DAC: arriva Mammoth, il più grande impianto per la cattura della CO2
Inquinamento

DAC: arriva Mammoth, il più grande impianto per la cattura della CO2

Quando si parla di impianti per la cattura diretta dell’anidride carbonica, e quindi di macchinari in grado di rimuovere la CO2 in eccesso dall’aria, è sempre bene mettere almeno un po’ le mani avanti: nessun mezzo per il risucchiamento dei gas a effetto serra già emessi deve essere utilizzato come scusa per continuare a inquinare. Questo perché, molto semplicemente, nessuna tecnologia DAC (ovvero Direct Air Capture) sarebbe mai in grado di sostenere il ritmo del nostro inquinamento quotidiano. Ecco che allora gli impianti per la cattura diretta della CO2 devono essere pensati solamente come un aiuto in più, come un alleato ulteriore nella lotta all’inquinamento e ai conseguenti cambiamenti climatici, senza però pensare che gli impianti DAC da soli possano risolvere il problema. Detto questo, è positivo il fatto che in questi ultimi anni i progressi nella costruzione di sistemi per la rimozione dell’anidride carbonica dall’atmosfera siano diventati via via sempre più potenti: tra i protagonisti globali in questo settore c’è senz’altro la svizzera Climeworks, di cui abbiamo già parlato in passato, un’impresa strettamente legata al politecnico di Zurigo. E per l’appunto Climeworks si è superata ancora una volta, installando il più grande impianto DC del mondo in Islanda: il suo nome è Mammoth.

Il primato precedente di Orca, sempre in Islanda

Va detto che anche il precedente record per il più grande impianto DAC al mondo spettava a Climeworks, peraltro sempre in Islanda: il primato spettava infatti allo stabilimento “Orca”, installato nel 2021 poco fuori Reykjavik. Qui quattro pilastri di cemento armato sorreggono due grandi strutture metalliche (ognuna grande circa come un container). All’interno di queste strutture ci sono 12 grandi ventole, che risucchiano l’aria per farla passare attraverso dei filtri speciali – con un materiale sabbioso – capaci di trtattenere l’anidride carbonica. La CO2 così intrappolata viene poi mescolata all’acqua, ottenendo dell’acqua frizzante potenzialmente potabile; anziché essere imbottigliata, questa viene invece condotta nel sottosuolo, lì dove il basalto è abbondante. Non appena l’acqua “gasata” incontra queste rocce avvia un processo chimico che, nel giro di due tre anni, la trasformerà a sua volta in un solido roccioso. Oltre alle grandi dimensioni, l’impianto DAC Orca aveva raccolto commenti positivi per il suo processo “definitivo”: una volta trasformata in roccia, l’anidride carbonica è definitivamente “innocua”.

Mammoth, il più grande impianto DAC al mondo

Ebbene, il record di Orca è stato surclassato dalla nuova creatura di Climeworks, denominata Mammoth: la sua capacità annuale di rimozione dell’anidride carbonica è 10 volte superiore a quella del modello precedente. A pieno regime si stima infatti una quantità annua pari 36.000 tonnellate di CO2. L’avvio di Mammoth ha avuto luogo l’8 maggio, ma va detto che i vari filtri (in tutto 72) verranno attivati progressivamente, per arrivare alla piena operatività entro la fine dell’anno. Ad alimentare questo nuovo impianto DAC, come già avviene per Orca, è dell’energia geotermica, fonte rinnovabile che in Islanda copre poco meno di un terzo del fabbisogno elettrico nazionale. Anche in questo caso l’anidride carbonica catturata viene immessa in un flusso d’acqua, per poi essere portata sottosuolo dove subisce il già visto processo di mineralizzazione: il processo è quindi simile a quello di Orca, seppur con alcuni passaggi differenti (tra i vantaggi di Mammoth vi è per esempio l’esigenza di una pressione minore, così da ridurre anche il fabbisogno energetico).

Con questo nuovo impianto DAC Climeworks si muove più vicino al proprio obiettivo a lungo termine, ovvero rimuovere un 1 milione di tonnellate di CO2 entro il 2030 e 1 miliardo di tonnellate entro la metà secolo.