Cantiere del reattore modulare CAREM in Argentina, esempio di piccolo reattore nucleare (SMR) in costruzione

SMR nucleare: cosa sono i piccoli reattori modulari e a che punto sono

Oggi nel mondo ci sono solo due piccoli reattori modulari collegati alla rete e operativi: la centrale galleggiante russa Akademik Lomonosov, attiva dal 2020 nell’Artico, e il reattore cinese Linglong One (sigla tecnica ACP100), il primo di questo tipo costruito a terra. Tutti gli altri sono ancora in fase di costruzione, progettazione o solo su carta. L’Italia ha deciso di investire su questa tecnologia, gli SMR, dall’inglese Small Modular Reactor. La legge delega approvata in via definitiva dal Senato il 23 settembre 2026 autorizza solo reattori di piccola taglia ed esclude le grandi centrali del passato.

Serve capire di cosa si parla, senza entusiasmi o allarmismi.

Piccoli e “in serie”: da dove viene l’idea

Un SMR è un reattore nucleare con una potenza fino a circa 300 megawatt elettrici, un terzo o meno rispetto a un grande reattore tradizionale. La parola importante però è la seconda: modulare. Si costruiscono i componenti in fabbrica, in serie, e poi li si assembla sul posto come avviene per gli impianti industriali, invece di progettare e realizzare ogni centrale come un’opera unica. In teoria questo dovrebbe abbassare i costi, accorciare i tempi e permettere di aggiungere moduli man mano che serve più energia.

La taglia ridotta permette di installare un SMR vicino a una città o a un polo industriale, alimentare un data center e sostituire una vecchia centrale a carbone sfruttandone i collegamenti alla rete. Negli Stati Uniti se ne discute per gli stessi motivi, dato che la richiesta di elettricità dei centri di calcolo per l’intelligenza artificiale ha riportato l’attenzione sul nucleare.

Quanti ne funzionano davvero

La distanza tra le promesse e i fatti è ampia. Il sistema informativo dell’AIEA (l’Agenzia internazionale per l’energia atomica) cataloga i reattori avanzati. I dati indicano che le decine di modelli SMR annunciati nel mondo sono quasi tutti a livello di progetto o di licenza. Gli impianti in esercizio commerciale restano i due citati all’inizio. Il Canada è l’unico Paese del G7 ad avere un cantiere aperto. A Darlington, nell’Ontario, i lavori sono partiti nel 2025 e il primo reattore è atteso verso il 2030.

Non sono mancate le battute d’arresto. Il progetto americano di NuScale, il più avanzato in Occidente, è stato cancellato nel 2023. I costi sono saliti oltre le stime iniziali e i clienti che avrebbero dovuto acquistare l’energia si sono ritirati. È il promemoria che una tecnologia nuova paga sempre caro il primo esemplare.

L’Italia e i tempi realistici

La legge italiana stabilisce il quadro generale, ma non prevede scadenze precise. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha indicato la possibilità di un primo reattore operativo tra il 2033 e il 2034, immaginando che il nucleare possa arrivare a coprire circa il 15% del fabbisogno elettrico nazionale nei decenni successivi. Sono tempi lunghi, influenzati da decreti attuativi ancora da definire, dalla scelta dei siti, non specificata dalla legge, e dalla questione irrisolta dello stoccaggio delle scorie.

Il nucleare in Italia non è una fonte rinnovabile: usa una risorsa finita come l’uranio. Con tecnologie mature resta però una fonte a basse emissioni utile alla transizione, per uscire prima da carbone, petrolio e gas. Gli SMR rientrano in questo quadro a un patto: tempi, costi e scorie devono quadrare nella pratica.

Una tecnologia da seguire, non da dare per fatta

Nel 2026 il modo più realistico di guardare agli SMR è uno solo: si tratta di un’idea seria, sostenuta da forti investimenti e dalla necessità di energia a basse emissioni, ma ancora tutta da dimostrare su scala industriale. Se manterranno le promesse di costo e di velocità lo diranno i primi impianti di serie dei prossimi anni, non i comunicati. L’Italia parte da zero e punta al 2033, quindi conviene seguire con attenzione i cantieri all’estero: è lì che si capirà se i piccoli reattori modulari sono davvero la soluzione che promettono.

Domande frequenti

Cosa significa SMR?

SMR sta per *Small Modular Reactor*, cioè piccolo reattore modulare: un reattore nucleare con potenza fino a circa 300 megawatt, con componenti pensati per essere costruiti in fabbrica in serie e poi assemblati sul posto.

Quanti SMR sono in funzione nel mondo?

Pochissimi: gli impianti realmente collegati alla rete e in esercizio commerciale sono due, la centrale galleggiante russa Akademik Lomonosov e il reattore cinese Linglong One (ACP100). Gli altri modelli sono in costruzione, in fase di licenza o ancora sulla carta.

Quando avrà l'Italia il suo primo reattore SMR?

Secondo le stime del governo, non prima del 2033-2034. La legge delega approvata a settembre 2026 apre alla tecnologia ma rimanda a decreti attuativi, scelta dei siti e gestione delle scorie.

Gli SMR sono più sicuri delle centrali tradizionali?

I progettisti puntano su sistemi di sicurezza "passivi", che funzionano senza intervento umano. Restano però tecnologie in gran parte non ancora provate su scala commerciale: la prova arriverà dai primi impianti in esercizio.

Il nucleare è una fonte rinnovabile?

No. Usa l'uranio, una risorsa finita, quindi non è rinnovabile. Può però essere considerato una fonte a basse emissioni utile alla transizione, per ridurre l'uso dei combustibili fossili.

Le fonti

  • Nucleare, a che punto è lo sviluppo dei piccoli reattori modulari (24/09/2026), Sky TG24 — link allo studio
  • Advanced Reactor Information System (ARIS), AIEA — link allo studio
  • Nuclear Power Reactors in the World, edizione 2026, AIEA — link allo studio
  • NuScale cancels first-of-a-kind nuclear project as costs surge, E&E News / POLITICO — link allo studio
  • SMR, piccoli reattori nucleari: tecnologia, costi e Italia, Green Planner — link allo studio
  • Come SMR e AMR potrebbero rivoluzionare la produzione energetica, Il Sole 24 Ore 24+ — link allo studio