Mobilità green: cos’è e cosa significa
Ogni giorno feriale gli italiani fanno 102,7 milioni di spostamenti e, per la prima volta da anni, l’auto scende sotto il 61%: 60,8% nel primo semestre 2025, contro il 63,1% di un anno prima (ISFORT, 22° Rapporto Audimob, novembre 2025). Mobilità green vuol dire spostare persone e merci inquinando meno di così: a piedi, in bici, su treni e bus, su mezzi condivisi o elettrici. In un Paese dove i trasporti producono il 28,3% delle emissioni di gas serra (ISPRA, rapporto 414/2025), quel 39% che già lascia l’auto in garage è il punto da cui ripartire.
Il 39% che non prende l’auto
Il numero che conta, nel rapporto di ISFORT, è la composizione degli spostamenti. Il trasporto pubblico passa dall‘8,0% all‘8,9%. La bicicletta sale dal 4,1% al 5,2%. Il resto è a piedi. Sono scarti di un punto, ma su 102,7 milioni di viaggi al giorno un punto vale un milione di persone che hanno cambiato mezzo.
Da qui si capisce anche l’ordine delle cose. Prima si tagliano i chilometri inutili: il lavoro da remoto e una logistica pianificata meglio tolgono traffico prima ancora che qualcuno cambi veicolo. Poi si cambia mezzo, ed è la mossa che pesa di più: un pendolare che passa dal SUV al treno abbatte le proprie emissioni più di qualsiasi tecnologia a bordo. Solo alla fine si elettrifica quello che resta indispensabile, con motori a batteria o a idrogeno al posto di benzina e gasolio. Camminare e pedalare hanno emissioni trascurabili, il trasporto pubblico le distribuisce tra molti. L’auto elettrica inquina meno di quella a combustione, però per costruirla serve energia e in strada occupa lo stesso spazio: è l’ultimo gradino, non il primo.
Sessanta milioni di noleggi, quasi tutti a Roma e Milano
La mobilità condivisa in Italia ha compiuto dieci anni e il bilancio lo fa il 9° Rapporto dell’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility (ottobre 2025, con Ministero dell’Ambiente e Ministero dei Trasporti). Nel 2024 i noleggi hanno superato i 50 milioni; per il 2025 la stima è di 60 milioni di noleggi, uno per ogni italiano. Il 95% della flotta è a zero emissioni.
Attenzione, però, al secondo dato dello stesso rapporto: rispetto al 2022 i veicoli in condivisione sono diminuiti del 15% e i servizi operativi del 26%. Cresce la domanda, si restringe l’offerta. Roma (13,2 milioni di noleggi nel 2024) e Milano (12,6 milioni) da sole fanno quasi metà del totale nazionale. Fuori dalle due metropoli lo sharing è spesso un’app che nella tua città non funziona. Il punto debole è tutto qui: nei centri medi e piccoli, dove vive la maggioranza degli italiani, il servizio arriva tardi o non arriva.
Colonnine da record, incentivi finiti a luglio
Sul fronte elettrico il 2026 racconta due storie che vanno in direzioni opposte. La prima è l’infrastruttura: al 30 giugno 2026 Motus-E conta 84.564 punti di ricarica pubblici, 17.003 in più in un anno, l’aumento più alto mai registrato. Il 53% delle colonnine installate negli ultimi dodici mesi è veloce o ultraveloce, e in autostrada i punti attivi sono 1.516. Chi vuole sapere quanto costa ricaricare un’auto elettrica trova qui i dati aggiornati.
La seconda storia è il mercato. Nei primi sette mesi del 2026, secondo UNRAE, le auto completamente elettriche valgono l‘8,1% del mercato, +71,4% sul 2025; con le ibride plug-in i veicoli ricaricabili superano il 16% delle nuove immatricolazioni. A spingere è stato il bonus del PNRR, tra 9.000 e 11.000 euro a seconda dell’ISEE, con rottamazione di un’auto termica fino a Euro 5. Poi i fondi sono finiti. Qualenergia ha ricostruito la curva: la quota mensile delle elettriche era salita al 10,1% a giugno ed è ricaduta al 5,9% a luglio, il mese in cui il bonus si è esaurito. Un mercato che raddoppia e dimezza nel giro di trenta giorni dipende dall’incentivo, non dal prodotto. Nel frattempo la scadenza europea dello stop alla vendita di nuove auto diesel e benzina nel 2035 resta in vigore e resta discussa, e la fotografia mondiale delle auto elettriche nel 2026 dice che la Cina da sola ha oltre metà del mercato.
