Circuiti elettronici obsoleti accatastati, e-waste da riciclare

E-waste: cosa sono i rifiuti invisibili e come smaltirli

I rifiuti invisibili sono l’e-waste che sfugge alla raccolta: cavi, auricolari, giocattoli con circuiti, sigarette elettroniche, lampadine LED. Lo studio UNITAR-WEEE Forum del 2023 stima che pesino 9 miliardi di chilogrammi ogni anno, pari a circa un sesto di tutti i RAEE globali. Questi rifiuti finiscono nel sacco dell’indifferenziata o in un cassetto, quasi mai al centro di raccolta. Così si perdono materie prime per quasi 10 miliardi di dollari l’anno e si rilasciano litio, piombo e mercurio.

Cosa sono i rifiuti invisibili

Il nome indica i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) che passano inosservati. Una lavatrice a fine vita ha una strada obbligata; un caricatore rotto finisce dove capita. I rifiuti invisibili sono proprio questi piccoli oggetti elettronici d’uso quotidiano: caricatori, chiavette USB, rasoi elettrici, termometri digitali, rilevatori di fumo, dispositivi indossabili, giocattoli con luci e suoni.

La definizione è stata chiarita da UNITAR (l’istituto delle Nazioni Unite per la formazione e la ricerca) e dal WEEE Forum in occasione della Giornata internazionale dei rifiuti elettronici del 14 ottobre 2023. Il caso più citato è quello delle sigarette elettroniche usa e getta: secondo lo stesso studio UNITAR-WEEE Forum del 2023, 844 milioni di dispositivi buttati ogni anno. Il tema viene trattato nel nostro articolo sul problema ambientale delle sigarette elettroniche usa e getta.

Quanti rifiuti elettronici produciamo: i numeri del Global E-waste Monitor

Il Global E-waste Monitor, rapporto principale realizzato da UNITAR e ITU, illustra l’entità del problema. Nel 2022, la quantità di e-waste prodotta globalmente è stata di 62 milioni di tonnellate, equivalenti a 7,8 kg pro capite. Il documento, uscito nel 2024, prevede un aumento annuo di 2,6 milioni di tonnellate. Se questo trend continua, nel 2030 si raggiungeranno 82 milioni di tonnellate.

Preoccupa il tasso di riciclo: solo il 22,3% dell’e-waste mondiale è raccolto e riciclato con procedure documentate (dato 2022). La quantità di rifiuti elettronici cresce quindi a un ritmo cinque volte superiore rispetto al riciclo. Il resto finisce in discarica o all’inceneritore, viene esportato verso Paesi con impianti inadeguati o resta fermo nei cassetti. In ambito europeo, gli obiettivi di circolarità sono ancora lontani: ne abbiamo parlato in perché l’Europa rischia di mancare i suoi obiettivi su rifiuti ed economia circolare.

Perché i piccoli RAEE danneggiano l’ambiente (e l’economia)

Un caricatore gettato nell’indifferenziata danneggia prima di tutto l’ambiente: molti piccoli apparecchi contengono batterie al litio, piombo, cadmio e mercurio. Se il rifiuto arriva in discarica o all’inceneritore, questi metalli rischiano di inquinare suolo e falde acquifere. Le batterie al litio schiacciate nei camion della raccolta causano incendi negli impianti di trattamento.

C’è poi il conto economico. Secondo il Global E-waste Monitor 2024, il mancato riciclo del 2022 ha lasciato non recuperate risorse naturali per 62 miliardi di dollari: oro, rame, ferro, terre rare. Lo studio UNITAR-WEEE Forum del 2023 stima che i rifiuti elettronici invisibili valgano quasi 10 miliardi di dollari all’anno. Recuperare questi metalli dai RAEE riduce il ricorso a nuova estrazione mineraria. Spieghiamo il processo pratico in come recuperare l’oro dei RAEE.

La raccolta dei RAEE in Italia: i dati 2025

In Italia la raccolta ufficiale mostra miglioramenti, ma non raggiunge ancora gli obiettivi europei. Il rapporto annuale 2025 del Centro di Coordinamento RAEE indica che nel 2025 sono state raccolte 366.891 tonnellate di rifiuti elettronici, con un aumento del 2,4% rispetto al 2024. La quantità pro capite è di 6,22 kg per ogni abitante, con il Nord che si conferma al primo posto (7,02 kg per abitante).

