Terra screpolata dalla siccità in un'area a rischio desertificazione

Desertificazione: cos’è, quali sono le cause e cosa si decide al summit ONU

La desertificazione rappresenta il degrado del suolo nelle zone aride, semi-aride e sub-umide secche, provocato da cambiamenti climatici e dall’attività umana. Non si tratta semplicemente dell’espansione delle dune sahariane, bensì della diminuzione della fertilità di terreni un tempo produttivi. Questo argomento si trova ora al centro dell’attenzione internazionale: il 17 agosto 2026, a Ulaanbaatar, in Mongolia, inizierà la COP17 dell’UNCCD, la Conferenza delle Parti della Convenzione ONU per combattere la desertificazione. Secondo l’UNCCD, fino al 40% delle terre emerse è colpito dal degrado del suolo, influenzando la vita di miliardi di persone. Per l’Italia, questa questione è particolarmente rilevante: circa un quarto del suo territorio è minacciato.

Cos’è la desertificazione: la definizione dell’ONU

La Convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione (UNCCD, dall’inglese United Nations Convention to Combat Desertification) descrive questo fenomeno come il deterioramento delle terre aride, semi-aride e sub-umide secche, dovuto a fattori climatici e attività umane. Tale definizione è fornita dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che richiama l’articolo 1 della Convenzione.

In sostanza, un suolo subisce desertificazione quando, in modo duraturo, perde la sua capacità biologica ed economica. Il terreno diventa sempre più carente, incapace di trattenere acqua e nutrienti, fino a non poter più sostenere le coltivazioni. Non è necessario che il clima sia già desertico: la desertificazione interessa anche le aree temperate, dove l’uso intensivo della terra insieme ai cambiamenti climatici impoveriscono i suoli.

Desertificazione e siccità: non sono la stessa cosa

Desertificazione e siccità sono spesso erroneamente identificate come sinonimi, ma si riferiscono a situazioni distinte. La siccità è un fenomeno transitorio: si tratta di un intervallo caratterizzato da precipitazioni notevolmente ridotte, che può estendersi per mesi o anni, al termine del quale il terreno ha la possibilità di riprendersi. Al contrario, la desertificazione costituisce un deterioramento del suolo prolungato, frequentemente irreversibile nell’arco della vita umana.

Tuttavia, i due fenomeni si rinforzano a vicenda. Come evidenziato dall’ARPAE Emilia-Romagna, l’aridità e le siccità ricorrenti compromettono la copertura vegetale e rendono il suolo vulnerabile all’erosione, accelerando così il degrado. Abbiamo descritto come la siccità stia già interessando l’Europa con conseguenze spesso sottovalutate.

Le cause della desertificazione

La desertificazione deriva dal combinarsi di due ampie categorie di fattori: quelli climatici e quelli legati all’azione umana. L’IPCC, nel suo rapporto speciale su clima e territorio del 2019, ha rilevato che l’intensità della desertificazione è cresciuta in alcune aree aride negli ultimi decenni, con hotspot che nel 2015 interessavano circa 500 milioni di persone.

L’innalzamento delle temperature, l’evaporazione elevata e l’aumento della frequenza delle siccità sono fattori critici per il clima. Per quanto riguarda l’aspetto umano, influiscono le attività che sfruttano il suolo a un ritmo superiore rispetto alla capacità di rigenerazione della natura:

  • agricoltura intensiva e sfruttamento eccessivo dei terreni;
  • pascolo eccessivo, che elimina la vegetazione che protegge il suolo;
  • deforestazione e perdita di copertura arborea;
  • cattiva gestione dell’acqua, che porta a salinizzazione dei terreni irrigui;
  • cementificazione, che sottrae suolo fertile in modo permanente.

La perdita della vegetazione rappresenta frequentemente il primo passaggio: in assenza di radici e materiale organico, il suolo non riesce a mantenere l’acqua. Conta anche la vita microscopica del terreno, come abbiamo raccontato parlando della biodiversità nascosta del suolo.