Il camion che nessuno vede
Della mobilità green si parla quasi sempre al volante di un’auto. Le merci restano fuori dal discorso, e sono una parte grossa del problema. L’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) attribuisce ai trasporti circa un quarto delle emissioni di gas serra dell’Unione, e dentro quel quarto il trasporto su strada pesa per il 73%. Ci sono dentro anche i camion che ogni notte riforniscono il supermercato sotto casa.
Le leve sono tre e nessuna basta da sola: portare le merci dalla strada alla ferrovia, elettrificare i mezzi pesanti sulle tratte medio-brevi, usare biometano e idrogeno dove le batterie ancora non reggono il carico o la distanza. In Europa i corridoi per camion elettrici e i nuovi collegamenti ferroviari merci sono in costruzione; ne parliamo nel pezzo sulla mobilità sostenibile in Europa nel 2026.
Dieci chilometri: la distanza che decide tutto
Nei dati ISFORT la maggior parte degli spostamenti resta sotto i 10 chilometri. È la distanza a cui bici, bus, metro e mezzi condivisi competono con l’auto anche sul tempo, non solo sulle emissioni. Il tragitto casa-lavoro è il primo da guardare: treno, metro o un abbonamento integrato spesso bastano. Per i tragitti brevi in città, bike sharing e monopattini condivisi costano poco e si provano senza vincoli. Quando l’auto serve davvero, un’elettrica usata o il car sharing possono prendere il posto della seconda vettura di famiglia. Nel 2026 la scelta concreta, viaggio per viaggio, è questa: tra i mezzi disponibili, quello che inquina meno.
Domande frequenti
Che differenza c'è tra mobilità green e mobilità sostenibile?
Non c'è differenza sostanziale: sono due modi di chiamare lo stesso approccio. "Mobilità sostenibile" compare nei documenti ufficiali e nella pianificazione, come nei PUMS, i Piani urbani di mobilità sostenibile. "Mobilità green" è più usato nel linguaggio di tutti i giorni. Entrambi i termini descrivono un sistema di trasporti che riduce emissioni climalteranti, inquinamento locale, rumore e consumo di spazio, dando priorità a mezzi collettivi, attivi e a zero emissioni.
Quante colonnine di ricarica ci sono in Italia nel 2026?
Al 30 giugno 2026 l'Italia ha 84.564 punti di ricarica pubblici, secondo i dati di Motus-E. In un anno ne sono stati installati 17.003, anche grazie ai fondi PNRR. Il 53% delle nuove installazioni è veloce o ultraveloce, e in autostrada i punti attivi sono 1.516. Milano è la provincia con più colonnine (7.423), seguita da Roma (6.109).
Quanto inquinano i trasporti in Italia?
Secondo il rapporto ISPRA 414/2025 (dati riferiti al 2023), i trasporti generano il 28,3% delle emissioni nazionali di gas serra. È uno dei pochi settori dove le emissioni non calano. La produzione elettrica si decarbonizza, ma il parco auto italiano resta tra i più vecchi d'Europa. I veicoli dipendono infatti ancora in larga parte da benzina e gasolio. A livello europeo l'EEA attribuisce ai trasporti circa un quarto delle emissioni complessive.
Ci sono ancora incentivi per comprare un'auto elettrica nel 2026?
Il bonus principale del 2026, sostenuto dal PNRR con circa 600 milioni di euro, assegnava da 9.000 a 11.000 euro a chi aveva un ISEE fino a 40.000 euro e rottamava un veicolo fino a Euro 5. I fondi sono finiti in breve tempo e a luglio 2026, secondo UNRAE e Qualenergia, la crescita delle immatricolazioni si era già fermata. Prima di acquistare è utile controllare sul sito del Ministero delle Imprese se ci sono riaperture o nuovi fondi.
Le fonti
- 22° Rapporto sulla mobilità degli italiani "Audimob", ISFORT, 2024 — link allo studio
- 9° Rapporto nazionale sulla sharing mobility, Osservatorio Nazionale Sharing Mobility — link allo studio
- Auto elettriche, record in Italia per le nuove colonnine di ricarica, Motus-E, 2026 — link allo studio
- Le emissioni di gas serra in Italia, Rapporto 414/2025, ISPRA, 2025 — link allo studio
- Greenhouse gas emissions from transport in Europe, EEA — link allo studio
- Immatricolazioni a +3,9% nel mercato auto italiano a luglio, UNRAE, 2026 — link allo studio




