ALL’ARREMBAGGIO DELLA SHELL. Invece di starsene a casa al calduccio lamentandosi per l’inquinamento del pianeta, hanno deciso di invadere una piattaforma petrolifera. Questa è la storia di Aliyah, Johno, Andreas, Miriam, Zoe e Jens, attivisti di Greenpeace che il 6 aprile sono saliti a bordo della piattaforma della Shell Polar Pioneer, la quale si sta dirigendo verso l’Artico per cominciare delle rischiosissime trivellazioni. Subito dopo l’arrembaggio, i sei attivisti hanno occupato la parte inferiore della piattaforma, dove hanno esposto uno striscione contro la perforazione dell’Artico. Ovviamente nessuno di loro cercherà di impedire concretamente la navigazione della piattaforma: come ha dichiarato Johno Smith, «siamo qui per ricordare che tra 100 giorni Shell comincerà a trivellare nell’Artico».

I RISCHI DELLE TRIVELLAZIONI ARTICHE. L’iniziativa di Greenpeace coincide con l’approvazione del progetto della Shell di trivellazione dell’Artico da parte del Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti. Gli esiti di nuove trivellazioni nell’Artico possono però essere disastrosi: bisogna infatti ricordare che l’ecosistema in questione è unico, poco antropizzato e ricco di habitat differenti. Purtroppo l’attività di trivellazione porta sempre con sé delle probabili fuoriuscite di petrolio, le quali contaminando le acque metterebbero a repentaglio sia la fauna selvatica che le rare popolazioni locali. Ma se anche non ci fossero delle perdite di petrolio (caso più unico che raro), l’estrazione massiccia produrrebbe un’insostenibile quantità di gas serra, proprio nell’Artico, una delle aree maggiormente minacciate dal cambiamento climatico.

#THECROSSING. Come ha scritto Andreas Widlund, uno degli attivisti a bordo della Polar Pioneer, «più persone faranno sentire la loro voce, più sarà difficile per le compagnie petrolifere continuare a fare quello che stanno facendo». E proprio per questo Greenpeace ha lanciato su Twitter l’hashtag #TheCrossing per supportare l’iniziativa dei suoi attivisti, i quali stanno continuano a pubblicare in rete fotografie e video della loro protesta pacifica.

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