Porto commerciale con container all'alba: le merci importate nell'UE ora pagano la CO2 con il CBAM

CBAM: cos’è e come funziona la tassa europea sul carbonio alle frontiere

Dal 1° gennaio 2026 chi porta nell’Unione Europea acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti, elettricità o idrogeno paga per la CO₂ emessa nella loro produzione. Lo stabilisce il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere. Secondo la Commissione europea, la fase definitiva è partita il 1° gennaio 2026. Chi importa più di 50 tonnellate all’anno di queste merci deve compensare le emissioni con appositi certificati. In pratica, la CO₂ importata ora ha un prezzo, come già accade per quella prodotta dentro l’UE.

Cos’è il CBAM e perché l’Europa lo ha introdotto

Il CBAM applica alle merci importate un costo per il carbonio. Il costo equivale a quello che i produttori europei pagano attraverso l’ETS (Emissions Trading System), il mercato europeo dei permessi di emissione. La Commissione europea dichiara un obiettivo preciso: impedire il carbon leakage, la “fuga di carbonio”. Succede quando le produzioni più inquinanti migrano verso paesi con regole climatiche più deboli. Questo spostamento azzererebbe i benefici delle politiche europee sul clima.

Wopke Hoekstra, Commissario europeo per il clima, lo ha sintetizzato il 17 dicembre 2025, in una dichiarazione riportata da S&P Global: “Il senso del meccanismo è evitare la fuga di carbonio. Non chiediamo agli altri niente di più di quanto chiediamo a noi stessi”.

Il principio economico è familiare: ciò che inquina resta artificialmente conveniente finché nessuno ne paga il costo climatico. Lo abbiamo raccontato spiegando perché i biglietti aerei costano meno di quelli dei treni.

Come funziona: certificati, soglie e scadenze

Il meccanismo funziona in tre passaggi:

  1. Registrazione: le imprese sopra le 50 tonnellate annue di merci coperte chiedono lo status di “dichiarante CBAM autorizzato”. Secondo il portale Access2Markets della Commissione, la scadenza per la domanda era il 31 marzo 2026.
  2. Dichiarazione: ogni anno le imprese dichiarano le emissioni incorporate nelle merci importate.
  3. Certificati: acquistano e riconsegnano un numero corrispondente di certificati CBAM. Il prezzo segue le aste dell’ETS.

Le prime scadenze operative arrivano dallo stesso portale della Commissione: la vendita dei certificati parte il 1° febbraio 2027. La prima riconsegna copre le importazioni del 2026 e scade il 30 settembre 2027.

La soglia di esenzione delle 50 tonnellate annue nasce dal pacchetto di semplificazione del 2025. Secondo il comunicato della Commissione europea, esonera circa il 90% degli importatori, soprattutto piccole e medie imprese. La copertura però resta: circa il 99% delle emissioni incorporate nelle importazioni dei settori interessati.

In parallelo, i produttori europei perdono gradualmente i permessi gratuiti dell’ETS. Secondo l’International Carbon Action Partnership (ICAP), l’assegnazione gratuita nei settori CBAM cala dal 2026 e si azzera nel 2034. Per l’industria europea, niente più permessi gratuiti entro il 2034.

Quanto costa la CO₂ importata nel 2026

Il prezzo dei certificati CBAM segue quello dei permessi ETS. Nell’estate 2026 il riferimento è concreto. Secondo GMK Center — testata specializzata del settore siderurgico, quindi fonte di settore e non istituzionale — il prezzo ETS ha superato 80 euro per tonnellata di CO₂ a inizio agosto 2026. Il picco è del 22 luglio: 86,6 euro. L’ordine di grandezza trova riscontro nel Carbon Price Viewer dell’organizzazione indipendente Sandbag.

Facciamo un esempio, a puro titolo illustrativo e non come media di settore. Una tonnellata di acciaio arriva da un paese senza prezzo del carbonio, con 2 t CO₂ di emissioni incorporate. Il costo aggiuntivo supererebbe i 160 euro.

Il costo effettivo dipende da due sconti. Primo: la quota di permessi ancora gratuiti per i produttori europei riduce in proporzione i certificati dovuti. Secondo: l’eventuale prezzo del carbonio già pagato nel paese di origine si sottrae dal conto.

Perché l’Italia è il paese più esposto

Per l’Italia il CBAM non è un tema astratto. Uno studio della società di consulenza iSustainability, ripreso da Transportonline nel 2026, indica che l’Italia è il paese più esposto agli effetti economici del meccanismo. Nel 2024 il nostro paese ha importato 6,23 milioni di tonnellate di prodotti piani in acciaio da paesi extra-UE. È il 28,7% del totale europeo, il valore più alto tra gli Stati membri. Lo stesso studio stima in circa 3.000 le imprese italiane coinvolte. Per i grandi importatori l’impatto può arrivare a diversi milioni di euro l’anno. Attenzione: il dato è una stima di una società privata, non un numero ufficiale. Va letto come ordine di grandezza.

