La tecnologia negli ultimi anni è diventata sempre più indispensabile nelle situazioni di emergenza e gli sviluppi in questo settore sembrano non fermarsi. Dalle applicazioni che ti consentono di mandare messaggi di aiuto immediati, a quelle che ti segnalano le zone pericolose delle città, sono molti i supporti tecnologici che oggi ci possono aiutare nella vita quotidiana e nei momenti d’emergenza quali terremoti, valanghe o altri eventi estremi. La nuova funzione Community Help di Facebook e l’app Services Advisor si inseriscono tra questi.

Il nuovo Community Help di Facebook

Community Help è la nuova funzione di Facebook che permette di chiedere e offrire aiuto durante eventi critici, ed è un implementazione della precedente funzione Safety Check (Fai sapere che stai bene, nella versione italiana) che rileva se l’utente si trova in una zona colpita da un disastro naturale o da un altro evento pericoloso (sparatorie, bombe o attacchi terroristici) e attraverso un messaggio gli chiede se va tutto bene.

Con Community Help, dopo aver risposto a “Fai sapere che stai bene”, l’utente avrà automaticamente accesso ad un altro spazio nel quale potrà dialogare con le altre persone coinvolte e nel quale potrà chiedere o offrire rifugio, cibo, vestiti e altri prodotti di prima necessità. La prima sperimentazione di questa nuova funzione durerà fino alla fine di dicembre e sarà invece ufficialmente operativa dal prossimo anno.

“Facebook si è sempre occupato di creare legami, relazioni e comunità – ha affermato Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook – e negli ultimi anni il nostro team ha capito che per aiutare una comunità a crescere è necessario aiutarla anche a essere più sicura”

ha continuato Zuckerberg durante il Facebook Social Good Forum, l’evento che si è tenuto il 17 novembre a New York e dove sono state lanciate oltre a Community Help, altre funzioni del social network che supportano le raccolte fondi di beneficienza. Durante lo stesso evento, è stato annunciato anche l’aggiornamento della funzione Safety Check, che da ora non sarà più attivata da Facebook ma dagli utenti stessi, rendendo in questo modo il meccanismo più immediato.

“Il Safety Check è uno degli strumenti che abbiamo inventato per aiutare le persone durante un momento critico. Perché quando sta succedendo qualcosa, che sia una catastrofe naturale o un attacco terroristico, non c’è niente di più importante che verificare che le persone che ami siano al sicuro” ha concluso infine Zuckerberg.

 Services Advisor: l’app dedicata ai rifugiati

Si chiama invece Services Advisor l’app sviluppata dalla organizzazione canadese PeaceGeeks, in partnership con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per aiutare i migranti appena arrivati in un nuovo paese a far fronte alle difficoltà iniziali nel reperire medicine e cibo, ma non solo.

Una grande sfida per le organizzazioni umanitarie è quella di riuscire ad avere una lista aggiornata e specifica dei beni di prima necessità che servono ai richiedenti asilo. Services Advisor, grazie alle sue funzionalità, aiuterà chi si occupa di fornire il primo soccorso, a tenere una lista aggiornata delle cose che sono necessarie ai rifugiati, rendendo così più veloce la distribuzione dei prodotti. Ma come funziona esattamene questa app? Disponibile sia in inglese che in arabo, Services Advisor può essere utilizzata sia dallo smartphone che dal computer. All’interno dell’app si trovano le liste di oggetti disponibili suddivisi per categoria: luoghi di rifugio, medicinali, prodotti per l’educazione, per la sicurezza, cibo e acqua potabile. Cliccando su una di queste categorie, l’utente potrà scoprire dove e come reperire ciò di cui ha bisogno. Se per esempio si decidesse di cliccare sulla categoria “cibo”, spunterebbe automaticamente una lista con le organizzazioni che possono provvedere alimenti o buoni pasto.

“I rifugiati che arrivano in un nuovo paese non hanno un lavoro, né una casa, né spesso un sistema di supporto che gli aiuti a soddisfare i lavori bisogni basilari – ha spiegato Renee Black, direttore esecutivo di PeaceGeeks -. La tecnologia può giocare in questo caso un ruolo decisivo nel dare la possibilità ai rifugiati di poter essere agenti attivi del loro futuro”.

Lo strumento è ancora in fase di collaudo e PeaceGeeks spera di riuscire a lanciarlo ufficialmente entro fine mese. Una volta pronto, l’UNHCR si occuperà di inviare un messaggio agli oltre 650mila rifugiati sotto la protezione del Commissariato, che si trovano in Giordania. Si potrebbe obiettare che forse non tutti i migranti posseggano la tecnologia necessaria per accedere a questo servizio, ma i dati dell’agenzia umanitaria Mercy Corps evidenziano invece che circa l’85% dei rifugiati siriani utilizza uno smartphone.

PeaceGeeks ha investito finora più di 200mila dollari per sviluppare la prima versione dell’app e ha già annunciato di voler raccogliere altri 40mila dollari per poter ampliare il bacino d’utenza anche alla Turchia e alla Somalia.

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