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Urbanistica

Emergenza migranti, come riprogettare le città

Mentre l’Italia si presenta agli Oscar con un film sui migranti, che racconta il dramma degli sbarchi restituendoci l’immagine di una Lampedusa che accoglie ma che al tempo stesso è scandita da due esistenze parallele che raramente si incontrano – da un lato gli isolani, dall’altra i migranti – quasi a mostrarci una discrasia nei confronti di un problema che invece è reale e ci riguarda tutti, vale la pena tornare a riflettere sulla questione. Una questione che appunto va affrontata in modo trasversale e che esige delle risposte – e delle proposte – che non siano solo di natura politica. La gestione dell’emergenza spinge a riflettere sui concetti di spazio, di confine e di integrazione. E non soltanto in termini di responsabilità sociale e di interventi umanitari ma anche di sfide urbanistiche e di progettazione.

La responsabilità di architetti e urbanisti

“È una responsabilità dello Stato e delle istituzioni quella di affidarsi al parere di architetti, progettisti e pianificatori per risolvere questioni sociali, come quella dell’accoglienza dei rifugiati – spiega Cameron Sinclair, architetto londinese di fama internazionale, in una lunga intervista rilasciata alla rivista online Deezen magazine – Ma dovrebbe essere responsabilità degli architetti stessi il ‘donare’ la propria professionalità alla comunità, restituendo all’Architettura quel valore civico che si tende a dimenticare dietro ‘la bramosia dell’ego’.”

I campi profughi sono inadeguati

E spesso – continua Sinclair – anche chi abbandona la strada delle grandi opere, dall’indubbio valore estetico ed ingegneristico, per abbracciare cause umanitarie compie l’errore di accettare di investire troppo in campi profughi, che sono spesso inadeguati e non risolutori del problema. Un punto di vista condiviso anche da Aaron Betsky, giornalista esperto di architettura, che, sulle pagine della rivista online Architect, organo ufficiale dell’American Institute of Architects (AIA), ribadisce che l’accoglienza non dovrebbe mai tradursi in fenomeni di ghettizzazione. Il principio per cui l’emarginazione, da un punto di vista urbanistico, crea conflitto dovrebbe essere applicato a maggior ragione per gestire in modo intelligente la permanenza degli immigrati nelle nostre città. Non val la pena, quindi, concentrarsi esclusivamente nella realizzazione di campi profughi e di strutture per l’accoglienza temporanea che poi, come ben sappiamo, si prolunga oltre il previsto. Serve una nuova strategia politica che supporti un progetto alternativo di pianificazione architettonica e urbanistica.

Emergenza migranti: le soluzioni ci sono, basta volerle

A mettersi in prima linea in tal senso è sicuramente Jorg Friedrich, architetto e professore dell’Università Leibniz di Hannover, in Germania, che ha deciso, con un gruppo di suoi studenti, di sviluppare una serie di nuove tipologie abitative e progetti di riqualificazione urbana rivolti ai rifugiati. Con l’obiettivo di dimostrare che le soluzioni ci sono e possono essere messe facilmente in atto e che la motivazione spesso addotta dalle autorità governative di carenza di spazi per l’accoglienza sia infondata. L’obiettivo di Friedrich è quello di ‘mettere i politici nella condizione di non poter non accettare le sue proposte’.

Le proposte dell’architetto tedesco Jorg Friedrich

Proposte che si basano sui principi di riuso degli spazi abbandonati, riqualificazione urbana, sostenibilità ambientale ed economica. Il progetto è stato ‘cucito’ sulla città di Hannover ma la maggior parte delle soluzioni sono chiaramente implementabili in qualsiasi centro urbano di qualsiasi nazione.

Rifugi galleggianti

rifugi galleggiantiSono circa 870 le chiatte attualmente non utilizzate in Germania e che potrebbero essere convertite in rifugi galleggianti. L’acqua del fiume potrebbe essere filtrata e riutilizzata mentre l’elettricità potrebbe essere ricavata da impianti solari ed eolici.

Padiglione di Expo 2000


expo 2000Il padiglione olandese dell’Expo tenutosi ad Hannover nel 2000 non è mai stato utilizzato dopo la fine dell’Esposizione. Potrebbe essere ampliato e convertito in un campo per rifugiati. Lo spazio verde aperto al terzo piano potrebbe diventare un’area ad uso comune e un collegamento con la sezione residenziale.

Non tende ma prefabbricati in legno

prefabbricati in legnoLa Germania è piena di spazi abbandonati. È in questi luoghi che potrebbero essere realizzati dei rifugi per l’accoglienza. Ma non tendopoli bensì prefabbricati in legno che sono accoglienti, sostenibili e possono essere costruiti e smontati in poco tempo e in base alle esigenze. Secondo il progetto ‘Filling the gaps’ questi moduli potrebbero nel futuro essere convertiti in uffici.

Orti multiculturali



orti multiculturaliLa Germania è ricca di piccoli appezzamenti di terreno che vengono dati in affitto a contadini o giardinieri e dove vengono realizzati delle piccole casette, non sempre utilizzate. Gli studenti dell’Università di Leibniz suggeriscono che alcune di queste abitazioni potrebbero essere offerte ai rifugiati, a cui potrebbe venir offerta la possibilità di contribuire ai lavori agricoli.

Parcheggi poco utilizzati

parcheggiLe città hanno molti parcheggi sottoutilizzati, che potrebbero essere convertiti in campi per rifugiati posti al centro della città. Secondo questo progetto i parcheggi non andrebbero dismessi ma alcuni dei piani vuoti potrebbero essere riprogettati per accogliere i profughi.

Sfruttare le stazioni abbandonate

vagoni abbandonati
C’è una vecchia stazione merci nella parte settentrionale di Hannover che è vuota da anni. Perché non convertire i vagoni dismessi e abbandonati in moduli per l’accoglienza?