Terra screpolata dalla siccità in un'area a rischio desertificazione

Desertificazione: cos’è, quali sono le cause e cosa si decide al summit ONU

La desertificazione è il degrado del suolo nelle zone aride, semi-aride e sub-umide secche, spinto dai cambiamenti climatici e dall’attività umana. Riguarda la perdita di fertilità di terreni un tempo produttivi, molto più che l’avanzata delle dune sahariane. Il tema è tornato al centro dell’attenzione internazionale: il 17 agosto 2026 a Ulaanbaatar, in Mongolia, si è aperta la COP17 dell’UNCCD, la Conferenza delle Parti della Convenzione ONU per combattere la desertificazione. Secondo l’UNCCD fino al 40% delle terre emerse è colpito dal degrado del suolo, con effetti sulla vita di miliardi di persone. Per l’Italia la posta è alta: oltre il 28% del territorio è a rischio.

Cos’è la desertificazione: la definizione dell’ONU

La Convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione (UNCCD, dall’inglese United Nations Convention to Combat Desertification) la definisce come il deterioramento delle terre aride, semi-aride e sub-umide secche, dovuto a fattori climatici e ad attività umane. La definizione, che richiama l’articolo 1 della Convenzione, è ripresa dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Un suolo si desertifica quando perde in modo duraturo la sua capacità biologica ed economica. Il terreno si impoverisce, trattiene sempre meno acqua e nutrienti, e alla fine smette di sostenere le coltivazioni. Il clima non deve essere già desertico perché accada: il fenomeno colpisce anche le aree temperate, dove l’uso intensivo della terra e i cambiamenti climatici impoveriscono i suoli insieme.

Desertificazione e siccità: due cose diverse

Desertificazione e siccità vengono spesso confuse, ma descrivono situazioni diverse. La siccità è un fenomeno passeggero: un periodo di precipitazioni molto ridotte che può durare mesi o anni, dopo il quale il terreno può riprendersi. La desertificazione è invece un degrado prolungato del suolo, spesso irreversibile nell’arco di una vita umana.

I due fenomeni, però, si alimentano a vicenda. L’ARPAE Emilia-Romagna osserva che aridità e siccità ricorrenti indeboliscono la copertura vegetale ed espongono il suolo all’erosione, accelerando il degrado. Lo raccontiamo anche parlando di come la siccità stia già colpendo l’Europa con conseguenze spesso sottovalutate.

Le cause della desertificazione

La desertificazione nasce dall’incrocio di due grandi famiglie di fattori: quelli climatici e quelli legati all’azione umana. L’IPCC, nel rapporto speciale su clima e territorio del 2019, ha rilevato che in alcune zone aride l’intensità del fenomeno è cresciuta negli ultimi decenni, con hotspot che nel 2015 coinvolgevano circa 500 milioni di persone.

Sul fronte climatico pesano l’aumento delle temperature, l’evaporazione elevata e la maggiore frequenza delle siccità. Sul fronte umano pesano le attività che consumano il suolo più in fretta di quanto la natura riesca a rigenerarlo: agricoltura e pascolo intensivi, deforestazione, cementificazione, irrigazione mal gestita che porta ai sali.

La perdita di vegetazione è spesso il primo passo: senza radici e sostanza organica, il suolo non trattiene più l’acqua. Conta anche la vita microscopica del terreno, come abbiamo raccontato parlando della biodiversità nascosta del suolo.

Quanto suolo perde il mondo ogni anno

I dati globali danno la misura del problema. L’UNCCD calcola che tra il 2015 e il 2019 si siano persi almeno 100 milioni di ettari di terra sana all’anno: l’equivalente di quattro campi da calcio di suolo fertile degradati ogni secondo.

A questo si aggiunge la salinizzazione. Nel dicembre 2024 la FAO ha pubblicato la prima grande analisi globale sui suoli salini dopo cinquant’anni: circa 1,4 miliardi di ettari sono oggi colpiti dalla salinità, e un altro miliardo di ettari è minacciato.

Pesa anche il conto economico. Secondo le stime più recenti dell’UNCCD, che oltre all’agricoltura considerano salute ed energia, la siccità costa all’economia globale almeno 300 miliardi di dollari l’anno, e gli eventi siccitosi sono cresciuti di quasi un terzo dal 2000. Il rapporto UNCCD sugli hotspot della siccità mostra come questi effetti si scarichino su cibo, energia e salute.

La desertificazione in Italia: oltre il 28% del territorio a rischio

L’Italia non guarda da fuori. I dati ISPRA ripresi dall’ANSA indicano che oltre il 28% del territorio nazionale è esposto al rischio di desertificazione (stima del 2022). Lo stesso istituto calcola che circa il 17,4% della superficie italiana risulti già degradato, dato del 2019 riportato da Greenreport.

