Microsoft, Amazon e Google puntano sul nucleare per alimentare i data center dell’intelligenza artificiale
A novembre 2025 il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha concesso a Constellation un prestito da 1 miliardo di dollari. Servirà a riattivare il reattore da 835 megawatt di Three Mile Island, fermo dal 2019. L’elettricità alimenterà i data center di Microsoft con un contratto di vent’anni. È il caso più conosciuto di nucleare per i data center, la soluzione scelta dalle big tech per alimentare l’intelligenza artificiale.
Non è un caso isolato. Amazon ha firmato un accordo simile con Talen Energy, Google con NextEra Energy, e dietro tutti c’è la stessa domanda: da dove arriverà l’energia per i data center, che crescono più in fretta delle reti elettriche?
La centrale che torna in funzione per Microsoft
Il reattore di Three Mile Island, ribattezzato Crane Clean Energy Center, era stato dismesso nel 2019. Secondo l’agenzia Associated Press, Constellation ha annunciato un investimento da 1,6 miliardi di dollari per riavviarlo, in base a un accordo ventennale con Microsoft. Il Dipartimento dell’Energia stima che, dopo il riavvio, fornirà 835 megawatt di energia di base, disponibili giorno e notte.
Il prestito federale abbassa il costo del finanziamento. Associated Press scrive che fa parte di un programma da 250 miliardi di dollari per le infrastrutture energetiche, approvato dal Congresso nel 2022. I dettagli non sono stati resi pubblici. Il Dipartimento dell’Energia spiega che l’intero bilancio di Constellation copre il prestito. Così il rischio per i contribuenti diminuisce.
Servono ancora le approvazioni. Il Dipartimento dell’Energia precisa che il riavvio è soggetto alle autorizzazioni della Nuclear Regulatory Commission, l’autorità americana per la sicurezza nucleare. Senza quel passaggio, gli 835 megawatt restano sulla carta.
Quanta elettricità chiedono i data center
A settembre 2026 la Commissione economica ONU per l’Europa ha avvertito che i data center vengono costruiti molto più in fretta delle reti elettriche che devono alimentarli. I numeri dell’Agenzia internazionale dell’energia, riportati da UN News, spiegano il perché: entro il 2030 i consumi dei data center quasi raddoppiano. Saliranno da 485 terawattora nel 2025 a 950, arrivando al 3% della domanda elettrica mondiale. Il consumo di acqua e le emissioni legati a questa tecnologia sono il tema dell’articolo sull’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale.
Il problema è il ritmo. Nello stesso documento si legge peraltro che gli investimenti mondiali nelle infrastrutture dei data center dovrebbero passare da circa 800 miliardi di dollari l’anno nel 2026 a 1.800 miliardi l’anno nel 2050. Manca però un sistema chiaro per spartire i costi delle reti tra chi costruisce i data center, le aziende elettriche e i consumatori. Senza regole precise, scrive la commissione, gli investimenti rischiano di rallentare.
Amazon, Google e i contratti di lungo periodo
Le big tech non costruiscono centrali: ne acquistano la produzione per decenni. Amazon ha firmato un contratto con Talen Energy valido fino al 2042. Dalla centrale di Susquehanna, in Pennsylvania, riceverà fino a 1.920 megawatt. Le forniture aumenteranno per gradi fino al volume massimo, atteso al più tardi nel 2032. Le due aziende esamineranno anche nuovi reattori modulari e il potenziamento dell’impianto esistente. Nello stesso annuncio, Amazon ha promesso 20 miliardi di dollari di investimenti in Pennsylvania.
Google ha scelto un’altra centrale ferma, siglando un’intesa di venticinque anni con NextEra Energy. Se arriveranno le autorizzazioni, l’accordo farà ripartire il Duane Arnold Energy Center da 615 megawatt, in Iowa, entro il primo trimestre del 2029. Le due società esploreranno inoltre nuova capacità nucleare avanzata negli Stati Uniti.
Chi paga e chi rischia
Qui i conti vanno letti con attenzione perché a presentarli sono le aziende stesse. Nel comunicato di Talen sull’accordo con Amazon, PPL Electric Utilities, la società che gestisce la rete, sostiene che collegare i grandi consumatori come i data center alla rete di trasmissione riduce la quota di trasmissione nelle bollette di tutti i clienti. Secondo Talen, il contratto con Amazon abbassa il suo rischio di mercato e la dipendenza dal credito d’imposta federale per il nucleare. Di fatto si tratta di stime di parte. Le autorità di regolazione le valuteranno caso per caso.
La commissione ONU ricorda che non esiste una regola comune per ripartire i costi. Anche i tempi sono diversi: costruire un grande data center richiede pochi anni, una nuova centrale molto di più. Per questo, quasi tutti i contratti riguardano reattori già esistenti, da riaccendere o potenziare.
Potenziare l’esistente è la strada più rapida
L’intervento più rapido riguarda gli impianti già in funzione. La Nuclear Regulatory Commission attende 31 richieste di aumento di potenza per i reattori americani, pari a 2.421 megawatt aggiuntivi. Tra queste, Southern Nuclear prevede di presentare le richieste per Hatch 1 e Hatch 2 nel secondo trimestre del 2027. I 2.421 megawatt attesi indicano il margine rimasto negli impianti attuali.
