Per ridurre lo spreco alimentare basterebbe produrre e consumare meno cibo. Ma, soprattutto nel caso della ristorazione, dove i quantitativi delle pietanze sono difficilmente gestibili e preventivabili, non sempre questo è possibile. Per arginare il fenomeno l’unica strada percorribile è quella del riciclo, ovvero di una redistribuzione del cibo, attivando circoli virtuosi di economia circolare.

1,3 tonnellate di cibo buttati ogni anno

I numeri dello spreco alimentare sono spaventosi. Secondo la FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, le perdite e gli sprechi di cibo riguardano 1,3 miliardi di tonnellate l’anno in tutto il pianeta. Ovvero quasi un terzo della produzione alimentare mondiale. Gli ultimi dati dell’Osservatorio Waste Watcher in riferimento al 2015 parlano di uno spreco alimentare del valore di 1000 miliardi di dollari all’anno a livello globale, che salgono ad oltre 2.600 miliardi con i costi nascosti legati all’acqua e all’impatto ambientale. Soltanto in Italia gettiamo nella spazzatura di casa circa 30 milioni di tonnellate di cibo all’anno, per un totale di 8,4 miliardi di euro (cifre a ribasso). E se allarghiamo lo spreco a livello di filiera – produzione e distribuzione – arriviamo a quasi 16 miliardi di euro sprecati ogni anno.

Quando il governo non arriva, ci pensa il privato

È chiaro che questi numeri esigono delle prese di posizione forti a livello governativo, con leggi e normative volte a un reale cambiamento di prospettiva. Qualcosa in qualche parte si muove – come in Francia, ad esempio – ma non basta. E in attesa di regole stringenti, come sempre, è il privato a fare da sé. Negli ultimi anni sono molte le piccole iniziative imprenditoriali che hanno scelto di combattere lo spreco alimentare incentivando il consumo sostenibile, servendosi soprattutto delle possibilità offerte dalla tecnologia: piattaforme web e soprattutto applicazioni mobile.

BuffetGo, l’app per il riciclo virtuoso

Una proposta interessante arriva dalla Finlandia. Si chiama BuffetGo ed è un app pensata per riciclare gli avanzi di cibo dei buffet dei ristoranti e promuovere un circolo economico virtuoso. Come funziona? Basta inserire un codice postale per trovare tutti i ristoranti della zona che aderiscono all’iniziativa. Si può poi procedere all’ordinazione dei pasti a disposizione – scontati fino al 90% rispetto al prezzo originale – che possono essere ritirati ad un orario prestabilito, in genere corrispondente a quello di chiusura dell’esercizio. Per ogni pasto venduto attraverso BuffetGo, l’azienda dona il 20% del profitto al Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite – dedicato alla lotta contro la fame nel mondo. Mentre l’80% rimanente viene spartito fra il ristorante (la quota maggiore) e la società che gestisce l’app. Secondo le ultime stime questo sistema consente di risparmiare più di 240mila porzioni di cibo che finirebbero in discarica ogni giorno.

E in Italia?

Ma le buone pratiche non sono solo all’estero. Anche in Italia negli ultimi tempi vi è stato un fiorire di app per combattere lo spreco alimentare. Quella più famosa è forse la torinese  LastMinuteSottoCasa, un’app e piattaforma web che permette ai negozianti di mettere in vendita, a prezzo fortemente scontato, il cibo che si avvicina alla data di scadenza e a chi abita nei pressi del negozio di acquistare prodotti alimentari ancora freschi. Simile negli intenti è Myfoody, un’applicazione che permette di prenotare a prezzo scontato nei supermercati cibi ancora buoni ma in scadenza o con difetti estetici nel packaging che altrimenti andrebbero sprecati.

Più casalinghe sono la bolognese scambiacibo.it, che propone agli utenti di scambiarsi prodotti in scadenza che non verranno utilizzati e Ratatouille che punta alla condivisione del cibo nei vicinati, condomini e campus universitari al fine di promuovere il consumo sostenibile ma anche la socializzazione.

A sfondo puramente solidale c’è Ifoodshare, che prevede la distribuzione di cibo in eccedenza a persone e famiglie in difficoltà da parte di supermercati, negozi, panificatori, agricoltori. Stesso meccanismo per Bring the food, che raccoglie le donazioni di prodotti in eccedenza per enti caritatevoli e persone in difficoltà. Queste sono solo alcune, la lista è fortunatamente molto più lunga.

(Visited 654 times, 1 visits today)
Condividi l'articolo
La discussione è regolata dalle seguenti Policy