Cattura della CO2 in Italia: Ravenna, dal primo progetto all’hub del Mediterraneo
La cattura della CO2 in Italia ha il suo banco di prova al largo di Ravenna. Secondo il rapporto inviato dall’Italia alla Commissione europea nel 2024, la Fase 1 di Ravenna CCS è in esercizio e inietta fino a 25.000 tonnellate di CO2 l’anno nel giacimento esaurito di Porto Corsini Mare Ovest. La Fase 2, ora in valutazione al ministero dell’Ambiente, punta a 4 milioni di tonnellate l’anno.
Tra gli anni Cinquanta e Sessanta la Riviera Romagnola subì una profondissima trasformazione: la costa andò popolandosi di alberghi, palazzine e perfino grattacieli, tra Rimini, Milano Marittima e Cesenatico. Ma attenzione, le costruzioni non interessarono solo l’ultimo lembo di terra: in quegli stessi anni anche il mare che bagnava quella costa fu oggetto di diverse imponenti edificazioni, con il moltiplicarsi delle piattaforme petrolifere romagnole. Ma cosa fare dei siti esauriti? Uno di questi è diventato il deposito di Ravenna CCS, che Eni e Snam presentano come il primo progetto italiano di cattura e stoccaggio della CO2. Dietro al progetto c’è una joint venture di Eni e Snam, che lo propongono come il polo italiano per la decarbonizzazione dell’industria energivora.
Il primo progetto di cattura della CO2 in Italia, a Ravenna
Vediamo un po’ come funziona Ravenna CCS, che Eni e Snam presentano come il primo progetto per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio permanente della CO2 in Italia. L’anidride carbonica in questione è quella prodotta dalla centrale Eni di compressione del gas naturale di Casalborsetti, che si trova nel comune di Ravenna. Qui l’anidride carbonica viene catturata, per poi essere inviata fino alla piattaforma offshore di Porto Corsini Mare Ovest. Ma come avviene questo trasferimento? Più nello specifico, il progetto usa strutture esistenti, come le condotte e i pozzi del gas, e altre di nuova realizzazione. Una volta giunta a destinazione, la CO2 viene iniettata nello spazio libero del giacimento esaurito di gas. Il programma sperimentale è stato autorizzato con il decreto ministeriale del 26 gennaio 2023.
Come si controlla lo stoccaggio
Un deposito di CO2 sotto il fondale va sorvegliato. Per l’impianto di Ravenna per la cattura dell’anidride carbonica, nella Fase 1, il compito è stato affidato all’INGV, designato come struttura preposta al monitoraggio con il parere favorevole della commissione del ministero dell’Ambiente (MASE). Il sistema controlla la sismicità, le deformazioni del suolo e le pressioni nel giacimento: sono previste due nuove stazioni GNSS offshore sulle piattaforme e altre due a terra, e in via sperimentale entrano nel monitoraggio microsismico anche i dati della fibra ottica.
Il quadro è quello della direttiva europea 2009/31/CE sullo stoccaggio geologico, recepita in Italia con il decreto legislativo 162 del 2011. La direttiva vieta di stoccare la CO2 nella colonna d’acqua e consente di scegliere un sito solo se l’analisi preliminare esclude rischi significativi di fuoriuscita.
Il passo successivo
Come sottolineato più volte in passato, la cattura dell’anidride carbonica è una tecnologia che non deve essere in nessun caso intesa come “scusa” per continuare a inquinare. In questo senso, il suo ruolo deve essere quello di abbattere le emissioni legate a delle attività energivore ma non elettrificabili, cosa che concorre a fare anche Ravenna CCS. La stessa direttiva europea lo dice a chiare lettere: lo sviluppo della CCS non deve ridurre gli sforzi su risparmio energetico, rinnovabili e altre tecnologie a basse emissioni.
Dopo la Fase 1 è prevista una fase 2, per arrivare a stoccare 4 milioni di tonnellate di anidride carbonica l’anno entro il 2030, in linea con gli obiettivi indicati nel Pniec (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima). Guardando ai giacimenti di gas esauriti dell’Adriatico, il rapporto italiano alla Commissione prevede un’ulteriore espansione fino a 16 milioni di tonnellate l’anno entro il 2040.
Fase 2: a che punto sono le autorizzazioni
Il 12 giugno 2026 Eni ha presentato al MASE l’istanza per la valutazione d’impatto ambientale di “Ravenna CCS Fase 2”. La consultazione pubblica si è aperta il 4 settembre e le osservazioni si potevano presentare fino al 4 ottobre 2026: oggi la procedura è in istruttoria tecnica presso la commissione PNRR-PNIEC. Più avanti è la rete di Snam che porterà la CO2 da Ferrara e da Ravenna fino a Casalborsetti: la sua valutazione d’impatto ambientale si è chiusa con il decreto del 30 gennaio 2026, con esito positivo e alcune prescrizioni.
