Un aereo di linea (foto: travelworldonline.in)
Bioenergie

In volo con l’olio da cucina usato

Dalle patatine agli aerei, l’olio di frittura può diventare biofuel

NON SOLO TABACCO. Qualche settimana fa vi raccontavamo che la South African Airways stava sperimentando i primi voli operati da aeromobili alimentati da uno speciale tipo di tabacco. Il governo sudafricano ha infatti deciso di sperimentare i biocarburanti per la compagnia di bandiera con l’obbiettivo di abbattere le proprie emissioni di CO2 di oltre il 42% entro il 2025.

L’ESPERIMENTO AUSTRALIANO. Nel 2012 la Qantas, una compagnia aerea australiana, sperimentò il primo volo commerciale alimentato con olio da cucina. L’originale biofuel era un misto di normalissimo carburante per aerei e di un liquido derivato da oli di scarto proveniente dalle friggitrici di alcuni Mc Donald’s americani. Il volo andò liscio: la tratta di 1400 chilometri tra Sidney e Adelaide fu percorsa senza nessun tipo di problema, come se l’aereo in questione fosse stato alimentato da un carburante standard. Ciò non di meno, il residuo di carbonio rilasciato nell’ambiente fu inferiore del 60% rispetto ad un uguale volo alimentato da un carburante convenzionale.

IL PRIMO VOLO INTERCONTINENTALE. L’esempio australiano ha fatto subito scuola: nel marzo del 2013 la compagna aerea olandese Klm ha fatto decollare il primo volo intercontinentale alimentato da un biocarburante composto per il 25% da olio di cucina esausto. E questo volo inaugurale dall’aeroporto Jfk di New York a quello di Schipol ad Amsterdam è stato solamente il primo di una lunga serie di analoghe traversate: la Klm ha infatti inserito i voli con biocarburante di seconda generazione nel suo programma settimanale.

L’IMPIANTO CINESE. Sulla scia di questi esperimenti, in Cina è stato inaugurato un impianto che trasforma l’olio da cucina esausto in combustibile per aerei. L’impresa, nata da un accordo tra la Boeing e la Commercial Aircraft Corporation of China, è stata inaugurata il 22 ottobre scorso. Nell’impianto pilota si rimuoveranno dunque dall’olio usato tutte le sostanze contaminate, così da produrre il nuovo combustibile per l’aviazione. Si stima che in un primo periodo si produrranno 600 litri al giorno, così da verificare la fattibilità della produzione di questo biofuel su larga scala. La compagnia giapponese All Nippon Airways sta del resto già utilizzando il nuovo biocarburante: secondo gli studiosi il velivolo alimentato dall’olio esausto produce il 30% delle emissioni in meno.