A Roma è nato da pochi giorni (il 7 luglio per la precisione), all’interno del grande complesso del Bioparco, il MACRI un vero e proprio Museo dei crimini ambientali. Sarà possibile accedervi direttamente dal Bioparco senza fare ulteriori biglietti d’ingresso e si preannuncia un interessante polo attrattivo ed educativo per scolaresche e famiglie. La parola chiave, quando si parla del Museo dei Crimini ambientali sembra essere soltanto una: sensibilizzare.

Crimine ambientale

Di cosa parliamo esattamente quando parliamo di Crimine ambientale?
Secondo un articolo comparso lo scorso anno su earthday.it nella definizione “crimini ambientali” rientrano, molteplici attività illecite: dalla deforestazione incontrollata (un affare da 50-150 miliardi di dollari annui) al traffico di animali protetti (7-23 miliardi); dallo sfruttamento intensivo delle risorse marine (la pesca illegale vale 11-23 miliardi) a quello delle miniere di metalli e materie prime (12-48 miliardi); dalle frodi legate ai carbon credit, le quote consentite di emissioni di CO2 in atmosfera, allo scellerato smaltimento irregolare dei rifiuti tossici che, nel solo sud est asiatico, frutta ben 3,75 miliardi di dollari annui (10-12 miliardi in tutto il mondo). La dimensione del problema è provata dal confronto con altre economie malavitose, percepite come più deleterie ma in effetti meno redditizie e meno determinanti nel quadro generale: il traffico delle armi leggere, ad esempio, muove un’economia clandestina stimata in “appena” 3 miliardi di dollari, a fronte dei 260 generati ai danni del pianeta.

Museo dei Crimini Ambientali

Fondamentale educare le giovani generazioni

Lo steso concetto, in occasione dell’inaugurazione del Museo dei crimini ambientali è stato ribadito da Federico Coccia, il Presidente della Fondazione Bioparco.

I crimini ambientali rappresentano il terzo tipo di reati dopo armi e droga per giro di denaro. Ragione per cui, diventa fondamentale educare le giovani generazioni all’importanza della tutela delle biodiversità e del immenso patrimonio ambientale presente nel nostro paese. Soprattutto in un momento così delicato dal punto di vista del cambiamento climatico.

 

E l’Italia?

Il nostro Paese rappresenta, uno dei più importanti mercati di prodotti ed articoli derivati da specie animali e vegetali, il cui giro di affari, a livello internazionale, è stimato nell’ordine di 260 miliardi di euro l’anno. Il contrasto ai traffici illegali di specie selvatiche e il controllo di legalità delle filiere produttive e dei commerci che impiegano tali specie sono gli obiettivi principali che il Corpo forestale dello Stato si pone quale Autorità preposta. Nel 2011 sono stati effettuati quasi 60 mila accertamenti, di cui 58 mila sono state verifiche in ambito doganale e oltre millecinquecento i controlli sul territorio nazionale. Sono stati inoltre posti sotto sequestro più di 1.200 animali vivi, tra cui grandi felini, scimmie, pappagalli, rapaci rari, pitoni, testuggini e coralli. Sembra impossibile, ma è tutto vero!

Il Museo dei crimini ambientali

Con queste premesse e questi scenari, nasce a Roma il primo Museo Ambiente e Crimine (MACRI) realizzato grazie alla collaborazione con il Corpo forestale dello Stato.
Si tratta per il momento di un esempio unico nel suo genere in Europa, il MACRI focalizza l’attenzione sui principali crimini ambientali, si tratta di attività gestite quasi in toto dalla criminalità organizzata: dal commercio illegale della fauna e della flora in via d’estinzione all’inquinamento, dagli incendi boschivi al bracconaggio.

Museo dei Crimini Ambientali

400 mq di esposizione per non essere impreparati

Il percorso del MACRI si snoda lungo una superficie di circa 400 mq ed è caratterizzato da pannelli esplicativi, immagini video e teche espositive che aiutano il visitatore a leggere e interpretare le principali minacce alle risorse naturali del nostro pianeta.

Strumenti e tecniche di indagine. Come funzionano?

Una sezione particolare del museo dei crimini ambientali è dedicata agli strumenti e alle tecniche di indagine utilizzate dalle forze dell’ordine per contrastare i fenomeni illegali: sarà così possibile entrare un po nelle tecniche di laboratorio forense al laboratorio mobile del CFS, nell metodo per l’individuazione del punto di innesco di un incendio, capire cos’è il criminal profiling, approcciarsi alle tecniche di identificazione delle specie protette, e imparare a conoscere e riconoscere importanti associazioni internazionali come l’Interpol e l’Europol.
In diversi punti del Museo è inoltre possibile consultare due totem interattivi con sistema touchscreen ed uno schermo, anch’esso tattile, mediante i quali visionare immagini e filmati inerenti le tematiche affrontate nel percorso di visita.

Museo dei Crimini Ambientali

Un forte impatto sui visitatori

Lo spazio museale avrà un forte impatto emotivo sui visitatori, l’allestimento è stato curato da professionisti, artigiani, tecnici specializzati, insieme ad esperti del settore del cinema.

Le scolaresche, il futuro

Il museo è aperto alle scolaresche che potranno fruire di uno specifico percorso didattico dedicato agli animali in via d’estinzione e alla tematica del commercio illegale di fauna e flora. Un’altra sezione del Museo sarà dedicata al bracconaggio. Prevista anche la realizzazione di una emeroteca e una videoteca, che raccoglieranno contributi specialistici. Il Museo, ovviamente, sarà aperto ad incontri e dibattiti legati alla legalità ambientale promuovendosi, su Roma ma non solo, come un foro da cui far uscire una voce che gridi alla legalità e alla giustizia ambientale.

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