I numeri della Fase 2 sono di un altro ordine. Lo studio d’impatto ambientale prevede infrastrutture per ricevere e trasportare 4 milioni di tonnellate di CO2 l’anno e uno stoccaggio permanente complessivo di 100 milioni di tonnellate in 26 anni: 20 milioni a Porto Corsini Mare Ovest, con 8 pozzi convertiti, e 80 milioni a Porto Garibaldi-Agostino, con altri 9. La CO2 arriverà anche liquefatta, via nave, treno o autobotte, a un polo logistico nell’area industriale di Ravenna, il Ravenna Hub. Per costruire il tutto servono circa 3 anni di lavori, non necessariamente consecutivi. Intanto la Commissione europea ha inserito “Ravenna CCS Phase 2” tra i progetti dell’Innovation Fund, nella call IF25 per i grandi impianti.
Quanta CO2 italiana può davvero assorbire Ravenna
Per capire la scala conviene mettere i numeri uno accanto all’altro, ed è un confronto che abbiamo fatto noi sui dati del rapporto italiano alla Commissione. Tra febbraio e maggio 2024 Eni e Snam hanno chiesto alle industrie chi fosse interessato a conferire la propria CO2: hanno risposto 61 aziende con 172 siti, per circa 27 milioni di tonnellate l’anno potenzialmente catturabili verso il 2030. La Fase 2, a regime, ne potrà stoccare 4. E i soli settori hard to abate, soprattutto cemento e acciaio, secondo il Pniec emettevano 67 milioni di tonnellate. Il limite del confronto va detto: le manifestazioni di interesse non sono vincolanti, e i 4 milioni sono un obiettivo di progetto ancora in valutazione.
Resta il fatto che a Ravenna c’è margine per crescere. I giacimenti esauriti o in esaurimento gestiti da Eni nell’area hanno una capacità complessiva di stoccaggio superiore a 500 milioni di tonnellate, e la Fase 2 è presentata come il primo hub di questo tipo nel Mediterraneo, aperto anche a emettitori esteri. È una tecnologia diversa dalle macchine che aspirano la CO2 direttamente dall’aria: qui la CO2 si cattura dove viene prodotta, negli impianti industriali, e si porta in un sito di stoccaggio sotto terra. Stando ai dati del rapporto italiano, i 4 milioni di tonnellate stoccate ogni anno dal 2030 varrebbero l’8% dell’obiettivo europeo di capacità di stoccaggio per quella data.
Domande frequenti
Dove si trova il primo progetto di cattura della CO2 in Italia?
A Ravenna: Eni e Snam presentano Ravenna CCS come il primo progetto italiano di cattura, trasporto e stoccaggio della CO2. La CO2 viene catturata alla centrale Eni di compressione del gas di Casalborsetti e iniettata nel giacimento esaurito di Porto Corsini Mare Ovest, al largo della costa. La Fase 1 è in esercizio e stocca fino a 25.000 tonnellate di CO2 l'anno.
Quanta CO2 stoccherà Ravenna CCS?
Con la Fase 2 l'obiettivo è stoccare 4 milioni di tonnellate l'anno entro il 2030, per un totale di 100 milioni di tonnellate in 26 anni nei giacimenti di Porto Corsini Mare Ovest e Porto Garibaldi-Agostino. Il rapporto italiano alla Commissione europea prevede un'espansione fino a 16 milioni di tonnellate l'anno entro il 2040.
La Fase 2 di Ravenna CCS è già autorizzata?
Non ancora. Eni ha presentato l'istanza di valutazione d'impatto ambientale il 12 giugno 2026 e la procedura è in istruttoria tecnica. La rete di condotte di Snam tra Ferrara, Ravenna e Casalborsetti ha invece ottenuto il decreto di valutazione d'impatto ambientale positivo, con prescrizioni, il 30 gennaio 2026.
Lo stoccaggio della CO2 sotto il mare è sicuro?
È regolato dalla direttiva europea 2009/31/CE, che ammette un sito solo se esclude rischi significativi di fuoriuscita e impone un piano di monitoraggio. Per Ravenna il monitoraggio della Fase 1 è affidato all'INGV e controlla sismicità, deformazioni del suolo e pressioni nel giacimento.
Le fonti
- Italia, rapporto alla Commissione europea sul Net Zero Industry Act (2024), 2030 — link allo studio
- MASE, Ravenna CCS Fase 2: studio di impatto ambientale, 2026 — link allo studio
- MASE, procedura di VIA Ravenna CCS Fase 2, 2026 — link allo studio
- MASE, procedura di VIA della rete di trasporto CO2 di Snam, 2026 — link allo studio
- MASE-UNMIG, accordo sul monitoraggio di CCS Ravenna Fase 1, 2023 — link allo studio
- Eni, Eni e Snam avviano Ravenna CCS (comunicato del 3 settembre 2024) — link allo studio
- Direttiva 2009/31/CE sullo stoccaggio geologico di CO2, EUR-Lex — link allo studio
- Commissione europea, progetti dell'Innovation Fund — link allo studio




