Einstein e le api

Da alcuni anni nella rete serpeggia una mezza bufala, secondo la quale Albert Einstein avrebbe detto: «se un giorno le api dovessero scomparire, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita». Questa triste predizione rimbalza da un sito all’altro e sui social network, ma è stato tuttora impossibile trovare una fonte certa che la potesse attribuire veramente ad Einstein. Se però la sua origine è tutt’altro che conosciuta, il significato è cristallino: senza l’impollinazione, i vegetali, gli animali e gli uomini si ritroverebbero davanti all’estinzione.

Mosche, vespe e farfalle

Non ne sono però del tutto convinti all’University of New England, in Australia. Stando infatti ai risultati di uno studio condotto da un team di ricercatori internazionali, insetti come vespe, mosche, farfalle e perfino coleotteri sarebbero in grado di svolgere un lavoro di impollinazione del tutto simile a quello delle api, permettendo la salvaguardia delle piante anche in caso di una drammatica e apocalittica estinzione delle api. Come ha affermato Romina Rader, in qualità di prima firmataria dello studio in questione, «mentre le api sono le impollinatrici più efficienti su una base per visita, molti altri insetti sono coinvolti, e sono talvolta così numerosi da avere un effetto complessivo maggiore delle api».

Lo studio nel dettaglio

Per arrivare a questo risultato il gruppo di ricercatori ha studiato 17 coltivazioni sparse in cinque continenti, misurando i tassi di visitazione degli insetti, la loro efficacia, il contributo alla produttività del raccolto e il rapporto con l’habitat. Una volta uniti tutti i dati, si è compreso che gli insetti non-api sono riusciti complessivamente ad eseguire tra il 25% ed il 50% delle visite totali ai fiori. Un buon risultato, dunque, che metterebbe il futuro delle piante al riparo anche in caso di una scomparsa delle api. C’è però da sottolineare che gli insetti non-api hanno una predilezione per le piantagioni tropicali, un comportamento che le api invece non dimostrano. Da questo studio si desume quindi che degli insetti meno vulnerabili delle api ai fattori ambientali possono sostituirle nel processo di impollinazione. Va da sé che questa non è una scusa per lasciar morire le api: è semmai una motivazione in più per preservare tutti gli insetti, api e non, dall’impatto negativo delle moderne pratiche agricole e industriali.

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