Quando si parla del necessario sviluppo delle rinnovabili per centrare l’obiettivo di una produzione energetica davvero sostenibile non ci si deve limitare alle sole opzioni costituite del fotovoltaico, dell’eolico e dell’idroelettrico, ma bisogna allargare lo sguardo a tutte le soluzioni possibili: è infatti la differenziazione a poter garantire una copertura totale del nostro fabbisogno energetico. Per questo motivo, negli ultimi anni, si stanno spingendo sempre di più le soluzioni legate alle biomasse. A livello europeo, per esempio, è stata lanciata una piattaforma per lo sviluppo delle bioenergie a livello regionale.

Cosa sono le bioenergie?

Ma quali sono gli obiettivi di una piattaforma per lo sviluppo delle bioenergie? Per capirlo bisogna ovviamente sapere che la bioenergia è quell’energia prodotta a partire dalle biomasse, le quali includono qualsiasi tipo di materiale che ha origine da sostanze organiche utilizzabili come combustibili in alternativa al carbone, al petrolio e al gas naturale. Parliamo dunque dello sfruttamento sostenibile a fini energetici di residui organici industriali, urbani, agricoli e forestali, ma anche di coltivazioni ad hoc. Le possibilità sono estremamente vaste, ed è proprio per questo che l’Unione Europea ha lavorato per la creazione di una piattaforma per lo sviluppo delle bioenergie: data l’alta flessibilità di approvvigionamento di biomasse, la bioenergia può arrivare ad essere una delle più importanti ed efficaci risorse rinnovabili del nostro futuro. Ma com’è la situazione dell’utilizzo delle biomasse oggi?

 sviluppo delle bioenergie

La potenza installata in Italia

Guardando al panorama italiano, su una potenza installata rinnovabile complessiva di 51 GW (dati di fine 2016, che vanno ridimensionati a 33 GW se si escludono gli impianti idroelettrici realizzati prima degli anni Duemila), le differenti tipologie di biomassa (quindi biogas, biomasse agroforestali, bioliquidi e forsu) contribuiscono a livello nazionale solamente per 4,2GW. A farla da padrone, come sappiamo, è invece il fotovoltaico, con oltre 19 Gigawatt, seguito a ruota dall’idroelettrico, con 18,6 GW, e a distanza dall’eolico, con 9,4. Come si vede, insomma, le biomasse, nel mercato energetico italiano, sono ancora il fratellino minore. Le sue potenzialità, come accennato, sono però enormi, ed è per questo che il lancio della piattaforma per lo sviluppo delle bioenergie non può che essere accolto positivamente.

La piattaforma per lo sviluppo delle bioenergie in Europa

Ma entriamo nel merito della piattaforma per lo sviluppo delle bioenergie: tutto è nato nella primavera del 2015, quando la Commissione Europea ha lanciato l’iniziativa Smart Specialisation Platforms (S3P) in collaborazione con la Direzione generale della Politica Regionale e Urbana e con il Joint Research Centre. Cinque, in tutto, le piattaforme che ne sono nate: una dedicata agli edifici sostenibili, una all’energia solare, una alle smart grid, una alle energie rinnovabili marine e infine, per l’appunto, una piattaforma per lo sviluppo delle bioenergie.

Le regioni coinvolte nel progetto

La piattaforma per lo sviluppo delle bioenergie è guidata da due regioni, ovvero Lapland, in Finlandia, e Castilla y Leon, in Spagna. Altre 14 regioni europee partecipano direttamente a questo progetto, realizzando a questo proposito delle coltivazioni non-food per la creazione di biomassa, biofuel e biogas. Per quanto riguarda l’Italia c’è la partecipazione della Provincia di Bolzano, insieme a Nordjylland (DK), Weser-Ems (DE), South-Estonia (EE), Ireland (IE), Asturias, Catalonia, Extremadura, Valencian Community (ES), Grand Est, Normandy (FR), Észak-Alföld (HU), Northern Netherland (NL), Pomorskie, Slaskie, Opolskie, Podlaskie (PL), North-East (RO), Slovenia (SI), Slovakia (SK), East and North Finland, North Karelia (FI), Östergötland / East Sweden, Region Värmland, Västerbotten (SE) e Cornwall and Isles of Scilly (UK).

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La crescita tra il 2014 e il 2016

Lo sviluppo a livello regionale delle bioenergie è dunque una delle armi sulle quali l’Unione Europea fa affidamento per centrare gli ambiziosi obiettivi energetici fissato per il 2030, i quali, va ricordato, prevedono una riduzione minima del 40% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990 e il raggiungimento del 27% di produzione energetica da fonti rinnovabili. Del resto la stessa Italia, pur relegando come visto una fetta ancora minoritaria agli impianti bioenergetici, sta colmando questo gap. Il vero salto, in questo senso, era stato fatto tra il 2014 e la fine del 2015, quando, la produzione di elettricità da fonti bioenergetiche era quasi raddoppiata, segnando un clamoroso aumento del 98,4%, grazie soprattutto agli impianti dell’Emilia Romagna. Si parla quindi della generazione di elettricità da biogas, prodotto a partire dagli scarti delle attività forestali e agricole, nonché dalle deiezioni animali, ma anche ovviamente di elettricità prodotta sia da biomasse solide che da bioliquidi. La crescita ha però seguito un rallentamento nel 2016: in termini di potenza installata, l’anno scorso ha visto un aumento di solo 40 MW, provenienti per la maggior parte dalla creazione di nuovi impianti di biomasse agroforestali e di biogas.

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