L’aumento arriva soprattutto dai grandi elettrodomestici (+5,4%) e dai piccoli apparecchi elettronici (+5,1%), la categoria dove si annidano i rifiuti invisibili. La direttiva europea sui RAEE (2012/19/UE) fissa dal 2019 il target di raccolta al 65% delle apparecchiature immesse sul mercato: l’Italia resta sotto quella soglia. Una parte della soluzione viene dalle normative UE sulla prevenzione. La direttiva (UE) 2022/2380 ha reso il caricabatterie unico USB-C obbligatorio dal 28 dicembre 2024 su smartphone e altri dispositivi. La Commissione europea aveva stimato nel 2022 un risparmio di 11.000 tonnellate di RAEE l’anno.

Cosa puoi fare con i tuoi piccoli RAEE

Sui rifiuti invisibili la leva individuale conta, perché il problema nasce in casa. Porta i piccoli RAEE all’isola ecologica o in negozio: il decreto ministeriale 121 del 2016 obbliga i punti vendita sopra i 400 m² a ritirare gratis i dispositivi sotto i 25 cm anche senza acquisto, la formula “uno contro zero”. Svuota il cassetto dei vecchi telefoni, cavi e caricatori: quelli che funzionano ancora si possono vendere o donare.

Meglio ancora prevenire: riparare un dispositivo o comprarlo ricondizionato taglia i rifiuti alla fonte, come raccontiamo in dispositivi digitali ricondizionati per una scelta sostenibile. Quanto all’elettronica usa e getta, gadget e sigarette elettroniche monouso mettono batterie e circuiti dentro oggetti che durano pochi giorni: farne a meno resta la scelta più pulita.

Batterie, spine e circuiti non vanno mai nell’indifferenziata: è la regola che copre tutto il resto.

Domande frequenti

Cosa significa e-waste?

E-waste è il termine inglese per i rifiuti elettronici, in italiano RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche). Comprende tutto ciò che funziona con spina, batteria o pannello: dai frigoriferi agli smartphone, fino a cavi e lampadine LED. Secondo il Global E-waste Monitor di UNITAR e ITU, nel 2022 il mondo ne ha prodotti 62 milioni di tonnellate e solo il 22,3% è stato riciclato in modo documentato.

Quali sono i rifiuti elettronici invisibili più comuni?

Sono i piccoli oggetti elettronici che non associamo ai RAEE: cavi e caricatori, auricolari, sigarette elettroniche, giocattoli con circuiti, rasoi elettrici, chiavette USB, lampadine LED, termometri digitali, rilevatori di fumo, dispositivi indossabili. Lo studio UNITAR-WEEE Forum del 2023 li stima in 9 miliardi di chilogrammi l'anno, circa un sesto di tutto l'e-waste mondiale.

Dove si buttano i piccoli rifiuti elettronici?

Mai nell'indifferenziata. Le strade corrette sono tre: il centro di raccolta comunale (isola ecologica), il negozio di elettronica dove si acquista un prodotto equivalente (ritiro "uno contro uno") e i punti vendita sopra i 400 m², che ritirano gratis i RAEE sotto i 25 cm anche senza acquisto ("uno contro zero"). Le batterie estraibili vanno nei contenitori dedicati alle pile.

Perché i rifiuti elettronici sono pericolosi per l'ambiente?

Contengono sostanze tossiche come litio, piombo, cadmio e mercurio. Se il dispositivo finisce in discarica o nell'inceneritore, questi metalli possono contaminare suolo e acqua. Le batterie al litio danneggiate provocano incendi negli impianti di smaltimento. Al danno ambientale si somma quello economico: il Global E-waste Monitor 2024 valuta in 62 miliardi di dollari le materie prime perse nel solo 2022.

Le fonti

  • Global E-waste Monitor 2024: Electronic Waste Rising Five Times Faster than Documented E-waste Recycling, UNITAR — link allo studio
  • The Global E-waste Monitor 2024, ITU — link allo studio
  • The Global E-waste Monitor 2024, E-waste Monitor — link allo studio
  • 'Invisible' e-waste: almost $10 billion in essential raw materials recoverable, WEEE Forum — link allo studio
  • Rapporto annuale 2025, Centro di Coordinamento RAEE — link allo studio
  • Raccolta RAEE: 2025 in crescita del 2,4%, Erion WEEE — link allo studio
  • Caricabatterie universale, scatta l'obbligo in UE, Adnkronos Prometeo — link allo studio