Quanto suolo perde il mondo ogni anno

I dati a livello mondiale offrono un’indicazione chiara della questione. Come riportato dall’UNCCD, nel periodo compreso tra il 2015 e il 2019, sono stati persi almeno 100 milioni di ettari di terra sana all’anno: ciò corrisponde a quattro campi da calcio di suolo fertile degradato ogni secondo.

Inoltre, bisogna considerare la salinizzazione. Nel mese di dicembre 2024, la FAO ha rilasciato la prima importante analisi globale sui suoli salini dopo cinquant’anni: all’incirca 1,4 miliardi di ettari sono attualmente colpiti dalla salinità, mentre un ulteriore miliardo di ettari è minacciato.

Anche il bilancio economico è gravoso. Secondo le stime più recenti dell’UNCCD — più alte delle valutazioni passate perché includono anche salute ed energia, oltre all’agricoltura — la siccità costa all’economia globale almeno 300 miliardi di dollari l’anno, e gli eventi siccitosi sono aumentati di quasi un terzo dal 2000. Il rapporto UNCCD sui hotspot della siccità illustra come tali effetti si ripercuotano su settori come cibo, energia e salute.

La desertificazione in Italia: un quarto del territorio a rischio

L’Italia non si limita a osservare dall’esterno. Dati dell’ISPRA, citati dall’ANSA, indicano che oltre il 28% del territorio nazionale è esposto al rischio di desertificazione (stima ISPRA ripresa dal 2022). Lo stesso istituto calcola che circa il 17,4% della superficie italiana risulti già degradato, dato riferito al 2019 e riportato da Greenreport.

La distribuzione del rischio è chiara e interessa in particolare il Sud Italia. La Sicilia rappresenta l’area maggiormente vulnerabile, con una vasta porzione del suo territorio a rischio, seguita da Molise, Puglia e Basilicata. La situazione si aggrava quando la disponibilità di acqua diminuisce: come riportato dall’ISPRA in un articolo su Rinnovabili.it, nel 2024 la risorsa idrica nel Paese è scesa del 18%. Gli effetti sono già evidenti sul territorio, come dimostra la siccità che ha interessato la Sicilia, con laghi asciutti e agrumeti distrutti.

Cosa si decide al summit ONU sulla desertificazione

Il summit dell’ONU dedicato al tema è rappresentato dalla COP dell’UNCCD, che riunisce le 197 Parti della Convenzione. La COP16 di Riyadh, in Arabia Saudita, si è svolta nel dicembre 2024 e ha portato a risultati contrastanti. Come riporta il World Economic Forum, sono stati promessi più di 12 miliardi di dollari per la riabilitazione delle terre e per migliorare la resilienza ai fenomeni di siccità. Tuttavia, come sottolinea il World Resources Institute, i governi non sono riusciti a stipulare un accordo vincolante sulla gestione della siccità, rimandando così la questione più critica.

Il nodo in questione si trova ora all’ordine del giorno della COP17 di Ulaanbaatar, inaugurata il 17 agosto 2026, con il tema “Restoring Land. Restoring Hope”. La Mongolia ospitante, secondo la stessa UNCCD, ha già degradato quasi il 77% del proprio territorio: un esempio emblematico. Le discussioni mireranno a stabilire un regime globale per affrontare la siccità e a incentivare investimenti per il recupero dei suoli.

“La terra è la nostra infrastruttura più vitale: sostiene sicurezza alimentare, acqua, mezzi di sostentamento e stabilità. Quando la terra cede, l’insicurezza cresce”, ha dichiarato Yasmine Fouad, Segretaria esecutiva dell’UNCCD, nella presentazione ufficiale della COP17. “La conferenza deve produrre soluzioni pratiche e finanziabili”.

