Il secolo travagliato del furetto dai piedi neri

La storia recente del furetto dai piedi neri, conosciuto anche come puzzola americana, è alquanto travagliata. La specie venne scoperta nel 1851 ma, a causa dell’epidemia della peste selvatica e della diminuzione delle prede, è stata dichiarata come specie in pericolo di estinzione già da diversi decenni. Nel 1979, persino, la specie venne dichiarata completamente estinta, fino a quando nel 1981, due anni dopo, una cane non si presentò alla porta del suo padrone nel Wyoming con un furetto morto in bocca. Furono così riscoperte poche decine di esemplari ancora in vita, dalle quali si iniziò un programma di riproduzione in cattività: grazie a questo faticoso processo, fino a qualche tempo fa si potevano contare circa un migliaio di esemplari liberati allo stato selvatico tra Dakota del Sud, Arizona e Wyoming (nel 2013 si stimavano esattamente 1200 esemplari divisi in 4 diverse colonie).

Senza cani della prateria i furetti non hanno scampo

Ma le sventure nella puzzola americana, purtroppo, non sono terminate: i furetti dai piedi neri, infatti, si cibano quasi esclusivamente di una preda, ovvero dei cani della prateria. Questi piccoli roditori, della stessa famiglia delle marmotte, stanno diminuendo anno dopo anno, a causa di un’epidemia di peste. A farne le spese sono però anche i furetti, che restano infatti senza cibo. La soluzione trovata dall’Agenzia statunitense per la tutela della fauna selvatica è alquanto originale: dei droni dovrebbero sganciare dai cieli sopra alle praterie delle pasticche al gusto di arachidi, contenenti un vaccino per la peste selvatica. Queste pioggia di caramelle potrebbe andare a salvare le popolazioni di cani della prateria, che così, seguendo il normale ciclo della natura, sfameranno ancora una volta le puzzole americane.

Al via la progettazione dei droni

Per il momento la soluzione è ferma allo stato progettuale: per dare il via all’iniziativa, infatti, si devono prima realizzare dei droni in grado si sparare pasticche in tre direzioni diverse, così da coprire aree da 80 ettari ogni ora. Per quanto strampalata, però, questa è l’unica via per salvare ancora una volta dall’estinzione i rarissimi furetti dai piedi neri. Già nel 2006, del resto, 2800 ettari di colonie di cani della prateria del Sud Dakota sono stati cosparsi di insetticida a scopo di profilassi.

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