Rifiuti ed economia circolare: perché l'Europa rischia di mancare i suoi target

Rifiuti ed economia circolare: perché l’Europa rischia di mancare i suoi target

L’immagine ufficiale dell’Unione europea è quella di un continente all’avanguardia mondiale nella gestione dei rifiuti. La realtà, letta nei numeri più recenti, è molto più ruvida: il tasso di circolarità cresce di pochi decimali all’anno, l’industria del riciclo perde capacità produttiva e una parte crescente dei rifiuti differenziati finisce lavorata fuori dai confini europei.

Eppure il 2026 è un anno decisivo. Tra il Circular Economy Act atteso nella seconda metà dell’anno, la Direttiva sul diritto alla riparazione operativa da fine luglio e i primi impianti industriali per riciclare terre rare e batterie al litio-ferro-fosfato, la partita europea dei rifiuti entra in una fase nuova. In gioco non c’è solo l’ambiente, ma anche l’autonomia strategica del continente sulle materie prime critiche.

Il divario tra ambizione e realtà: il tasso di circolarità è fermo

Il parametro che misura quanta parte dei materiali usati in economia proviene da riciclo racconta bene il problema. I materiali secondari hanno rappresentato il 12,2% dell’utilizzo totale di materia nel 2024, un aumento di appena 1,5 punti percentuali rispetto al 2010: un progresso talmente lento da rendere l’UE, allo stato attuale, non in traiettoria per raddoppiare il tasso di uso circolare dei materiali entro il 2030.

L’obiettivo è portare il tasso di circolarità dal 12% al 24% entro il 2030, come confermato nel Clean Industrial Deal. Ma raggiungerlo richiederebbe una crescita annua di oltre 1,7 punti percentuali, più dell’intero incremento realizzato tra il 2010 e il 2024, tenendo conto anche delle proiezioni OCSE su una domanda futura di materiali in aumento.

È una differenza enorme fra la retorica dei piani strategici e il ritmo effettivo della trasformazione. L’Europa ha costruito il quadro regolatorio più completo al mondo sull’economia circolare, ma continua a mancare i propri obiettivi, e il tasso di circolarità si è mosso appena in un decennio. Un tema che green.it aveva già analizzato ai tempi del Circular Economy Package varato dalla Commissione.

Plastica: la transizione europea che si è fermata

Il caso più eclatante riguarda la plastica. Il rapporto 2026 di Plastics Europe fotografa una situazione peggiore di quella percepita: a fronte di una produzione globale di plastica circolare in accelerazione, la crescita annua europea è crollata dal 13,6% del 2022 all‘1,2% del 2024.

Dietro il rallentamento c’è una miscela di prezzi dell’energia, concorrenza asiatica e domanda debole. Il 19% della domanda dei trasformatori di plastiche circolari viene soddisfatto tramite importazioni e il 12,4% dei rifiuti raccolti in Europa viene riciclato in altre regioni. Una quota crescente della nostra spazzatura viene lavorata altrove, e questo mina sia gli obiettivi climatici sia la sovranità industriale.

Secondo la Commissione europea, dei circa 58 milioni di tonnellate di plastica prodotte nell’UE, solo la metà viene raccolta e differenziata e circa il 13% viene effettivamente riciclato in nuova plastica. Il riciclo chimico, spesso presentato come soluzione miracolosa, si sta rivelando un vicolo stretto: di 65 progetti pianificati in Europa per una capacità complessiva di 2,8 milioni di tonnellate all’anno, a ottobre 2025 solo 18 impianti erano operativi con appena 290mila tonnellate prodotte, e nove progetti sono stati ufficialmente cancellati, inclusi grandi investimenti di Dow, Neste ed ExxonMobil.

Il caso Belgio e i modelli che funzionano davvero

Non tutta l’Europa arranca allo stesso modo. Lo schema belga Fost Plus di responsabilità estesa del produttore raggiunge l‘80% di riciclo complessivo degli imballaggi senza sistema di deposito su cauzione, il tasso più alto dell’UE, già oltre il target europeo del 70% al 2030. Anche i Paesi Bassi, nonostante la crisi del settore del riciclo, restano sopra il 76%.

La Svezia ha investito sull’infrastruttura tecnologica: Site Zero, aperto a novembre 2024, è il più grande impianto al mondo per la selezione delle plastiche, capace di separare 12 tipi diversi al 95% di efficienza usando intelligenza artificiale e sensori a infrarossi. Nel frattempo, otto paesi europei hanno introdotto sistemi di deposito cauzionale negli ultimi quattro anni: Malta, Lettonia, Slovacchia, Romania, Ungheria, Irlanda, Austria e Polonia, mentre Spagna, Italia e Francia dovranno agire in modo obbligatorio secondo il PPWR.