Le filiere più toccate sono acciaio e alluminio. Stanno a monte di moltissimi prodotti quotidiani, dall’auto alla lavatrice. Quanto di questi costi arriverà sui prezzi finali? Nessuno lo sa ancora con precisione. Dipenderà dai margini delle filiere, dai contratti di fornitura e dalla disponibilità di acciaio a minori emissioni. Chi vuole capire dove si annida la CO₂ dei propri acquisti può partire dalla nostra guida all’impronta di carbonio e dal calcolo di quanto inquina la spesa di ogni settimana.

Il prezzo del carbonio si sta diffondendo nel mondo

Il CBAM produce già un effetto indiretto: spinge altri paesi a darsi un prezzo del carbonio. Il motivo è semplice: trattenere in casa i ricavi che altrimenti finirebbero a Bruxelles. Il rapporto State and Trends of Carbon Pricing 2026 della Banca Mondiale, uscito a maggio 2026, fotografa la tendenza. Nel mondo esistono 87 strumenti di carbon pricing, tra tasse sul carbonio e mercati di permessi. Insieme coprono il 29% delle emissioni globali di gas serra. I ricavi superano 107 miliardi di dollari. Il prezzo medio è quasi raddoppiato: circa 21 dollari per tonnellata.

Il divario resta ampio. I ricavi si concentrano nei paesi ad alto reddito. E 21 dollari medi globali contro gli oltre 80 euro europei raccontano un prezzo del carbonio ancora disomogeneo. È esattamente il divario che il CBAM prova a colmare alla frontiera.

Perché il 2026 è l’anno in cui la CO₂ ha davvero un prezzo

Per vent’anni il prezzo del carbonio è rimasto un affare interno europeo. Dal 1° gennaio 2026 vale anche alla frontiera. La reazione a catena è già visibile nei numeri della Banca Mondiale: più strumenti, più ricavi, più paesi coinvolti. Per le imprese italiane la partita è immediata: scadenze, certificati, filiere da ripensare. Per chi legge, il segnale è più semplice. Il costo climatico entra nei prezzi delle cose. Capire dove e come è il primo passo per scelte di consumo informate.

Domande frequenti

Cos'è il CBAM in parole semplici?

Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) è il meccanismo europeo che dà un prezzo alla CO₂ di alcune merci importate nell'UE: acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno. Chi importa più di 50 tonnellate all'anno di questi prodotti compra certificati proporzionali alle emissioni incorporate. È in vigore in forma definitiva dal 1° gennaio 2026. Serve a evitare che le produzioni inquinanti si spostino fuori dall'Europa.

Quali prodotti riguarda il CBAM?

Oggi il CBAM copre sei categorie: ferro e acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno, oltre ad alcuni prodotti a valle come viti e bulloni. Il 17 dicembre 2025 la Commissione europea ha proposto di estenderlo dal 2028 a circa 180 prodotti ad alta intensità di acciaio e alluminio, come motori e componenti di frigoriferi e pompe di calore. I beni di consumo finiti quasi mai rientrano direttamente, ma incorporano materiali che rientrano.

Il CBAM farà aumentare i prezzi per i consumatori?

Una stima ufficiale sull'effetto per i consumatori europei ancora non esiste. Il costo dei certificati ricade sugli importatori di materie prime. Loro possono assorbirlo nei margini o trasferirlo lungo la filiera. L'impatto sui prezzi finali dipenderà dal peso del materiale importato sul costo del prodotto: per un'automobile l'acciaio conta più che per uno smartphone. L'effetto, se arriverà, sarà graduale: i certificati si pagano dal 2027 e gli sconti calano fino al 2034.

Che differenza c'è tra CBAM ed ETS?

L'ETS (Emissions Trading System) è il mercato europeo dei permessi di emissione. Obbliga le industrie che producono dentro l'UE a pagare ogni tonnellata di CO₂ emessa. Il CBAM è il suo complemento alla frontiera: applica un costo equivalente alle merci prodotte fuori e importate dentro l'UE. I due strumenti viaggiano agganciati. Il prezzo dei certificati CBAM segue le aste ETS, oltre 80 euro per tonnellata nell'estate 2026.

Le fonti

  • CBAM entrato in vigore il 1° gennaio 2026, Commissione europea, 2026 — link allo studio
  • pagina ufficiale del Carbon Border Adjustment Mechanism, Commissione europea, 2026 — link allo studio
  • avvio del periodo definitivo del CBAM, Commissione europea, Access2Markets, 2026 — link allo studio
  • comunicato sul rafforzamento e la semplificazione del CBAM, Commissione europea, 2025 — link allo studio
  • State and Trends of Carbon Pricing 2026, Banca Mondiale, 2026 — link allo studio
  • dichiarazioni di Wopke Hoekstra sul CBAM, S&P Global, 2025 — link allo studio
  • il CBAM entra nella fase di conformità, ICAP, 2026 — link allo studio
  • l'estensione del CBAM ai prodotti a valle, IISD, 2026 — link allo studio
  • prezzi europei del carbonio oltre 80 €/t a inizio agosto 2026, GMK Center, 2026 — link allo studio
  • Carbon Price Viewer, Sandbag, 2026 — link allo studio
  • studio iSustainability sull'esposizione italiana al CBAM, Transportonline, 2026 — link allo studio