Perché la partita del suolo si gioca proprio adesso

Il suolo rappresenta una risorsa che si sviluppa nel corso di secoli, ma può essere compromessa in pochi anni. Secondo le informazioni fornite dall’UNCCD e dalla FAO, il degrado avanza più rapidamente rispetto al recupero, e l’Italia mediterranea è particolarmente colpita. Il summit di Ulaanbaatar non sarà l’unico a determinare il futuro della terra, ma segna dove si concentrano le risorse finanziarie e la volontà politica: ripristinare i suoli è più vantaggioso che perderli. Per coloro che risiedono in zone vulnerabili, dalla Sicilia all’Africa subsahariana, la distinzione tra un terreno ben curato e uno trascurato rappresenta la differenza tra rimanere e allontanarsi. La relazione tra clima che cambia e siccità evidenzia che il tempo per agire sta rapidamente esaurendosi.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra desertificazione e deserto?

Il deserto è un ecosistema naturale, stabile, con una propria flora e fauna adattate all'aridità. La desertificazione è invece un processo di degrado: un suolo che era fertile e produttivo perde la sua capacità di sostenere vegetazione e colture. Secondo l'UNCCD riguarda le terre aride, semi-aride e sub-umide secche, comprese molte aree del Mediterraneo. In sintesi, il deserto c'è già; la desertificazione è la trasformazione di terra viva in terra sterile.

Quanto territorio italiano è a rischio desertificazione?

Secondo i dati dell'ISPRA, oltre il 28% del territorio italiano è a rischio desertificazione e circa il 17,4% della superficie nazionale risulta già in stato di degrado. Le regioni più esposte sono al Sud: la Sicilia è la più vulnerabile, seguita da Molise, Puglia e Basilicata. Il rischio aumenta con il calo della disponibilità idrica, scesa del 18% nel 2024 secondo l'ISPRA.

Quali sono le cause principali della desertificazione?

Le cause si dividono in climatiche e umane. Tra quelle climatiche: aumento delle temperature, maggiore evaporazione e siccità più frequenti. Tra quelle umane: agricoltura intensiva, pascolo eccessivo, deforestazione, cattiva gestione dell'acqua con salinizzazione dei terreni irrigui e cementificazione. Di solito i due gruppi di cause agiscono insieme, e la perdita di vegetazione riduce la capacità del suolo di trattenere l'acqua.

Cos'è il summit ONU sulla desertificazione (UNCCD COP)?

È la Conferenza delle Parti della Convenzione ONU per la lotta alla desertificazione, che riunisce le 197 Parti aderenti. La COP16 si è tenuta a Riyadh nel dicembre 2024 con oltre 12 miliardi di dollari di impegni, ma senza un accordo vincolante sulla siccità. La COP17 si è aperta il 17 agosto 2026 a Ulaanbaatar, in Mongolia, con l'obiettivo di costruire un regime globale sulla siccità e mobilitare investimenti sul ripristino dei suoli.

Le fonti

  • Special Report on Climate Change and Land (SRCCL), capitolo desertificazione, IPCC, 2019 — link allo studio
  • 17ª Conferenza delle Parti (COP17), Ulaanbaatar, UNCCD, 2026 — link allo studio
  • UNCCD COP17 a Ulaanbaatar dal 17 al 28 agosto 2026, UNRIC, 2026 — link allo studio
  • esiti della COP16 di Riyadh, UNCCD, 2024 — link allo studio
  • almeno 100 milioni di ettari di terra sana persi ogni anno, UNCCD, 2024 — link allo studio
  • Global Drought Hotspots report, UNCCD, 2025 — link allo studio
  • cosa si è deciso alla COP16 sulla desertificazione, World Economic Forum, 2024 — link allo studio
  • risultati misti della COP16 su terra e siccità, World Resources Institute, 2024 — link allo studio
  • sintesi della COP16 UNCCD, IISD Earth Negotiations Bulletin, 2024 — link allo studio
  • La desertificazione (definizione UNCCD), MASE — link allo studio
  • cos'è la desertificazione, ARPAE Emilia-Romagna — link allo studio
  • prima valutazione globale dei suoli salini in 50 anni, FAO, 2024 — link allo studio
  • ISPRA: il 28% dell'Italia a rischio desertificazione, ANSA — link allo studio
  • ISPRA: il 17,4% del suolo nazionale è degradato, Greenreport — link allo studio
  • disponibilità idrica in Italia -18% nel 2024 (dati ISPRA), Rinnovabili.it, 2024 — link allo studio