano liberi di rappresentare graficamente vari concetti. Insomma cerchiamo di seguire il processo evoluzionistico delle idee.

Kreyon City

È proprio a questo punto che in Italia si inizia a familiarizzare con la parola Kreyon

Esatto. Per fare questo tipo di esperimenti abbiamo organizzato degli eventi aperti: i Kreyon days. Li abbiamo realizzati tutti quanti dentro il Palazzo delle esposizioni di Roma e il Kreyon City è l’ultima installazione nata.

Cosa potete capire osservando delle persone costruire qualcosa con i Lego?

Monitoriamo sia le persone sia le costruzioni. Ad esempio monitoriamo le costruzioni attraverso dei sensori che ci dicono come sta crescendo la città, in che direzione si sta sviluppando. E poi possiamo anche monitorare i giocatori: possiamo sapere chi interagisce con chi e per decidere cosa. Oppure chi costruiva cosa e in quanto tempo lo faceva.

Il Kreyon City di qualche giorno fa è dunque una naturale evoluzione di tutto questo?

Esatto. E abbiamo constatato, osservando i giocatori, che non costruiamo tanto per, ma lo facciamo per raggiungere la sostenibilità, un equilibrio. La città di Lego che è nata nel Kreyon City l’8 settembre è una città si estende su 4-5 metri lineari con una profondità di circa un metro, come una piccola media città di costiera una città che tradotta in termini reali potrebbe paragonarsi a Senigallia.

Come si gioca a Kreyon City?

Ci sono mattoncini di diversi colore, ogni colore significa qualcosa, indica un certo tipo di struttura o costruzione. Ovviamente la leggenda è condivisa con i giocatori. Ci sono i semplici edifici, i servizi, il verde e i centri commerciali.

Quale era il vostro ruolo?

Noi abbiamo monitorato tutto dall’alto grazie a una serie di sensori che oltre a misurare il tipo di costruzione monitorava anche i volumi e segnalava quanto la città fosse in equilibro e sostenibile o meno. Ogni nuovo elemento inserito entrava a sistema e in qualche modo andava a influenzare gli equilibri

In caso di sbilanciamenti cosa accadeva?

Ci limitavamo a mostrare in tempo reale l’equilibrio o lo sbilanciamento della città senza aggiungere altro e poi osserviamo cosa accade. Quali situazioni si decide di mettere in atto.

E c’erano risposte a questi stimoli?

Sì. Le persone hanno imparato subito, anche i bambini. Devo dire che abbiamo messo un limite di 12 anni di età, ma facendo giocare anche i più piccoli ci siamo accorti che anche loro hanno compreso subito come giocare… anzi! Sono stati i bambini, ad esempio a portare le case dentro al verde. Gli adulti lasciavano il mondo verde e quello edificato separati… come due mondi divisi.

Kreyon City

Quale potrebbe essere l’impiego pratico di un esperimento come quello fatto con Kreyon City?

Vorremmo che diventasse uno strumento che aiuti ad avere maggiore consapevolezza sui sistemi complessi, che aiuti l’individuo a pianificare e progettare in maniera sensata e sostenibile. Uno strumento capace di aiutare ingegneri o politici a costruire qualcosa di concreto. Pensiamo a una ferrovia o a uno stadio, con uno strumento simile sapremmo subito che impatto avrebbe nella città e nell’equilibrio cittadino e sarebbe più facile prendere certe decisioni.

Quello del Kreyon City è praticamente un grande gioco del What if…

Esatto… con la speranza che un giorno potrà usarlo qualcuno per creare una città in maniera sensata e accessibile.

Nel momento in cui avvertivate il giocatore che c’era uno squilibrio o qualcosa da correggere… notavate che c’era consapevolezza… banalmente: sapeva cosa fare o da che parte iniziare?

Sono sorprendenti i giocatori! Sembra che sappiano da sempre cosa fare e come farlo. Non è vero che le persone non pensano e non hanno idee… piuttosto spesso non sono messe nelle condizioni di agire o di esprimersi. Avere installazioni come Kreyon City ti dà la possibilità di confrontarti e di programmare… in Italia programmiamo sull’emergenza e spesso solo in seguito a catastrofi. Questo gioco aiuta a pensare sul medio tempo e aiuta a progettare. Si tratta di un gioco è vero… ma spesso il gioco è il momento in cui diamo il meglio di noi stessi in cui ci sentiamo liberi di prenderci dei rischi senza paura.

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