L’Italia si trova quindi davanti a un obbligo di sistema, non a una scelta politica opzionale, sul deposito su cauzione per bottiglie e lattine. Il tema dei divieti europei sugli imballaggi e dei nuovi modelli di riuso è già stato affrontato nella nostra analisi sul packaging sostenibile.

Terre rare e magneti: la nuova frontiera del riciclo europeo

Se la plastica arretra, sulle materie prime critiche l’Europa sta invece muovendo i primi passi industriali. Il 28 aprile 2026 è stato inaugurato a Pforzheim, in Germania, un impianto per riciclare e produrre magneti alle terre rare gestito dalla start-up HyProMag: l’obiettivo dell’UE è coprire il 25% della domanda di materiali strategici tramite riciclo entro il 2030.

L’impianto di Pforzheim parte con una capacità di circa 100 tonnellate annue di magneti al neodimio-ferro-boro, con piani per salire a 350 tonnellate e un’ulteriore espansione a 750 tonnellate già autorizzata, obiettivo che HyProMag intende raggiungere nei prossimi tre anni. In Francia, il progetto Caremag a Lacq punta ancora più in alto: l’impianto, atteso operativo a fine 2026, riciclerà 2.000 tonnellate di magneti alle terre rare e raffinerà 5.000 tonnellate di concentrati minerari all’anno, con una produzione prevista di 600 tonnellate di ossidi di disprosio e terbio, pari a circa il 15% della produzione globale.

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, il potenziale è enorme: il solo riciclo potrebbe ridurre fino al 35% il fabbisogno di forniture primarie di terre rare entro il 2050, e l’Europa è particolarmente ben posizionata perché genererà metà del rottame globale di magneti da eolico e un quarto da veicoli elettrici entro il 2030.

Batterie LFP: dallo scarto a materiale più performante

Anche sul fronte delle batterie la ricerca sta cambiando le regole del gioco. Ingegneri della University of California San Diego hanno sviluppato un metodo ecocompatibile per fare upcycling dei catodi delle batterie al litio-ferro-fosfato esauste, trasformandoli in litio-manganese-ferro-fosfato, un materiale che immagazzina più energia dell’LFP originale.

È un cambio di paradigma: non si tratta più di recuperare il litio, ma di produrre un materiale superiore a quello di partenza. La logica del recupero come pura estrazione lascia spazio a un’idea di riciclo che genera valore, non solo lo conserva, in linea con quanto promosso dalla Global Battery Alliance per una filiera più sostenibile.

E-waste e rifiuti globali: il quadro internazionale è preoccupante

Uscendo dal perimetro europeo, i numeri diventano ancora più severi. Secondo l’ONU, nel 2022 sono state prodotte 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, con un aumento dell‘82% dal 2010 e una crescita attesa di un altro 32% entro il 2030, mentre solo l‘1% della domanda di terre rare viene soddisfatto dal riciclo di e-waste. Sul fenomeno dei rifiuti invisibili green.it ha dedicato un approfondimento specifico.

Il report prevede una diminuzione del tasso documentato di raccolta e riciclo dal 22,3% del 2022 al 20% al 2030, un dato inquietante che segnala un allargamento del divario fra generazione e trattamento. Sul fronte urbano, i rifiuti solidi urbani globali cresceranno da 2,3 miliardi di tonnellate nel 2023 a 3,8 miliardi entro il 2050, e senza intervento il costo annuo della loro gestione potrebbe quasi raddoppiare, arrivando a 640,3 miliardi di dollari nel 2050.

Cosa cambierà davvero con il Circular Economy Act

Il Circular Economy Act atteso in autunno 2026 dovrebbe finalmente creare quello che manca: un mercato unico europeo delle materie prime seconde. La proposta legislativa dovrebbe armonizzare i sistemi nazionali di responsabilità estesa del produttore, stabilire criteri UE per la fine dello stato di rifiuto e riformare la direttiva WEEE sui rifiuti elettronici.

È un pacchetto tecnico che avrà però conseguenze concrete sui consumatori. Dal 31 luglio 2026 si applica anche la Direttiva Riparazione, che impone ai produttori di riparare i beni entro tempi e costi ragionevoli, favorendo cicli di vita più lunghi dei prodotti. Il diritto a far riparare uno smartphone o un elettrodomestico diventa una leva industriale, non solo una battaglia dei consumatori.

Da novembre 2026, inoltre, saranno vietate le esportazioni di rifiuti plastici verso paesi non OCSE, misura pensata per ridurre l’esternalizzazione dei danni ambientali verso il Sud globale.

Un decennio decisivo per capire se la circolarità è davvero possibile

Il paradosso europeo è tutto qui: mai come oggi il quadro normativo è stato così ambizioso, e mai come oggi il settore industriale del riciclo è sembrato così fragile. La transizione non fallirà per mancanza di regole, ma potrebbe fallire per un difetto di visione economica: recuperare materiali costa più che estrarli, e senza segnali di prezzo, dazi intelligenti e domanda pubblica di materia riciclata l’infrastruttura del riciclo non regge.

