Si parla sempre di più di biocombustibili, anche per quanto riguarda il trasporto aereo. Proprio così: se infatti quando si pensa all’inquinamento del mondo dei trasporti la nostra mente si concentra soprattutto sulle trafficatissime strade prese d’assalto dalle automobili e dai camion, c’è da sottolineare che una significativa fetta delle emissioni inquinanti arriva invece dall’alto, ovvero dagli aerei che solcano quotidianamente i nostri cieli. Per capire quanto abbiamo bisogno dei biocombustibili, è sufficiente guardare quanto inquinano gli aerei al giorno d’oggi: stando ai dati del Rapporto Ambientale sull’aviazione europea, nato da una collaborazione tra la Commissione Europea, EASA (European Aviation Safety Agency) e Eurocontrol, tra il 1990 e il 2014 il numero di voli è aumentato dell’80%, e non sembra volersi fermare. Entro il 2035, infatti, ci sarà un’ulteriore crescita del 45%. Nonostante i miglioramenti apportati negli ultimi anni, i dati relativi all’inquinamento parlando chiaro: le emissioni di anidride carbonica sono aumentate anch’esse dell’80%. Di certo la ricerca sui biocombustibili continua a dare nuovi risultati, ma la Commissione Europea e i ricercatori nutrono forti dubbi sulla possibilità di raggiungere una produzione regolare di carburanti alternativi sostenibili pari a 2 milioni di tonnellate entro il 2020, come stabilito dall’European Advanced Biofuels Flight Path.

biocombustibili

Per la prima volta test sui biocombustibili in volo

A velocizzare il progresso nel campo dei biocombustibili potrebbero però contribuire gli importanti rilevamenti condotti dalla NASA. L’agenzia spaziale statunitense, in collaborazione con il Centro aerospaziale tedesco e con il Consiglio delle ricerche canadese, ha infatti dimostrato per la prima volta attraverso delle effettive sperimentazioni in volo che i biocombustibili possono effettivamente ridurre l’inquinamento dell’atmosfera terrestre e quindi dire la propria della battaglia contro il cambiamento climatico. Nello specifico, la NASA – come riportato insieme ai risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista scientifica Nature – ha sperimentato e analizzato le emissioni derivanti da aerei alimentati da un mix di combustibili convenzionali e biocombustibili, per testare concretamente le emissioni di particolato. Va infatti precisato che, fino ad oggi, tali test si erano fermati alle sole simulazioni a terra: come si può immaginare, infatti, analizzare nel dettaglio le emissioni di un aereo in volo non è per nulla semplice.

Biocarburante a base di camelina

Per raccogliere tutti i dati effettivi sulle emissioni derivanti dal mix di carburanti classici e biocombustibili e poter confermare che questa miscela riduce concretamente le emissioni di particolato dei motori degli aerei, la NASA ha utilizzato in tutto quattro aerei. Ad essere alimentato con lo speciale mix al 50% di biocarburante di camelina (un vegetale con dei semi molto oleosi) è stato un aereo DC-8, ovvero un aereo di linea cargo quadrimotore in dotazione alla Nasa. Il velivolo in questione ha impostato il volo ad un’altezza di circa 12 mila metri. Dietro a lui, alternandosi uno dopo l’altro per rilevare puntualmente le emissioni del DC-8, volavano altre tre aerei.

Una riduzione del particolato fino al 70%

Per capire come sia stato possibile condurre un simile esperimento va sottolineato che gli aerei a motore producono dietro di sé le caratteristiche scie di condensazione, ovvero – in estrema sintesi – quelle ‘nuvole’ persistenti e artificiali le quali, andando a interferire con i raggi solari possono persino influenzare il clima. Da questo punto di vista, dunque, ridurre queste emissioni sarebbe un doppio aiuto contro il cambiamento climatico. In ogni modo, i test della NASA hanno parlato chiaro: una miscela composta al 50% da biocombustibili permette di ridurre le particelle dei gas di scarico tra il 50% e il 70%. E questi, va detto, sono i risultati dei primi test: altri esperimenti di questo tipo sono previsti per il 2018 questa volta in Germania.

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