Dove c’era il carbone: il progetto di Amazon in Indiana
Il progetto più grande resta sulla carta. Amazon, X-energy e l’azienda elettrica American Electric Power (AEP) hanno firmato un accordo per valutare una centrale nucleare da 960 megawatt in Indiana, annunciato da Amazon il 19 ottobre 2026. Il sito in esame è l’ex centrale a carbone Breed Generating Station, nella contea di Sullivan. Secondo Amazon, l’impianto userebbe 12 piccoli reattori modulari Xe-100 di X-energy, da 80 megawatt ciascuno. Sono reattori a gas ad alta temperatura e come refrigerante usano l’elio. Amazon finanzia lo sviluppo e sarebbe il primo cliente a comprare l’elettricità, una volta in funzione. L’energia andrebbe alla rete elettrica regionale e ai data center di Amazon. AEP gestisce una centrale nucleare da oltre 50 anni e si occuperebbe dell’impianto.
È il secondo progetto nato dalla collaborazione tra Amazon e X-energy, dopo il Cascade Advanced Energy Facility nello stato di Washington. Nel 2024 Amazon aveva guidato un round di finanziamento della società, arrivato a 700 milioni di dollari. Le due aziende si erano fissate un obiettivo: più di 5 gigawatt di nuovo nucleare negli Stati Uniti entro il 2039.
Per ora però non si costruisce niente. Il primo impianto di X-energy, quattro reattori Xe-100 nello stabilimento chimico di Dow a Seadrift, in Texas, non è ancora partito, e i tempi dell’Indiana dipendono da lì. Secondo TechCrunch, lo Stato del Texas ha fatto causa allo stabilimento di Seadrift, accusandolo di non rispettare abitualmente norme e permessi su acque e rifiuti solidi. Il nucleare non rientra tra le fonti rinnovabili, ma genera elettricità con poche emissioni. Come spiega l’articolo sull’energia nucleare, può integrare le rinnovabili mentre si chiudono carbone e gas. In Indiana, se il progetto andrà avanti, il nucleare prenderà il posto del carbone sullo stesso terreno.
Domande frequenti
Perché le big tech comprano energia nucleare?
Perché i data center consumano molta elettricità in modo continuo e le aziende vogliono energia a basse emissioni disponibile giorno e notte. Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, citata dall'ONU, i consumi dei data center passeranno da 485 terawattora nel 2025 a 950 nel 2030.
Three Mile Island tornerà davvero in funzione?
Constellation vuole riaccendere il reattore da 835 megawatt, spento nel 2019, per fornire energia a Microsoft con un contratto ventennale. Il Dipartimento dell'Energia ha prestato 1 miliardo di dollari e precisa che il riavvio è soggetto alle autorizzazioni della Nuclear Regulatory Commission.
Quali accordi hanno firmato Amazon e Google?
Amazon riceverà fino a 1.920 megawatt dalla centrale di Susquehanna, in Pennsylvania, fino al 2042. Google ha un contratto di venticinque anni con NextEra per riaccendere il Duane Arnold Energy Center, in Iowa, da 615 megawatt, entro il primo trimestre 2029, se arriveranno le approvazioni.
Cosa prevede il progetto di Amazon in Indiana?
Per ora è un accordo per valutare la fattibilità: una centrale da 960 megawatt con 12 piccoli reattori modulari Xe-100 di X-energy, raffreddati a elio, sul sito della ex centrale a carbone Breed, nella contea di Sullivan. Amazon finanzia lo sviluppo e sarebbe il primo cliente; l'energia andrebbe anche alla rete regionale. I tempi dipendono dal primo impianto di X-energy, in Texas, non ancora partito.
Chi paga le centrali per i data center?
Dipende dall'accordo: nel caso di Three Mile Island c'è un prestito federale garantito dal bilancio di Constellation. Secondo la Commissione economica ONU per l'Europa manca però un quadro coerente per dividere i costi delle reti tra sviluppatori, aziende elettriche e consumatori.
Le fonti
- U.S. Department of Energy, Crane Restart, 2025 — link allo studio
- Associated Press, prestito federale per Three Mile Island, 2022 — link allo studio
- UN News, AI datacentres pose growing threat to electricity systems worldwide (8 settembre 2026), 2050 — link allo studio
- TechCrunch, Amazon to fund 12 small nuclear reactors at former Indiana coal plant (19 ottobre 2026) — link allo studio
- Talen Energy, comunicato sull'accordo con Amazon (giugno 2025, SEC), 2042 — link allo studio
- NextEra Energy, comunicato sull'accordo con Google (SEC), 2029 — link allo studio
- U.S. Nuclear Regulatory Commission, richieste di aumento di potenza attese, 2027 — link allo studio
- Amazon, annuncio del progetto in Indiana con X-energy e AEP (19 ottobre 2026), 2024 — link allo studio