La scommessa dei prossimi quattro anni è convincere non solo i governi, ma anche investitori privati e cittadini, che i rifiuti non sono un problema di fine ciclo ma la nuova miniera del continente. Se l’Europa saprà rendere il riciclo economicamente vantaggioso quanto l’estrazione, il 24% al 2030 tornerà a essere un obiettivo credibile. Altrimenti resterà, ancora una volta, un buon proposito su carta.

Domande frequenti

Qual è oggi il tasso di circolarità dell'Unione europea?

Secondo i dati dell'Agenzia europea dell'ambiente, nel 2024 i materiali riciclati hanno rappresentato il 12,2% del totale utilizzato nell'economia UE, con un aumento di appena 1,5 punti percentuali rispetto al 2010. L'obiettivo fissato dal Clean Industrial Deal è il 24% entro il 2030, ma servirebbe una crescita annua superiore a 1,7 punti percentuali: più di quanto realizzato in tutto l'ultimo decennio. Per questo la stessa EEA considera l'UE fuori traiettoria.

Perché il riciclo delle plastiche in Europa sta rallentando?

Il rapporto Plastics Europe 2026 mostra un calo della crescita annua della produzione circolare dal 13,6% del 2022 all'1,2% del 2024. Le cause sono i costi energetici alti, la concorrenza asiatica, la domanda debole e il fatto che i materiali riciclati costano più delle plastiche vergini. Inoltre, il 12,4% dei rifiuti plastici raccolti in Europa viene riciclato altrove e il 19% della domanda di plastica circolare è soddisfatta da importazioni, indebolendo l'industria del riciclo continentale.

Cosa cambierà con il Circular Economy Act atteso nel 2026?

La proposta legislativa attesa nella seconda metà del 2026 punta a creare un vero mercato unico europeo per le materie prime seconde. Prevede l'armonizzazione degli schemi nazionali di responsabilità estesa del produttore, criteri comuni UE per la fine dello stato di rifiuto e una riforma della direttiva WEEE sui rifiuti elettronici. Si affiancherà alla Direttiva Riparazione, operativa dal 31 luglio 2026, che obbliga i produttori a riparare beni difettosi entro tempi e costi ragionevoli, allungando la vita utile dei prodotti.

Perché il riciclo delle terre rare è così importante per l'Europa?

Le terre rare sono essenziali per magneti permanenti usati in veicoli elettrici, turbine eoliche ed elettronica di consumo, ma la Cina detiene una quota dominante della produzione globale. Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, il riciclo può ridurre fino al 35% il fabbisogno di forniture primarie entro il 2050, e l'Europa è ben posizionata perché genererà metà del rottame globale di magneti da eolico e un quarto da veicoli elettrici entro il 2030. Impianti come HyProMag a Pforzheim e Caremag in Francia sono i primi passi industriali concreti.

Quanto rifiuto elettronico produciamo e quanto viene realmente riciclato?

Secondo il Global E-waste Monitor 2024 dell'ONU, nel 2022 sono state prodotte 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici a livello mondiale, con un aumento dell'82% rispetto al 2010. Solo il 22,3% è stato raccolto e riciclato formalmente e, senza cambi di rotta, questa quota è destinata a scendere al 20% entro il 2030, mentre la generazione salirà a 82 milioni di tonnellate. Appena l'1% della domanda globale di terre rare viene oggi soddisfatto dal riciclo di e-waste.

Le fonti

  • Circular material use rate in Europe, European Environment Agency — link allo studio
  • Europe's Circular Economy in 2026: The Gap Between 12% and 24%, Source Register — link allo studio
  • Circular Economy for Plastics 2026, Plastics Europe — link allo studio
  • Circularity for plastics: the European Commission's New Year's Resolution, Packaging Europe — link allo studio
  • EU Plastics Circular Economy: The Ground-Level Reality, House of Impact — link allo studio
  • Germany opens rare earth magnet recycling plant, The Peninsula Qatar / AFP — link allo studio
  • HyProMag inaugurates rare earth recycling plant, Electrive — link allo studio
  • Caremag raises €216 million to build rare earths plant in France, Fastmarkets — link allo studio
  • IEA: Europe can be particularly well-positioned in rare earth recycling, CEENERGYNEWS — link allo studio
  • Spent EV Batteries Get Second Life as Higher-Performance Battery Material, Newswise / UC San Diego — link allo studio
  • The Global E-waste Monitor 2024, UNITAR / ITU — link allo studio
  • World must move beyond waste era and turn rubbish into resource, UNEP — link allo studio
  • EU circular economy act 2026 to reshape packaging and recycling, Packaging Gateway — link allo studio