L’energia elettrica necessaria per alimentare una casa è una delle voci di spesa più pesanti nel bilancio di una famiglia. Grazie anche alle detrazioni fiscali previste dal Governo in materia di efficienza energetica, molte famiglie si sono dotate di impianti fotovoltaici che hanno permesso loro di fabbricarsi da soli l’energia necessaria per la propria abitazione. Ma l’investimento necessario per l’installazione dell’impianto non è alla portata di tutti. Cosa fa dunque chi non ha la possibilità di acquistare i pannelli solari necessari? Semplice: si rivolge a una comunità solare.

Cos’è una comunità solare

Le comunità solari aggregano impianti realizzati e poi condivisi in comproprietà. Si può anche affittare una parte dell’impianto. Il progetto permette di abbassare i costi in bolletta e di favorire l’accesso all’energia solare anche a chi non può permetterselo. Vi si può accedere in molti modi: si va dall’investimento in crowdfunding (vedi Mosaic), alle cooperative che possiedono un impianto fisicamente distante dalle utenze dei soci (il caso di gruppi italiani come Reteenergie, è nostra o Solar Share), fino ai casi di impianti “di vicinato” o di condominio.

Il boom negli Stati Uniti

Il concetto di comunità solare si è rapidamente diffuso negli Stati Uniti, dove solo tra il 22 e il 27% delle abitazioni sono in grado di ospitare impianti fotovoltaici sui propri tetti (dati National Renewable Energy Laboratory). A volte dipende dalla tipologia di edificio, altre volte dall’ombreggiamento degli alberi o dalla contrarietà di chi affitta una casa, ma non vuole un impianto fotovoltaico sulla propria testa. Poi c’è l’aspetto economico.

I numeri delle comunità solari negli USA

Negli Stati Uniti il 40% della popolazione guadagna meno di 40mila dollari all’anno: solo il 5% di questo gruppo possiede un impianto a energia solare. Per questo il sistema delle comunità solari ha convinto molti utenti, arrivando a garantire una produzione di circa 100 MW. Tale quantità permette di fornire energia a oltre 30.000 abitazioni americane. Visto il trend positivo e la domanda sempre crescente di persone che vogliono entrare a far parte di queste comunità, gli investimenti si sono moltiplicati. Ad oggi ci sono oltre 287 milioni di dollari che andranno a finanziare l’installazione di impianti che produrranno 280 MW di energia pulita. Questa verrà fornita a quartieri e zone povere del paese.

Le previsioni del NREL

Secondo il NREL se si incentiverà il fotovoltaico condiviso, il sistema potrebbe arrivare a rappresentare per i soli Stati Uniti il 32-49% del mercato del solare su tetto, portando a un installato cumulativo nel periodo 2015-2020 che va da 5,5 a 11 GW e a investimenti tra gli 8,2 e i 16,3 miliardi di dollari. I vantaggi per i consumatori sarebbero diversi. Ma che per sfruttare questo potenziale servirebbero norme adeguate.

La situazione in Italia

In Italia c’è molto più da fare che negli States, a partire dagli interventi normativi in materia. Da noi gli unici incentivi diretti si concentrano nella detrazione fiscale del 50% e nei certificati bianchi, riservati a impianti residenziali sotto ai 20 kWp. Inoltre, la normativa esclude dai benefici previsti per i Sistemi Efficienti di Utenza – che si concretizzano in esenzione dagli oneri – gli impianti destinati al consumo di più di un utente. In effetti non si può applicare appieno questa configurazione né nei condomini né, in molti casi, in situazioni nelle quali sarebbe molto conveniente avere questo tipo di impianti: si pensi solo agli aeroporti o ai centri commerciali o ai mercati coperti. Ma qualcosa si sta muovendo anche da noi, grazie allo studio del Collegato Ambientale. Finora il più grande ostacolo è rappresentato dal parere dell’Autorità per l’Energia, che si è espressa sempre in modo negativo a causa della distribuzione degli oneri di sistema.

Le comunità solari in Italia

Tuttavia anche in Italia ci sono aziende che operano nel campo delle comunità solari. E le realtà sono in aumento. Una delle realtà più imponenti è Retenergie. La cooperativa giunta all’ottavo anno di attività è stata creata per rendere i privati cittadini protagonisti del mercato energetico. Al momento conta 1019 soci, 9 impianti realizzati per 630 kWp. L’investimento finora messo in campo è di 1.541.710 euro. Per partecipare al finanziamento degli impianti, occorre diventare soci della Cooperativa. La quota da sottoscrivere è di minimo 500 euro. Accanto all’azione di Retenergie, si affiancano quelle di è nostra e Solar Share, che operano nello stesso modo, mettendo cioè in condivisione gli impianti fotovoltaici a fronte di una sottoscrizione da parte di privati cittadini.

Lo studio che spiega perché le comunità solari piacciono

Uno studio condotto da ricercatori della Oregon University e pubblicato su Applied Energy ha osservato gruppi di 10-20 famiglie che hanno scelto di installare e gestire i propri impianti fotovoltaici con un approccio “comunitario”. Il risultato di questa scelta si è espresso nell’incremento della produzione del 5-10%. Inoltre chi sceglie di entrare in una comunità solare percepisce rischi minori rispetto a un approccio individuale. Spiega Mahmoud Shakouri, uno degli autori dello studio Mean-variance portfolio analysis data for optimizing community-based photovoltaic investment:

“Raggruppando 10 o 20 case i cui proprietari siano tutti interessati ad avere energia solare, possiamo ottimizzare l’uso e il posizionamento dei moduli FV, dividendo i risparmi tra tutti. Un approccio del genere è particolarmente indicato in vicinati in cui vi siano ampie variazioni in termini di irraggiamento e disposizione degli edifici”.

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