Male l’Italia sul fronte del superamento dei limiti di inquinamento atmosferico, dopo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha rivelato che ben tre città italiane risultano le peggiori in Europa in termini di smog e inquinamento atmosferico. Secondo i dati registrati tra il 2013 e il 2016 infatti, Torino, Milano e Napoli hanno conquistato questo non invidiabile record per il particolato presente in atmosfera. Torino svetta in cima alla lista con una media annua di particolato (PM10) di 39 microgrammi/metro cubo (μg/m), seguita da Milano e Napoli che hanno ottenuto il secondo e terzo posto con 37 e 35 microgrammi/metro cubo (μg/m), rispettivamente. Tutte e tre le città superano il limite di 20 microgrammi/metro cubo stabilito dall’OMS come il massimo tollerato. L’urgenza del superamento dei limiti di inquinamento atmosferico ha spinto la Commissione Europea a convocare il 30 Gennaio i ministri dell’ambiente di 9 Stati, tra cui l’Italia, che rischia così di avere procedure di infrazione aperte per il mancato rispetto dei limiti di PM10 e NO2. Il Bel Paese è una delle nazioni che mostra meno continuità e azioni strutturali per la risoluzione dell’emergenza smog.

superamento dei limiti di inquinamento atmosferico

Superamento dei limiti di inquinamento atmosferico: le città italiane

A partire dai dati presentati dall’OMS nel 2016, l’associazione italiana Legambiente ha analizzato le cattive prestazioni delle città nel proprio report Mal’aria 2018. Dallo studio emerge che nel 2017 in ben 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio della qualità dell’aria di tipo urbano, il limite annuale per le polveri sottili di 35 giorni con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metrocubo. Non è solo il particolato a preoccupare, ma anche l’ozono troposferico, un inquinante secondario che si forma attraverso processi fotochimici in presenza di inquinanti primari, come gli ossidi d’azoto e i composti organici volatili. In questo caso, 44 città hanno superato il limite di 25 giorni annuali. Unendo le due classifiche per le polveri sottili e l’ozono troposferico risulta che nel 2017, sono 31 le città risultate sopra i limiti per entrambi gli inquinanti. Tra queste svetta Cremona, con 178 giorni di inquinamento rilevato (105 per le polveri sottili e 73 per l’ozono). La classifica di Legambiente continua con Pavia 167, Lodi, Mantova e Monza con 164, Asti 162, Milano 161 e Alessandria 160.

Sulle strategie adottate dall’Italia per scongiurare il superamento del limite di inquinamento atmosferico, Legambiente è molto chiaro:

“le misure di Piano non sono quasi mai state implementate dall’insieme dei comuni, nessun nuovo sistema di controllo e riduzione degli inquinanti, rarissimi i servizi di trasporto e le abitazioni a emissioni zero, nessuna nuova e significativa misura strutturale e pochissimi nuovi provvedimenti emergenziali sono stati adottati sia dal governo, come dalla gran parte delle Regioni e dei comuni più inquinati.”

Il rapporto analizza alcune delle regioni incriminate, a partire dal Piemonte i cui “cittadini (ed i loro polmoni) sono in perenne attesa” perché la Regione “nonostante i 3 anni di gestazione non sembra ancora intenzionata ad approvare il nuovo Piano regionale antismog”. Simile giudizio negativo per l’Emilia-Romagna per cui il recepimento delle norme contenute nel Piano Aria sembra essere stato “problematico”. In Veneto, “la disomogeneità delle ordinanze emesse dai Sindaci dei vari Comuni oltre all’inefficacia comunicativa ha visto il non completo recepimento di tutte le azioni previste da un accordo che ad oggi ha poco o nulla di coordinato e congiunto”. Stessa sorte per la Lombardia, in cui “l’adeguamento dei comuni chiamati a dotarsi di ordinanze è avvenuto con inerzie e ritardi”. Secondo Legambiente manca quindi un intervento strutturale nazionale condiviso e risolutivo che affronti il problema in un’ottica globale che coinvolga tutti gli aspetti, dagli edifici alla mobilità, e che vada oltre soluzioni temporanee e inadeguate.

I rischi per la salute

Negli ultimi decenni, un numero crescente di studi ha mostrato come l’esposizione a livelli di inquinamento atmosferico elevati possano avere effetti negativi sulla salute. Ma nonostante gli avvertimenti, secondo un rapporto aggiornato al 2016, più dell’80% delle persone che vivono in aree urbane sono state esposte a livelli di qualità dell’aria che superano i limiti dell’OMS. Un problema globale, che si acutizza nelle città a basso reddito. Infatti, il 98% delle città nei paesi a basso e medio reddito con più di 100.000 abitanti non soddisfa le linee guida sulla qualità dell’aria. Percentuale che diminuisce al 56% nel caso di Paesi ad alto reddito. Secondo l’OMS intervenire sulla qualità dell’aria aiuterebbe a diminuire le probabilità di ictus, malattie cardiache, cancro ai polmoni e malattie respiratorie croniche e acute, compresa l’asma. Sarebbe però riduttivo catalogare il problema solo dal punto di vista ambientale e sanitario, essendo la valutazione dei costi economici altrettanto impattante. Il superamento dei limiti di inquinamento atmosferico è un tema che catalizza l’attenzione e che preoccupa molto. È necessaria una collaborazione tra le parti che passa attraverso un piano strategico e politiche mirate a ridurre le emissioni – non solo dei trasporti-.  

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