Il rischio si concentra al Sud. La Sicilia è l’area più vulnerabile, con una porzione ampia del territorio a rischio, seguita da Molise, Puglia e Basilicata. Le cose peggiorano quando l’acqua scarseggia: sempre secondo l’ISPRA, ripresa da Rinnovabili.it, nel 2024 la risorsa idrica nel Paese è calata del 18%. Gli effetti si vedono già sul terreno, come mostra la siccità che ha colpito la Sicilia, con laghi asciutti e agrumeti distrutti.

Cosa si decide al summit ONU sulla desertificazione

Il summit ONU sul tema è la COP dell’UNCCD, che riunisce le 197 Parti della Convenzione. La COP16 di Riyadh, in Arabia Saudita, si è tenuta nel dicembre 2024 con risultati a metà. Come riferisce il World Economic Forum, sono stati promessi oltre 12 miliardi di dollari per il recupero delle terre e per rafforzare la resilienza alla siccità. Il World Resources Institute segnala però che i governi non sono riusciti a chiudere un accordo vincolante sulla gestione della siccità, rimandando il punto più spinoso.

Quel nodo arriva ora sul tavolo della COP17 di Ulaanbaatar, aperta il 17 agosto 2026 con il tema “Restoring Land. Restoring Hope”. Il Paese ospitante, la Mongolia, ha già degradato quasi il 77% del proprio territorio, un caso limite. I lavori puntano a costruire un regime globale contro la siccità e a spingere gli investimenti per il recupero dei suoli.

“La terra è la nostra infrastruttura più vitale: sostiene sicurezza alimentare, acqua, mezzi di sostentamento e stabilità. Quando la terra cede, l’insicurezza cresce”, ha dichiarato Yasmine Fouad, Segretaria esecutiva dell’UNCCD, presentando la COP17. “La conferenza deve produrre soluzioni pratiche e finanziabili”.

Perché la partita del suolo si gioca proprio adesso

Il suolo si forma nel corso di secoli e può rovinarsi in pochi anni. UNCCD e FAO concordano su un punto: il degrado corre più veloce del recupero, e l’Italia mediterranea è tra le più esposte. Ulaanbaatar non deciderà da sola il futuro della terra, ma indica dove si concentrano i soldi e la volontà politica, e recuperare i suoli conviene più che perderli. Per chi vive in zone fragili, dalla Sicilia all’Africa subsahariana, un terreno curato o abbandonato può fare la differenza tra restare e partire. Il legame tra clima che cambia e siccità dice che il tempo per intervenire si sta accorciando.

Domande frequenti

Che cos'è la desertificazione?

È il degrado duraturo del suolo nelle zone aride, semi-aride e sub-umide secche: il terreno perde fertilità, trattiene meno acqua e nutrienti e smette di sostenere le coltivazioni. La causano insieme i cambiamenti climatici e attività umane come agricoltura intensiva, pascolo eccessivo, deforestazione e cattiva gestione dell'acqua. Non riguarda solo i climi già desertici: colpisce anche le aree temperate.

Qual è la differenza tra desertificazione e siccità?

La siccità è temporanea: un periodo di piogge molto scarse, dopo il quale il suolo può recuperare. La desertificazione è un degrado prolungato del terreno, spesso irreversibile nell'arco di una vita. I due fenomeni si rinforzano: siccità ricorrenti indeboliscono la vegetazione ed espongono il suolo all'erosione (ARPAE Emilia-Romagna).

Quanto è a rischio l'Italia?

Oltre il 28% del territorio nazionale è esposto al rischio di desertificazione (stima ISPRA 2022), e circa il 17,4% risulta già degradato (dato 2019). Il rischio si concentra al Sud, con la Sicilia in testa, seguita da Molise, Puglia e Basilicata. Nel 2024 la disponibilità di acqua nel Paese è calata del 18% (ISPRA).

Quanto suolo si perde nel mondo ogni anno?

Tra il 2015 e il 2019 si sono persi almeno 100 milioni di ettari di terra sana all'anno, l'equivalente di quattro campi da calcio al secondo (UNCCD). A questo si aggiunge la salinizzazione: circa 1,4 miliardi di ettari sono colpiti dalla salinità e un altro miliardo è minacciato (FAO, 2024).

Cos'è la COP dell'UNCCD e cosa si decide?

È il summit ONU sulla desertificazione, che riunisce le 197 Parti della Convenzione. La COP16 di Riyadh (2024) ha promesso oltre 12 miliardi di dollari ma senza un accordo vincolante sulla siccità. La COP17 di Ulaanbaatar, aperta il 17 agosto 2026, punta a costruire un regime globale contro la siccità e a mobilitare investimenti per recuperare i suoli.

Le fonti

  • At least 100 million hectares of healthy land lost each year, UNCCD, 2015 — link allo studio
  • La desertificazione, Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica — link allo studio
  • Special Report on Climate Change and Land (2019), IPCC, 2015 — link allo studio
  • First major global assessment of salt-affected soils in 50 years (2024), FAO — link allo studio
  • ISPRA: il 28% dell'Italia a rischio desertificazione (2022), ANSA — link allo studio
  • Desertification COP produces mixed results, World Resources Institute — link allo studio